NARDO' - Riportiamo l'opinione di un nostro concittadino che ci scrive da Roma. Mario Nanni, giornalista parlamentare, capo della redazione politica dell'Ansa, è uno dei più autorevoli cronisti italiani. E' originario della nostra città.
Quando, contro ogni previsione, avendo preso al primo turno circa duemila voti in meno del sindaco uscente avv Marcello Risi, fu eletto sindaco di Nardo’, l’avvocato Giuseppe Mellone dichiarò che sarebbe stato ‘’ il sindaco di tutti’’. ( frase peraltro che ho sentito pronunciare da quasi tutti i sindaci appena eletti).
Ma tant’è.
Questo impegno preso da Mellone, certo in buona fede e di cui non si doveva pregiudizialmente dubitare, richiede però comportamenti conseguenti e coerenti.
Di quel ‘’ tutti’’ fanno parte ovviamente cittadini che liberamente condividono le idee politiche del sindaco Mellone, ma ci sono anche cittadini che quelle idee non condividono però meritano di essere rispettati.
Ergo: se il sindaco Mellone ha ritenuto di commemorare Sergio Ramelli, al tempo stesso non può disertare la commemorazione del 25 aprile.
Prima che un capo politico o un tribuno egli è il sindaco (di tutti) un uomo delle istituzioni, e le istituzioni appartengono a tutti. E non vanno mortificate.
Al sindaco Mellone, che non è’ insensibile alle ragioni di Casa Pound, e si concede dei giri di valzer e poco ‘’casti connubi ‘’ (per fare una citazione storica) con un presidente di Regione di parte politica avversa, non si chiede certo di farsi fautore dei partigiani, della Resistenza: non sarebbe del resto sincero se lo facesse. Ma gli si può’ chiedere almeno di non avere atteggiamenti liquidatori di una associazione (l’ANPI), che al di là delle singole persone che a Lecce la rappresentano, ha comunque una carica simbolica che riporta a valori e a combattenti che hanno perso la vita e in forza di questo sacrificio Mellone può oggi essere democraticamente eletto (e non è certo un usurpatore).
In un libro sul Parlamento che ho appena finito di scrivere racconto questo episodio avvenuto in Senato. Il senatore Giorgio Pisano’, che era stato nella Repubblica di Salo’, si avvicinò al senatore Vittorio Foa, sindacalista e fulgida figura di antifascista dicendogli: abbiamo tutti e due fatto battaglie credendoci, sia pure su sponde opposte, possiamo stringerci la mano?
Foa gli rispose: noi abbiamo vinto, e con la democrazia tu hai potuto fare il senatore. Ma se aveste vinto voi, io oggi sarei in galera. Rifletti, Pisano’, rifletti’’.
Dedico questo aneddoto al sindaco Mellone.
In qualche occasione, lui lo sa, l’ho anche difeso contro i negatori assoluti di ciò che fa per la Città ( e sono stato criticato da qualche ‘’ compagno’’ che usa le lenti deformate.
E non voglio neanche usare l’argomento di chi, per minimizzare il suo attivismo amministrativo, ricorda che molti progetti egli li ha ereditati da passate amministrazioni.
L’attivismo nel campo dei lavori pubblici è sotto gli occhi di tutti, ed è peraltro in linea con la tradizione fascista, che ha visto realizzare massicce opere pubbliche nel paese.
Per realizzare queste opere, e avere sostegno al loro finanziamento, Mellone come Faust ha venduto l’anima a Mefistofele- Emiliano, appoggiandolo anche nelle recenti primarie.
Con un certo machiavellismo di marca cinese , ispirato al motto dell’ex presidente Deng Xiao Ping: non importa se il gatto è bianco o nero; l’importante è che acchiappi i topi.
O se si preferisce: Parigi val bene una messa.
Ma- disse una volta Benedetto Croce- se Parigi val bene una messa, ci sono cose che valgono infinitamente più di Parigi.
Queste cose- e mi riferisco all’inizio di questo post- sono la memoria, la storia , il rispetto degli ideali altrui.
Con rispetto chiedo perciò al sindaco Mellone non di fare un passo indietro rispetto alle sue posizioni ma di salire di un gradino: il gradino istituzionale, del sindaco davvero di tutti, di un sindaco che non metta in imbarazzo una parte cospicua della cittadinanza.
Nardò deve finire sui giornali non per questi infortuni e danni d’immagine ma per tante altre cose che abbiano un segno positivo.