Cronaca

AFFARI CRIMINALI - E criminali in affari (loro). Che cosa sta succedendo nei nostri Comuni?

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“Medaglia d’argento” tra le regioni italiane E, sempre “d’argento”, Lecce in Puglia
(ma soltanto per atti intimidatori ad amministratori locali)  

C’è chi si è “accontenta” di mollare un ceffone e poi minacciare di farla saltare in aria. E’ capitato all’assessore alla Casa e ai Servizi sociali del Comune di Lecce Silvia Miglietta, da parte di un’inquilina sul pesante caso-sgomberi di case occupate abusivamente. Per poi passare, con altri “protagonisti”, all’incendio dell’auto del sindaco di San Donato Alessandro Quarta, vittima di tentata e reiterata estorsione. Pari incendio al sindaco di Campi Salentina Alfredo Fina, una delle aree da cui provengono storiche leve della Sacra Corona Unita. Nero su bianco da parte della Direzione Distrettuale Antimafia. In precedenza, si era assistito ad altre specializzazioni, con altri attentati a sindaci e amministratori, a cui hanno fatto ritrovare sulla soglia di casa teste mozzate di poveri animali. Pecore, cani e cavalli. Uno stillicidio. Qualche tempo fa il turno del sindaco di Lecce Carlo Salvemini, pesantemente minacciato di passare a miglior vita perché aveva annunciato di voler spostare gli ambulanti al nuovo mercato. Realizzato specificamente per loro e al costo di ben cinque milioni. Senza dire della piccola Carmiano (per chiarimento, comune della provincia di Lecce) scopertasi al centro di affari criminali che avevano interessato l’amministrazione comunale.

Per poi passare il testimone a Melpignano, Morciano di Leuca, Parabita, San Cesario, Supersano, Ruffano, Sternatìa e certo qualche altro comune del “Tacco d’Italia”. A completare l’affaire criminale di quei territori che in breve tempo hanno visto peggiorare la loro situazione. Insomma, bastano questi pochi accenni per capire che il momento è grave. Non aggiungiamo superlativi. Peraltro, sulla specifica materia di atti intimidatori ad amministrazioni locali, la Puglia, con i suoi settantuno casi censiti nel 2019 (ma, chiaramente, si tratta di un numero per difetto, poco credibile), si “difende” da sé e non teme confronti, attestandosi come la seconda regione italiana più colpita. Per quanti sono poi incuriositi dalla statistica di prossimità, all’interno della regione, la provincia di Lecce si classifica seconda, dopo Foggia, bella e dannata che, cosa davvero non necessaria, custodisce in gran spolvero la temibile “mafia garganica”.

E, dunque, riflettiamo. In fatto di fenomeno criminale pervasivo di un territorio (e, come s’è visto, il Salento non ne è certo immune), c’è sempre qualcosa che bisogna annotare. Purtroppo, di già visto, ma proprio per questa ragione dovrebbe maggiormente incoraggiare ad opporvisi. Come per l’’intervento della Chiesa, dal semplice parroco a figure, diciamo così, più rappresentative, a lanciare l’allarme. Non è certo offensivo se talvolta abbiamo la sensazione di essere all’ultima spiaggia . Ma non si è trattato della prima volta (ci riferiamo all’intervento dell’arcivescovo di Lecce Domenico Seccia), di condanna del crimine organizzato, della violenza esercitata su un territorio. Nel caso dell’intervento di Seccia, l’accorato invito a desistere, ad allontanarsi dal male. E’ il segnale di una situazione eccezionale, dove è evidente il ruolo di supplenza della Chiesa rispetto a istituzioni, sempre da incoraggiare, ma che purtroppo non sempre fanno la loro parte.

E’ chiaro che non succede tutto a Lecce o in Puglia, ma coinvolge l’intero territorio nazionale con una presenza pervasiva di cosche criminali di vario lignaggio. Che si mettono in proprio con i propri traffici (estorsioni, droga su tutto), ma che non disdegnano (anzi, viene apertamente praticato) i contatti con amministrazioni a vario livello. Con le buone e più spesso con le cattive.

Diciamo subito che questi delinquenti la mattina o la sera non leggono certo il Vangelo o “armeggiano” il Rosario. Anzi, no, qualcosa del genere si è visto nei più recenti riti di affiliazione. Tutto scoperto e annotato dalle Forze di Polizia sempre impegnate a reprimere il grave fenomeno. Per aggiungere (vogliamo ancora una volta ripetere questa …banalità), che da sole non possono farcela, senza l’aiuto della collettività, del fronte burocratico e civile. Per restare alla Puglia e al Salento (ma è anche il caso di osservare un ventaglio più largo) e per dire della gravità della situazione, basta citare le stesse parole pronunciate dai giudici impegnati nell’ultima gigantesca operazione anti Sacra Corona Unita “Final Blow” (“Colpo Finale”), con una settantina di arresti per reati di rilevante gravità sociale (estorsione, minacce, traffico di droga ecc.). Parole che parlano dell’avvenuta disarticolazione dell’”ala militare” dell’organizzazione. Cosa che sta a significare quella che ha le armi in pugno e le usa, mentre non sarebbe stata del tutto scoperta “l’ala” dei cosiddetti “colletti bianchi” o qualcosa del genere.

Come si vede, un compito molto difficile ma che deve essere affrontato. Il vero pericolo sta nel fatto di considerare il crimine come connaturato e inevitabile in un contesto societario. Averlo pensato sia pure una sola volta può già significare di essere votati alla sconfitta.

LUIGI NANNI