Cronaca

TEGOLA - Una sentenza del Tar fa sobbalzare la maggioranza. Ed ora tremano in tanti

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NARDO' - Con una dichiarazione ufficiale il primo cittadino rivela quanto sia difficile ammettere di aver perso una battaglia importante. Quella contro i tre dirigenti Piero Formoso, Anna Maria De Benedittis e Maria Josè Castrignanò. Il Tar di Lecce, infatti, è chiarissimo sull'argomento: il tribunale dichiara improcedibile l'azione impugnatoria per per sopravvenuta carenza di interesse (i tre dirigenti, infatti, non sono più in servizio a Nardò) ma accerta l'illegittimità degli atti approvati dall'Amministrazione perché sussiste l'interesse ai fini risarcitori. Significa che gli atti firmati dalla giunta sono illegittimi e che i tre potranno chiedere un risarcimento al Comune per riduzione di stipendio, diminuzione della pensione che stanno percependo, taglio di eventuali premi di produttività ed altre situazioni. Ricordiamo, inoltre, che tra poco verrà celebrata anche una causa davanti al tribunale del lavoro per lo stesso argomento.
Infine, a riprova che al Comune è andata proprio male, il giudice condanna l'ente al pagamento di 2500 euro (da moltiplicare per tre) per onorario e spese generali. Infine una annotazione: perché il sindaco ribadisce che "gli atti sono stati approvati e condivisi dall'intera Amministrazione comunale" spiegando che non c'è alcuna questione personale? Politicamente, che dichiarazione è? Perché qualcuno dovrebbe pensare che c'è una questione personale tra un sindaco ed i suoi dipendenti? Che cosa ne pensano, di queste dichiarazioni, quanti - in Giunta o Consiglio - hanno votato ed alzato la mano per approvare atti che ora rischiano di dar corso a pesanti risarcimenti? Come è stato gestito l'argomento dei dirigenti dal gruppo politico di Mellone nella campagna elettorale? Tutti spunti utili non solo nelle fasi processuali ma anche per la discussione politica.

Il Tar Lecce si è pronunciato oggi sul ricorso presentato dagli ex dirigenti comunali Piero Formoso, Annamaria De Benedittis e Maria Josè Castrignanò, che avevano chiesto l’annullamento degli atti che nel 2016 modificarono la struttura organizzativa del Comune di Nardò.

“Le dichiarazioni dei dirigenti - dice il sindaco - tentano di buttare fango, ancora una volta, sulla mia figura, facendo finta di dimenticare che gli atti adottati sono stati approvati e condivisi dall’intera amministrazione comunale. Nessuna questione personale, né men che meno una volontà di demansionare i dipendenti, che, infatti, hanno sempre svolto ruoli dirigenziali. L’unica mia promessa, all’epoca della campagna elettorale, era quella di soddisfare le richieste dei cittadini di rendere Nardò una città nuovamente viva e operativa e l’unica “responsabilità” che si può attribuire all’attuale governo cittadino è quello di avere come unico obiettivo quello di rendere più efficienti e funzionali gli uffici pubblici.
Quanto alle pretese risarcitorie, peraltro tutte da provare, dimostrare ed eventualmente quantificare - continua Pippi Mellone - l’amministrazione comunale resta fermamente convinta della bontà del proprio operato, i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti: la città, dopo oltre 40 anni di torpore, è finalmente tornata ad essere viva come un cantiere sempre in opera, grazie alla fiducia che i cittadini hanno riposto, col voto del 2016, e continuano a riporre tutti i giorni, in questa compagine amministrativa”.
La pronuncia odierna nulla cambia, ovviamente, in merito all’attuale struttura organizzativa dell’ente ma solo perché i tre dirigenti sono andati in pensione, due, e uno lavora altrove dopo un trasferimento in altro ente.