NARDO' - Una mucca con febbre catarrale, sequestrato un allevamento. Non è contagiosa per l’uomo e, se ben gestita, nemmeno per il resto della mandria. Ci vorranno, però, sessanta giorni per estinguere il focolaio e dichiarare terminata l’emergenza. Sempre che non vengano scoperti altri casi.
Un episodio analogo venne rilevato proprio a Nardò nel 2017. La blue tongue cioè lingua blu è stata scoperta grazie alle analisi effettuate dal servizio veterinario della Asl su un capo «sentinella». A comunicarlo all’amministrazione comunale il 30 gennaio, come da procedura, è stato il capo del Servizio veterinario della Asl, Salvatore D’Argento.
Una ordinanza del sindaco Pippi Mellone del tre febbraio scorso ha disposto l’applicazione di alcune prescrizioni nei confronti dell’azienda agricola dove è stato riscontrato il fenomeno: sequestro dell’allevamento; censimento ufficiale degli animali, con indicazione per ciascuna specie, del numero di animali già morti, infetti o suscettibili di esserlo; il censimento dei luoghi che possono favorire la sopravvivenza del vettore e che possono contenerlo ed in particolare dei siti propizi alla sua riproduzione; il divieto di movimento, di animali in provenienza dell’azienda ed a destinazione della stessa; il ricovero degli animali in ambienti protetti; il regolare trattamento degli animali con insetticidi autorizzati e all’interno e nei dintorni dei fabbricati di stabulazione; l’abbattimento degli animali che il veterinario ufficiale ritiene necessario per prevenire il propagarsi dell’epidemia; l’incenerimento delle carcasse.
Ora l’intero territorio comunale di Nardò verrà inserito nella zona di protezione per impedire l’espandersi dell’epidemia. In ogni caso non esiste pericolo di contagio per l’uomo.
La malattia, che colpisce anche capre e pecore, è riconoscibile perché si colora di blu la mucosa della lingua degli animali. Il virus non intaccherebbe la qualità della carne ma mette a rischio la sopravvivenza degli esemplari infetti. Da ciò la necessità di tenere in una lunga quarantena gli animali perché si metterebbero a rischio, in caso di epidemia, le greggi composte da migliaia di capi di piccoli ovini.