NARDO' - Per fronteggiare l’epidemia in Cina è stato costruito un ospedale in pochi giorni. Qui un operatore della sanità lancia la sua proposta.
Per fronteggiare e curare eventuali casi di malattia da coronavirus, e prima ancora per prevenirne di nuovi, la cosa migliore e più utile da fare è riaprire e far funzionare i reparti dismessi degli ospedali della nostra provincia di Lecce. Strutture sanitarie che negli ultimi 10 anni, dai vari piani di riordino sanitari ed ospedalieri, sono stai chiusi, soppressi ed accorpati: penso agli ospedali di Nardò, Gagliano del Capo, Poggiardo, Maglie, San Cesareo e Campi Salentina.
Sono stati chiusi ed eliminati molti Punti di Primo intervento che oggi potevano adoperarsi e servire da filtro al P.S. di Lecce sempre intasato e super-affollato, specie in questo periodo d’allarme generalizzato per una eventuale (sottolineo) propagazione del Covid-19 in questa provincia. Chiedo: come affrontate, mi rivolgo in particolare alla Direzione Generale e Sanitaria della Asl/Lecce, ai sindaci interessati, al Prefetto di Lecce che oggi si riuniscono in Prefettura, una ipotetica diffusione di contagio che dovesse interessare tutta la provincia di Lecce? Vista l’assenza, per chiusura, di posti_letto e reparti idonei ed attrezzati?
Tenendo presente che tali situazioni, di diffusione da coronavirus, 15 giorni fa sono già stati affrontati (con difficoltà) nelle Regioni del nord, con le conseguenze e le misure anche drastiche che conosciamo, con isolamento di interi paesi, blocco delle strade con i militari, ecc.. La domanda dunque è come ci si attrezza, vista la scure politica dei piani di riordino, a contrastare il Covid-19 se non riaprendo i piccoli Ospedali chiusi negli ultimi 10 anni?
Ospedali che disponevano di reparti e posti letto di medicina generale, pneumologia, ed altre specialità, con capienze e strumenti. Oltre al personale sanitario in dotazione, che dopo le chiusure imposte dalle varie giunte, di centro-sinistra e centro-destra, sono stati redistribuiti nelle strutture sanitarie rimaste in piedi. Redistribuiti presso gli ospedali di Galatina, Copertino e Lecce e negli ambulatori dei Distretti socio sanitari. Si deve sottolineare, che dopo la chiusura dei piccoli ospedali, gli infermieri, i medici, gli Oss e tutto il personale tecnico e sanitario, sono giornalmente alle prese con turni e ritmi di lavoro da esaurimento, ed un eventuale aumento di lavoro potrebbe mettere in ginocchio questi lavoratori, nonché l’intero sistema sanitario della provincia.
Questa epidemia del Covid19 ha messo impietosamente in luce lo stato semi-comatoso del nostro sistema sanitario nazionale, evidenziandone la disorganizzazione, la frammentazione (e quindi l'inefficacia), la drammatica carenza di organico, e un sotto-finanziamento cronico. Soprattutto ha dimostrato la natura antisociale e parassitaria della sanità privata, a beneficio della quale sono state condotte le controriforme degli ultimi trent'anni. In tutto questo, il diritto alla salute, gravemente compromesso in molte parti del paese, è ormai negato nella maggior parte delle regioni del Sud.
Se questa del Covd-19 è una situazione di emergenza ed eccezionale, come detto dai decreti a livello nazionale dall’esecutivo del Premier Conte, allora eccezionale e straordinaria dev’essere la riapertura dei piccoli ospedali della nostra provincia, ad iniziare da quello di Nardò che comunque aveva, ed ha ancora, la capacità di ospitare più di 100 posti-letto.
Maurizio Maccagnano
sindacalista dissidente dei COBAS P.I.
Prov. di Lecce