NARDO'/BARI - Finché si chiudevano gli ospedali per pareggiare il bilancio e ottimizzare l'offerta della sanità in Puglia nulla quaestio, ci poteva anche stare. Ma ora, momento in cui la politica mercanteggia e ottiene che cosa chiudere e che cosa no, viene rivelato il Grande Imbroglio. I dati truccati del 2001 comunicati sotto la gestione Fitto continuano a produrre i loro effetti. I report taroccati con cui venne decretata la fine dell'ospedale di Nardò comportano che, oggi, la giunta del compagno Nichi decide per una atto incredibile: le pressioni della politica "salvano" Fasano, Trani e Mesagne ma bocciano Nardò e Conversano, le due città accomunate storicamente dal Guercio di Puglia. Da oggi ci sarà un nuovo guercio da ricordare, molti secoli dopo. (Redazione PdM)
Chiuderanno gli ospedali di Conversano e Nardò. Si aggiungono ai diciannove nosocomi su cui l'amministrazione regionale già aveva fatto calare il sipario. Totale: ventuno. "E' il prezzo da pagare per fare nuove assunzioni" dice il presidente Nichi Vendola. Si salvano invece Fasano, Trani e Mesagne. Mancano sette minuti alle dieci di sera quando si conclude la giunta che approva l'ennesimo regolamento indispensabile per definire le cosiddette linee di attuazione della riorganizzazione della rete ospedaliera. "Era necessario tagliare ancora" aveva raccontato lo stesso Vendola non più tardi di quarantotto ore fa senza avere paura di essere preso a sassate: 800 posti letto, di cui 130 all'interno degli enti ecclesiastici e degli istituti di ricerca, 300 per le cliniche private e 370 gestiti dal pubblico.
La mannaia oltre a calare su Nardò e Conversano, prevede pure il ridimensionamento dei "punti nascita": spariscono le ostetricia di dieci comuni, là dove si contavano meno di cinquecento parti all'anno. Come a Lucera, Ostuni, Manfredonia, Canosa... In zona Cesarini si salvano Grottaglie, Martina Franca, Scorrano. "E' un equilibrio sulla carestia" sottolinea Vendola. Sì, insomma, non è mai piacevole usare l'accetta. Però l'operazione suona come inevitabile se, in cambio, il programma è quello di rimpolpare gli organici delle Asl. "Prima di subito faremo partire i concorsi". Quelli per ingaggiare qualcosa come mille fra medici e infermieri. Diversamente non sarebbe possibile ottenere la deroga al blocco del turn over. Lo facevano notare non più tardi dell'altro giorno i magistrati contabili. Le sezioni riunite della Corte dei conti sottolineavano anche "il netto miglioramento" dell'aria che tira da queste parti a proposito dell'assistenza sanitaria.
Le perdite, tra il 2010 e il 2011, scendono da 331 a 114 milioni di euro; i cosiddetti "costi in convenzione" si riducono di oltre 234 milioni; la farmaceutica ospedaliera registra riduzioni della spesa superiori all'8 per cento (la media italiana sfiora, invece, il 5 per cento), come accade in tre regioni dell'Italia settentrionale: Lombardia, Liguria, Emilia Romagna.
Vendola, orgoglioso, fa sapere: "La verità è che abbiamo fatto in un anno quello che la Regione Toscana ha fatto in dieci anni". Se non è tutto oro quello che luccica, è altrettanto vero che il bicchiere può essere visto mezzo pieno.
"Salvaguarderemo sempre e comunque, la salute dei cittadini. Potenzieremo cioè, i servizi sul territorio. E' accaduto, per esempio, a Massafra. Accadrà a Conversano e Nardo, dove in ogni caso lavoreremo per presentare un'offerta ricca e di alto livello" spiega l'assessore alla Salute, Ettore Attolini. "Ci impegniamo perché dappertutto prendano forma poliambulatori che funzionino" incalza Vendola. Il rivoluzionario gentile non teme eventuali rivolte di piazza e assicura che nessuno lancia bastoni fra le ruote dell'esecutivo: "Tutte le forze politiche hanno condiviso le nostre scelte. Abbiamo ascoltato le comunità, soprattutto, e non i partiti. Tenendo conto delle esigenze di tutti, nella maggior parte dei casi. Ecco perché, volendo tirare le somme di questa esperienza, io non parlerei di chiusure, ma di riconversioni".