Cronaca

Il "NO alla plastica" facciamocelo dire da gente seria e meritevole di ascolto

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NARDO' - Il 19 Aprile a Roma migliaia di giovani si incontreranno con Greta Thunberg consapevoli che il nostro pianeta può degenerare in tempi brevissimi e ci invitano tutti ad uscire dalle nostre torri e a guardare la terra in cui viviamo come qualcosa che scorre e che può anche morire se non impariamo a prenderla costantemente in cura.

Questi giovani ci stanno gridando in faccia che la problematica dell’ecologia riguarda tutti, non è una corrente di pensiero tra le tante, e ci invitano ad avere la consapevolezza della responsabilità delle nostre scelte quotidiane molto prima dei nostri orientamenti.

Greta e tanti giovani ci vogliono fare guardare fuori dal cortile e dall’individualismo in cui ci siamo cacciati e vogliono portarci a vedere il baratro che abbiamo spalancato con le nostre stesse mani. Quello che sta succedendo in tante piazze d’Italia e nel mondo è una battaglia sulle tematiche ambientali e qualità della vita che riguardano tutti e , vuole allontanare il qualunquismo delle frasi fatte e chiede aiuto alla comunità scientifica per analizzare e trovare le soluzioni.

I giovani italiani vogliono cambiare la politica in un ottica globale pensando contemporaneamente ai rifiuti di plastica presenti nel nostro mare e nelle nostre campagne e alla morte della balena con la pancia intasata da chili di plastica.

Mi preme raccontare qualcosa che raramente si trova scritta nei libri di storia. Quanti conoscono il nome “ chemiurgia “?

Il primo a inventare questo nome negli inizi del novecento è stato l’agronomo George Washinton Corver che scoprì nei laboratorio in Alabama che dal guscio delle arachidi si potevano ottenere dei pannelli adatti per l’edilizia e che le proteine nella stessa arachide potevano essere trasformate in fibre.

Poi nel 1934 il chimico William J. Hale suggeriva agli agricoltori di non concentrarsi solo sull’aspetto alimentare del loro lavoro , ma di produrre anche materie prime naturali come cellulosa, amido e lignina.

In un intervento apparso sul New York Times nel 1925 Henry Ford dichiarava: “ Il carburante del futuro sta per venire dalla frutta, dalle mele, dalle erbacce , dalla segatura, ecc. C’e un combustibile in ogni materia vegetale che può essere fermentata e garantire alimentazione. C’è abbastanza alcool nel rendimento di un anno di un campo di patate utile per alimentare una macchina necessaria per coltivare i campi per un centinaio di anni”. Lo stesso Ford presentò la Hamp Baby Car , una macchina alimentata esclusivamente da canapa distillata ( etanolo di canapa) , con impatto sull’ambiente pari a zero

Tutto questo avveniva in America in piena crisi degli anni trenta dove i granai erano pieni di prodotti invenduti e milioni di agricoltori ridotti in miseria.

Per cui, già in quel tempo c’era la materia prima e tanti studi era stati fatti . Sembrava che la chemiurgia avrebbe fornito al mondo materie prime rinnovabili , un carburante non difficile da recuperare ad impatto zero e un economia capace di rispettare i bisogni di chi consuma e dell’ambiente che lo circonda.

Tuttavia , di fronte allo sviluppo della chemiurgia si impose e vinse il più grande conflitto di interesse che la storia moderna abbia mai vissuto. La chemiurgia sparì e con la morte di Henry Ford anche la Hamp Baby Car.

Il carburante a base di canapa fu screditato dalle potenti industrie petrolifere e purtroppo prevalse e prevale ancora l’industria petrolifera che prevede quasi esclusivamente l’impiego di materiale sintetico, derivato dal petrolio e dai combustibili fossili che è difficile se non impossibile da smaltire.

La nostra generazione ha scientificamente ignorato tutti gli studi degli anni trenta che suggerivano l’impiego delle fibre vegetali e ha prodotto la maggior parte degli oggetti in commercio fatti di plastica derivata dal petrolio la quale oltre a non essere biodegradabile ha bisogno di additivi per la maggior parte nocivi per ottenere delle caratteristiche ben precise come la colorazione, la durezza o la capacità di assorbire i raggi ultravioletti.

Siamo schiavi del consumo al giorno di novanta milioni di barili di petrolio per fare funzionare macchine, produzione e commercio e per produrre milioni di tonnellate di rifiuti di plastica che , ripeto, compongono soprattutto il vortice di spazzature che ha ormai invaso fiumi, mari, le nostre spiagge e le nostre città.

Leggo che Greta incontrerà durante questa Settimana Pasquale Papa Francesco e il Presidente del Senato. Ha dichiarato: “ La crisi climatica non va in vacanza. Neanche noi “ e poi “ Fate presto, la Terra è come Notre Dame, sta crollando “.

Ne approfitto per fare gli auguri a tutti per una Pasqua di Resurrezione e di Pace.

P.S. Se durante il picnic di Pasquetta troviamo a terra un oggetto di plastica, raccogliamolo. E’ un piccolo ma significativo gesto.

Pantaleone Pagliula