Cronaca

UNA TESTIMONIANZA CONTRO I CERCATORI D’ORO E I NARCOTRAFFICANTI - Nelle giornate del Sinodo

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NARDO' - "Una testimonianza condivisa durante le mie giornate a Roma sui cercatori illegali d'oro e sui narcotrafficanti in Amazzonia. Testimonianze purtroppo importanti e poco pubblicizzate". Lelè Pagliula ci scrive da via della Conciliazione a Roma dove viene fotografato con Padre Fernando, missionario in Amazzonia e con un capo di una comunità di Indios.
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Nelle giornate del Sinodo per l’Amazzonia Casa Comune che si sta tenendo in questi giorni al Vaticano, è importante condividere la  testimonianza  del  Padre Comboniano Aldo Pusterla  riguardante la sua decennale battaglia, nella parte della foresta Amazzonica facente parte dell’Ecuador, contro i cercatori illegali di oro e contro i narcotrafficanti.

La ricerca illegale dell’oro è molto diffusa in Amazzonia dove i garimpeiros, cercatori d’oro, devastano migliaia di ettari di foresta e inquinano i fiumi soprattutto con il mercurio e l’arsenico che sono gli elementi chimici  usati comunemente per estrarre il metallo prezioso.

Purtroppo ognuno di noi ,inconsapevolmente, con la nostra fame di gioielli e con l’uso di oggetti che contengono questo minerale, getta quotidianamente una goccia di benzina nelle fiamme che stanno soffocando il più grande polmone verde del nostro pianeta.

 Più acri di foresta si tagliano e più oro e cocaina si ottengono per il consumo nei paesi ricchi.

La foresta pluviale amazzonica si sta trasformando nella California della corsa all’oro del 1850 e in comune ha la distruzione  del territorio e la cacciata e molto frequentemente morte degli indigeni che la abitano.

Quello  che lega il disastro ambientale che si sta consumando in Sud America e tutti noi è il nostro smartphone o meglio il sottile filamento d’oro che al suo interno ci permette di raggiungere  ogni angolo del mondo e di viaggiare  sul web.

Piccole correnti elettriche attraversano i nostri cellulari  o i computer, soprattutto portatili  e  a portare questa corrente è l’oro che è un ottimo conduttore e resiste alla corrosione. Se sommiamo tutte le pagliuzze di oro che compongono i conduttori elettrici del miliardo e mezzo di smartphone  venduti in un anno in tutto il mondo raggiungiamo una cifra da capogiro : solo nel 2018 non meno di 335 tonnellate di oro che per la maggior parte proviene dall’Amazzonia.

Nel solo Brasile a causa della estrazione dell’oro e delle migliaia di incendi  scompare una area equivalente a un campo di calcio ogni minuto.

Oltre alla devastazione ambientale , il mercurio e l’arsenico, usati come amalgama per separare l’oro dagli elementi di scarto , contaminano l’acqua  e i frutti della natura che forniscono da sempre l’alimentazione delle popolazioni che vi abitano . Ricercatori internazionali  hanno trovato alti livelli di mercurio nelle persone, soprattutto indigeni,  che vivono in quelle zone che soffrono  gravi patologie al sistema nervoso , digestivo e immunitario .

Il Presidente Bolsonaro ha limitato le leggi di tutela ambientale del Brasile e sta aprendo ulteriormente l’Amazzonia alle multinazionali dell’estrazione mineraria .

Oltre a questo negli ultimi dieci anni sono state distrutte  il 30 % delle aree tra Honduras e Guatemala per fare spazio ai ranch dei narcotrafficanti che si  stanno moltiplicando sempre  di più  a scapito di interi polmoni verdi in cui vivono da millenni le popolazioni indigene . I cartelli del narcotraffico riciclano il denaro sporco dei loro proventi acquistando per pochi soldi i  terreni nella foresta , cacciano e allontanano  gli indigeni che vivono da sempre  in modo sostenibile distruggendo  gli ecosistemi e le biodiversità.

I popoli indigeni e le comunità della foresta, in questi giorni del Sinodo , chiedono  aiuto a Papa Francesco per avere  il diritto di vivere e amministrare le loro terre, proteggere le acque dei loro fiumi e soprattutto conservarli   per i propri discendenti.

A Maranhao e in altri stati dell’Amazzonia la maggioranza delle uccisioni per conflitti di terre e risorse umane rimangono  irrisolte e da tempo i Vescovi brasiliani chiedono che venga riconosciuto come martire il missionario comboniano Ezechiele Ramini ucciso nel 1985 mentre era impegnato a difendere i diritti delle comunità cacciate dalle loro terre. Tutte le persone che in quegli anni  lottavano  con lui sono state   man mano arrestate o ammazzate .

Secondo dati che ho appreso al Sinodo solo nel 2018 almeno un milione di persone, soltanto  in Brasile, sono state  coinvolte nei conflitti per la terra con un aumento del 37% rispetto al 2017.

Durante la mia permanenza dieci anni fa a Manaus ho conosciuto uno di quei martiri  Padre Ruggero Ruvoletto che dopo pochi giorni dal mio rientro in Italia è stato trovato vicino al suo letto  colpito alla nuca da un proiettile.

L’unica sua colpa era quella di avere partecipato a  manifestazioni  per chiedere maggiore sicurezza per gli indigeni cacciati dalla foresta , parcheggiati nella periferia di Manaus e  resi schiavi dalla criminalità .

 La nostra generazione  non può  continuare  ad  assistere  al più grande disastro ecologico della storia e alla eliminazione graduale degli indigeni guardiani delle loro terre e difensori della loro identità.

La nostra più importante azione deve essere quella di portare alla conoscenza, soprattutto delle nuove generazioni , di tutto quanto sta avvenendo in Amazzonia  con la consapevolezza di  un comune senso del destino e con la certezza che qualunque cosa che accade nel Pianeta ci tocca da vicino e ci  spinge  a reagire e ad alzare la voce.

Pantaleone Pagliula