Cronaca

PAESE E CRISI - I poveri hanno poco ma sono tanti. La logica perversa per salvare l'Italia

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Spesso dovremmo ricordarci di un antico slogan di Kennedy, in occasione della sua campagna elettorale all’inizio degli anni Sessanta, che recita: “non chiederti cosa l’America può fare per te, chiediti cosa tu puoi fare per l’America”.

Che cosa, in altri termini, abbiamo fatto noi tutti per l’Italia e quale impegno abbiamo profuso per far andare meglio le cose di questo mondo. Ma si potrebbe pure rispondere, cinicamente, con una battuta del comico Groucho Marx: “Vorrei tanto fare qualcosa per i posteri, ma poi mi chiedo cosa i posteri abbiano fatto per me”!!!

Probabilmente di fronte a questi due estremi potremmo collocare i guai della moderna società civile, in un sistema politico che rispecchia l’andazzo generale per cui, tra una diretta responsabilità individuale con cui ci misuriamo e la volontà di esonerarsi di ogni peso, tanto alla fine ogni mio comportamento potrà dare i suoi risultati solo col passare del tempo, preferiamo dare addosso su altri e intanto conservare i sia pur piccoli tornaconti immediati. Eppure le difficoltà in atto non potranno essere superate se non con una crescita di consapevolezza collettiva, di prese di posizioni riflettute e ragionate a lungo per estenderle poi, con una diversa cultura, a chi voglia impegnarsi civilmente. Le scelte vanno sostenute con consapevolezza e senza alcuna paura, nonostante gli ostacoli, i momenti di sconforto e le difficoltà insite in ogni problematica.

Attrezzarsi ad accettare anche la naturale inesorabilità dell’esistente per riuscire a mantenere sempre una concezione del significato di grazia della vita stessa. L’attesa che possa arrivare la bacchetta magica del potere pubblico in grado di donarci un mondo migliore a cui ciascuno di noi tende, tranne poi ad averne una propria particolarissima visione, non produrrà mai utili risultati.
E’ da ipocriti lamentarsi di mancati provvedimenti da parte delle Autorità competenti, protestare, e poi far parte di gruppi di pressione che bloccano tutto in quanto i rimedi attuati toccano i propri interessi che, con sofismi giuridici, si cerca di tutelare con la tattica del rinvio (tanto un rinvio non si nega a nessuno), pur di eludere il fastidio. Infatti nel tentativo di calmare l’ondata anti-casta che sta montando nel Paese, si torna ad assicurare tempi rapidi per il taglio delle indennità di deputati e senatori che riguarderanno anche i parlamentari eletti in questa legislatura.

L’Italia pare debba salvarsi sulla pelle dei lavoratori, dei lavoratori pensionandi e pensionati, oggi e subito. Così ci dicono. Ed in effetti la filosofia è: i poveri hanno poco, ma sono in tanti!!! Intanto abbiamo una duplice grave emergenza, nella crescita e nella distribuzione. Molti italiani fanno sempre più fatica ad arrivare alla fine del mese perché l’Italia fa sempre più fatica ad essere competitiva nel mondo.
La scarsa produttività riduce la quota di mercato di ciò che l’Italia produce e restringe il prodotto totale che essa è in grado di distribuire. E quegli stessi fattori che frenano la produttività – privilegi, rendite, poteri di blocco di cui godono tante categorie – fanno sì che a pagare il conto della mancata crescita e della maggiore inflazione siano soprattutto le poche categorie non protette. Ma anche in questo caso le liberalizzazioni, a parole, hanno trovato ostacolo dalle forze delle lobby che si stanno rivelando capaci di paralizzare tante scelte. Quanta delusione!

Una certa Comunità si indigna perché il sistema politico non riconosce meriti e favorisce le clientele, ma appena c’è l’occasione di raccomandare e raccomandarsi si corre alla ricerca del santo protettore che è lo strumento fondamentale per potersi inserire, far carriera; pertanto conta molto l’appartenenza a gruppi potenti, sia di tipo partitico, religioso, professionale o peggio altro. La ricostruzione di un tessuto sociale che deve cercare da sé di trovare il modo per poter guarire da mali endemici, diventa sempre più necessaria. Si potrebbero esercitare diritti, avendo le carte in regola, per stare al passo con i tempi e mettersi al servizio della collettività senza essere costretti ad essere autoreferenziali.

Potrebbe migliorare l’immagine del posto in cui viviamo, rendendolo idoneo al dialogo costruttivo per affrontare problemi concreti piuttosto che girare a vuoto attorno ai massimi sistemi o a minimi interessi di questo o quel gruppo. Infine la competenza – oggi tanto calpestata, come si può ricavare da tante promozioni di presidenti di consigli di amministrazione di organismi statali e parastatali, dalla ripartizione delle direzioni generali per le aziende sanitarie nazionali – potrebbe risollevarci dalla disgregazione nefasta che ci attanaglia, in cui la coscienza dei singoli progressivamente si scinde da quella collettiva; forse eviteremmo crisi e violenza, con la conseguente tendenza alla dissoluzione dei meccanismi di appartenenza a gruppi e istituzioni capaci di rendere stabili la propria coesione interna e di gestire le proprie trasformazioni. (G.D’Oria)