NARDO' - Alberi, sostanza e metafora di un ambiente urbano più curato e vivibile per tutti i cittadini e gli ospiti della città.
“A coloro che verranno” è il titolo della bellissima poesia di Bertolt Brecht che recita “Quali tempi sono questi, quando discorrere d'alberi è quasi un delitto, perché su troppe stragi comporta silenzio!”. Questa premessa sullo stato d’animo di sospensione e incertezza della condizione dei nostri tempi mi pare quanto mai opportuna per cominciare a parlare della questione, considerata “secondaria” se non marginale, della gestione del verde pubblico a Nardò. Sappiamo tutti, ormai, che è avvenuto il passaggio di gestione del verde urbano e con tale cambio ci si auspica, come è logico, che ci sia possibilmente un miglioramento del servizio.
Il passato del servizio lo conosciamo e ognuno potrà eventualmente tracciare un suo bilancio. Malgrado la conduzione non sempre semplice e alcuni passaggi del tutto problematici, si è sempre cercato di lavorare sulla valorizzazione delle risorse, a partire dalla tutela del patrimonio vegetale gestito. Ciò, benché siano stati tanti i problemi, a partire dalla carenza di una qualificata struttura tecnica di coordinamento e controllo in seno all’amministrazione comunale. Sino ad oggi, tale carenza è stata compensata dalla professionalità interna all’impresa appaltatrice, ma siamo anche testimoni che ciò non sia stato sufficiente, a causa della mancata armonizzazione di visioni condivise con l’ente appaltante, oltre che per strutturali carenze programmatiche e operative.
Ma più di tutto, in questi anni passati, si è cercato di accrescere un patrimonio soprattutto tecnico-culturale, condotto in silenzio e fatto di conoscenza, responsabilità ed umiltà, che spero non vada disperso in futuro. Sarebbe, infatti, una grave sciagura, oltre che un segno di grande superficialità amministrativa!
Il verde urbano è un sistema complesso, il più complesso, per il fatto stesso di essere composto da esseri viventi, e come tale andrebbe gestito. Purtroppo, il livello di consapevolezza degli innumerevoli benefici apportati dalla vegetazione alle città è ancora lontana dal realizzarsi, non solo tra la popolazione ma soprattutto, spiace dirlo, a livello dei decisori. Sono invece eccessivamente sentite le responsabilità per eventuali incidenti dovuti ad alberi che dovessero cadere o rompersi. Così, potrebbe capitare che si ordinino delle operazioni di “messa in sicurezza” del tutto affrettate e opinabili, se non preventivamente valutate da figure tecniche competenti e specializzate del settore, ai quali andrebbe demandata la responsabilità della qualità statica degli alberi. Le immotivate potature drastiche condurrebbero invece solo alla rovina delle piante, rendendole inutili sotto il profilo ambientale oltre che brutte sotto quello ornamentale. Per evitare tutto questo, mi auguro che nel nuovo anno venga migliorato e potenziato, sotto il profilo della qualità e della responsabilità qualificata, il servizio del verde pubblico della nostra città.
Spero che le mie preoccupazioni per il futuro del verde urbano di Nardò risultino davvero immotivate e che la città possa continuare ad essere orgogliosa del suo verde, un “corredo” prezioso fatto di alberi sani, sicuri e belli, che pochi altri centri urbani del Salento possono vantare, frutto di una gestione che, sino ad oggi, è riuscita in una combinazione, non casuale, di professionalità, operatività e imprenditorialità. In altre parole, penso ad alberi concepiti come sostanza e metafora di un ambiente urbano più curato e vivibile per tutti i cittadini e gli ospiti di Nardò, al sicuro dalla deleteria pratica delle capitozzature e dei nefasti arboricidi immotivati. La dilagante psicosi dei “cambiamenti climatici”, tirati in ballo con troppa facilità, che si sta diffondendo un po’ ovunque, senza riflettere abbastanza a fondo sul paradosso di come siano proprio gli alberi a mitigare gli eccessi climatici la dice lunga di quanta strada dobbiamo ancora compiere in termini di una, molto sbandierata, ma poco praticata, vera consapevolezza ambientale.
Bruno Vaglio (Agronomo)