Cronaca

La vicenda (infinita) tra i dirigenti comunali e l'Amministrazione. Dopo tre anni sappiamo chi dovrà affrontare la questione

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NARDO' - Si fa avvincente la sfida giudiziaria tra i tre dirigenti del Comune di Nardò e la stessa Amministrazione comunale: la palla torna al Tar, così ha stabilito adesso il Consiglio di Stato.

Ma c’è anche un aspetto inquietante dell’intera vicenda: la Giustizia Italiana impiega quasi tre anni per stabilire di chi sia la competenza perché la questione venga affrontata e discussa.

I fatti recenti, intanto, sono questi: nel gennaio del 2018 il Tar di Lecce si pronuncia sul ricorso impiantato nel 2016 dai dirigenti comunali che contestano la "macrostruttura" burocratica rivista e corretta dall'Amministrazione comunale. Ma il Tar di Lecce sentenzia che la competenza spetta al Tribunale ordinario, dichiarando così inammissibile il ricorso dinanzi al Tar per difetto di giurisdizione.
Così la partita passa al Giudice del Lavoro che lavora, appunto, per l’istruzione della nuova causa. E così i legali delle parti, l’avvocato Paolo Gaballo per il Comune e la docente universitaria ed avvocato Gabriella De Giorgi per i tre dirigenti.

Intanto proprio De Giorgi propone appello al Consiglio di Stato per conto dei suoi assistiti. E così arriva la sorpresa: i giudici di Palazzo Spada accolgono il ricorso e stabiliscono, una volta per tutte, che la sentenza impugnata (quella del Tar) deve essere riformata. Praticamente si torna indietro, in un ping-pong sfiancante. Ed ora a decidere dovrà essere, finalmente, il tribunale amministrativo. La vicenda inizia nel luglio 2016 quando l’Amministrazione di Pippi Mellone “ridisegna” l’apparato burocratico valorizzando oltremodo un dirigente chiamato da un altro Comune e ridimensionando ruoli e mansioni dei tre ricorrenti.