NARDO' - Mi sono sentito in dovere di scrivere queste poche righe sul dramma dell'Amazzonia.
La Foresta Amazzonica brucia. Il polmone del nostro Pianeta non respira più colpito da oltre 18 giorni da migliaia di incendi che avranno un impatto catastrofico anche sulle nostre vite.
Gli amici brasiliani che ho conosciuto durante la mia permanenza di qualche anno fa a Manaus e nella foresta Amazzonica, mi hanno chiesto di dare voce alla loro triste e drammatica situazione che sembra lontana da noi ma alla quale siamo legati per il nostro destino e quello dell’intero Pianeta.
E’ risaputo che la lotta che facciamo contro i cambiamenti climatici ha tra i suoi più validi alleati la Foresta Amazzonica che costituisce uno degli ecosistemi più importanti per la vita sulla Terra. E’ un processo naturale che è in grado di mitigare notevolmente gli effetti disastrosi dell’inquinamento ambientale.
La Foresta Amazzonica è considerata uno dei polmoni verdi del nostro pianeta poiché da sola produce il 20% dell’ossigeno presente nella nostra casa comune con altri popoli che è l’atmosfera. L’Amazzonia che brucia è una catastrofe naturale che non riguarda solo i miei amici brasiliani ma che coinvolge da vicino ognuno di noi.
Per cui anche l’Italia, come il resto del mondo , deve fare i conti con i danni causati da questo incendio e dalla graduale deforestazione da anni in corso e che, ripeto, sta dando un colpo terribile alla scarsa lotta in atto contro il cambiamento climatico che viviamo quotidianamente.
L’appello lanciato dal Papa e dai Cardinali e Vescovi degli stati che hanno pezzi di territorio compresi nella Foresta Amazzonica ( Alziamo la voce per l’Amazzonia ), dagli ambientalisti , le università e gli indigeni brasiliani è rivolto ai leader politici e ai popoli di tutto il mondo perché prendano coscienza di quello che sta accadendo nella Foresta Amazzonica e poi contro il presidente del Brasile Bolsonaro che nelle sue dichiarazioni continua a minimizzare la gravità della situazione.
Le piaghe da sempre della Foresta Amazzonica che stanno favorendo questi incendi sono in primo luogo lo sterminio e la calpestazione dei diritti umani degli indigeni nativi che abitano nelle foreste e la deforestazione che ogni minuto che passa costa mediamente un area equivalente a tre campi di calcio.
Purtroppo in Brasile con l’insediamento a gennaio del Presidente Bolsonaro l’erosione delle foreste ha subito una brusca accelerata poiché il suo governo ha ridotto le confische di legname e le condanne per crimini ambientali, ha tolto il fondo nazionale dell’Indio e indebolito il Ministero dell’Ambiente Brasiliano, ridotto i controlli sullo sfruttamento economico dell’Amazzonia, favorito gli interessi minerari e agricoli delle multinazionali e dato il via libera a numerosi pesticidi altamente velenosi e dannosi.
Il nazionalista Bolsonaro ha limitato i diritti delle popolazioni indigene cancellando molti conquiste già ottenute negli anni precedenti e ha favorito gli interessi delle multinazionale provenienti da molte parti del mondo.
Le parole d’ordine, la comunicazione, molti esempi di relazionarsi soprattutto con i social del Presidente Bolsonaro hanno lo stesso tratto e la stessa strategia che lo accomuna alla nuova destra in crescita sia in Sud America che in Europa.
Non adottando o cancellando misure adeguate a favorire la salvaguardia delle foreste ha favorito una nuova corsa all’oro e molte grosse aziende che producono legno, olio di palma, allevamenti di bestiame e soia .
I satelliti INPE dello stesso Istituto Nazionale di Ricerche Spaziali del Brasile hanno mostrato e fatto vedere che vi è stata una crescita del 278 % della deforestazione solo rispetto al luglio del 2018 equivalente a un area pari al doppio di quella occupata dalla città di Roma.
Tutti noi,insieme agli stati da cui provengono le multinazionali che operano in Brasile, i marchi come Dominos, Next, Ferrero, Sports Direct, ecc. ecc. siamo in un concorso di colpe. La pseudo innocenza ha un prezzo e ognuno di noi nella nostra corsa sfrenata e irreversibile per il consumismo e lo spreco non può fare a meno e purtroppo ha sempre più bisogno di uno spicchio di questa grande e ricca torta verde che si chiama Foresta Amazzonica.
In questo momento migliaia di donne indigene sono presenti nella capitale del Brasile per protestare contro le politiche del Presidente Jair Balsonaro che continua ad essere appoggiato dalla nuova destra europea. E’ da sottolineare che il figlio di Balsonaro, Eduardo, è stato ricevuto nel mese di Aprile dal sovranista Matteo Salvini che, con in testa il berrettino della Polizia di Stato, pare abbia donato in quella occasione al governo brasiliano la legge sulla legittima difesa contribuendo a legittimare i latifondisti brasiliani persino ad uccidere.
Pantaleone Pagliula