Cronaca

L’accoglienza dei migranti come fatto di civiltà e integrazione

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CHE LEZIONE DA AVETRANA!
COMUNITA’ LABORIOSA, ORGOGLIO DEL NOSTRO PAESE

Qualche giorno addietro 73 migranti pakistani, tra adulti e 19 minorenni, sbarcati sulla spiaggia di Torre Colimena (Manduria), sono stati accolti e rifocillati dalla popolazione di Avetrana che, senza guardare al colore della pelle (e, verrebbe di dire … al loro credo politico e religioso), non hanno esitato a portare loro viveri e abiti, incontrandoli allo stadio di Avetrana.  Messo a disposizione dal vicesindaco in quanto buona struttura, capiente e dotata di servizi. Sin qui la notizia. In tutto cinque ore di sosta per i migranti di Avetrana, prima di essere affidati a Frontex per condurli nell’hotspot di Taranto. Cinque ore che hanno definito il carattere italiano in fatto di accoglienza. E con una coda di cronaca non meno importante e che riduciamo all’osso, per dire che il protagonista dell’iniziativa di soccorso è stato il vicesindaco (lista centrodestra) con l’aiuto di un consigliere dell’opposizione. Forse non c’è bisogno di fare nomi. Senza clamore e dandosi semplicemente da fare per fronteggiare la situazione.

Sono del tutto convinto che la stessa cosa avrebbero fatto i cittadini delle seguenti città:  Marsala, Caltagirone e Modica  in Sicilia; Alghero, Nuoro e Villacidro in Sardegna;, Castrovillari. Molochio e Crotone in Calabria; Basilicata, Molise, Abruzzo e Campania messe assieme e, andando direttamente al nord, nei feudi salviniani delle montagne venete, tutte le montagne che da ragazzi recitavamo “Macongrapenalerecagiù”, in Lombardia e Piemonte, la stessa Liguria, in attesa della “presa di possesso” dell’Italia del Centro con tanto di  Lazio, Marche, Umbria, Toscana ed Emilia Romagna. Insomma, l’intero Stivale.

Tutto ciò per significare che tanti cittadini  (ergo, la “maggioranza“!) non “ rispondono” ai loro governanti, dai quali forse sono un po’ soggiogati, ma non sino al punto di non avere uno scatto d’orgoglio o un comune sentire. Quello di andare in soccorso di chi ha bisogno, senza tanto chiedersi se quell’arrivo ha tutti i crismi della regolarità. C’è tempo per ragionare anche su questo. M’è scappato di dire “ragionare”; di questi tempi verbo tanto sconosciuto quanto disprezzato. Però, ditemi come si fa a non accogliere ( e salvare) la gente in mare! E criminalizzare le navi ONG accusate di traffico di esseri umani!  E voler distruggere, riducendone i fondi,  gli Sprar,sin qui importante postazione  dell’accoglienza.

Alternativamente, detti governanti (ovvio, dico di Salvini) di fronte a tanta “disobbedienza” dovrebbe porsi il semplice dubbio come mai il suo piffero magico stavolta non abbia funzionato, e chiedersi se non sia in presenza di una inaspettata insubordinazione. Poi, memore di aver preso il 34% alle Europee si è rassicurato. In fatto di rassicurazioni , poi, c’è quella certificata riguardante il povero Di Maio che, quando ha visto apparire sul display il numero di Salvini “che gli proponeva la pace”, ha avuto la stessa reazione di quell’innamorato folle sempre respinto che un giorno (finalmente!) riceve la telefonata della sua irraggiungibile amata. E’ svenuto per la felicità e, senza forza per l’emozione, ha chiuso gli occhi e si è detto disposto a cedere tutto a Salvini,  come lui soltanto sa come fare (cedimento sul codice degli appalti, con corruzione incorporata,  silenzio suo e del ministro M5S Bonafede sul vergognoso attacco di Salvini a tre magistrati (donne), realizzazione del TAV, cosa che potrebbe spaccare in quattro i Cinquestelle.

Per fortuna c’è Avetrana e la sua gente che agisce con civiltà e rispetto. Non la si ricorda soltanto per la povera Sara e zio Michele, ma come una comunità laboriosa che riscatta il nostro Paese,  chiuso e irretito. A questo punto, crediamo più come frutto malato della propaganda e del “falso in atto pubblico”. Basta guardarlo (e ascoltarlo). Intendo, Salvini. Osservatelo. Ama snocciolare i temi agitando le dita delle mani, dal pollice al mignolo,  per dire ogni volta a chi Lui guarda e s’interessa: prima e sempre gli “Italiani(!), poi i poliziotti, i carabinieri, gli armaioli, la gente che lavora, quelli che spengono gli incendi, quelli che scavano i tunnel, quelli che fanno il pane di notte, quelli che si spezzano la schiena, quelli che offende (i magistrati). Le dita sono soltanto dieci e va bene così! In ogni caso non avrebbe avuto la possibilità di mettere nel mazzo la “disobbediente” Avetrana.

LUIGI NANNI