NARDO' - Una persona a cui sta molto a cuore la sorte di Sant'Isidoro ci manda un ritaglio del periodico d'informazione. E' un notiziario sull'ambiente urbano e l'ecologia. Parla della Puglia e di questi nuovi impianti di compostaggio da realizzare. Leggete e parlatene tutti: serve assolutamente capire di più.
QUI PER LEGGERLO SUL SITO D'ORIGINE: Puglia, quello che non viene detto sui due nuovi impianti di compostaggio regionali.
Le cronache riportano erroneamente che i due nuovi impianti di compostaggio saranno a digestione aerobica, quando in realtà saranno a digestione anaerobica e per di più con recupero energetico. Una differenza di grande rilievo, per diverse ragioni.
C'è un aspetto tutt'altro che irrilevante nel progetto sui due nuovi impianti di compostaggio che sorgeranno in Puglia.
Mercoledì 30 maggio, la Regione guidata da Michele Emiliano ha comunicato di aver individuato i siti in cui sorgeranno le due strutture, che si aggiungeranno alle cinque già attive oggi: una nascerà tra Nardò e Soleto in provincia di Lecce, la seconda verrà costruita nel foggiano. La scelta è stata effettuata tra una lista di 21 possibili siti, relativi ai 17 comuni che avevano partecipato all'avviso pubblico per manifestazione d'interesse, pubblicato dalla regione a dicembre 2016.
Ebbene le cronache riportano erroneamente che i due nuovi impianti saranno a compostaggio aerobico, quando in realtà saranno a digestione anaerobica e per di più con recupero energetico, cioè con una tecnologia capace di sfruttare sotto forma di energia e calore i biogas derivanti dallo stesso processo di compostaggio. Una differenza di grande rilievo, come spiega ad Eco dalle Città Vito Antonacci della rete Zero Waste Puglia, che non è affatto convinta della bontà del progetto. "La prima cosa su cui abbiamo obiettato già a partire dall'avviso pubblico è la mancanza di libera scelta da parte dei comuni sulla tipologia di impianto da ospitare, visto che la regione, come si può leggere nelle carte, ha puntato da subito esclusivamente sulla digestione anaerobica con recupero energetico, andando contro tutti i principi di trasparenza e partecipazione alle scelte che riguardano le comunità e i territori. Inoltre i digestori anaerobici a livello d'investimento sono più costosi degli impianti di compostaggio aerobico, pertanto non si capisce perché la Regione debba investire di più, sempre che il vero fine sia quello del recupero massimo di materia e cioè il compost, invece che utilizzare quei soldi in altre strutture per completare il ciclo dei rifiuti o che favoriscano l'economia circolare tipo centri di riuso o altro.”
Gli impianti saranno realizzati con fondi pubblici sotto la regia dell'Agenzia regionale, che da soggetto attuatore lancerà bandi e gare. Come beneficio i comuni potranno avere eventuali royalties che potranno assumere la forma di sconti tariffari.
“Anche se quelli aerobici sono poco più grandi di quelli anaerobici – prosegue Antonacci – non ci sarebbero ostacoli alla loro realizzazione. La Puglia ha tanto terreno agricolo dove posizionarli al meglio e senza che impattino sul territorio. Le motivazioni che la regione adduce per la sua scelta puntano sull'impatto odorigeno, ovvero sulla puzza dovuta alle emissioni. In realtà l'impatto odorigeno si risolve con tecnologie atte ad abbatterlo, come quelle che la Tersan, il più grande impianto di compostaggio aerobico di Puglia, ha adottato da un po' di anni a questa parte”.Un altro nodo della vicenda è che se l'interesse della regione è anche quello della produzione energetica “qualcuno potrebbe non essere attento alla qualità del materiale in ingresso negli impianti, fondamentale per la produzione di compost di qualità in uscita. Se il compost riveniente dalla digestione anaerobica non sarà molto appetibile dal mercato, andrà certamente in discarica con un aumento notevole dei costi per le comunità”.
“A questo proposito – conclude Antonacci - ciò che salta all'occhio è la mancanza di un vero piano per incentivare l'uso del compost in agricoltura, pratica necessaria per i nostri territori che sono a rischio desertificazione. Le nostre terre, specie nel Salento, hanno bisogno di apporto di carbonio organico, il compost riveniente da compostaggio aerobico ne è decisamente più ricco, pertanto sarebbe bene che cominciassimo subito a correre ai ripari, specialmente nelle zone colpite da Xylella".