NARDO' e MIAMI - Siamo contenti. La richiesta di portadiMare alla "vecchia guardia" sta dando i suoi frutti. Freschi, gustosi e pieni di vitamina L. Continuiamo a leggere, che ci fa bene alla salute. E grazie a questo lontanissimo, si fa per dire, amico nostro. Quel che ci scrive non è corretto, non è manipolato: è il testo di un bambino di Sarajevo che ha imparato l'Italiano a Santa Maria, settanta anni fa! E scrive meglio di molti italiani. Complimenti.
(Foto 1945 a Santa Croce, che sarebbe il nome del campo di Santa Maria, con la mia sorella Rita, amica Ada con la fisarmonica e Sarika, facendo un po' di musica)
Gentile Valerio, ho publicato un libro in italiano, "Un bambino di nome Jakob" ottenibile nel Amazon.com e la storia della mia vita nella 2da guerra mondiale.
Arrivai a Bari Italia in 1944 in un transporto aereo fugindo di una area circondata dai tedeschi. Eravamo protetti dai partigiani jugoslavi. Siamo rimasti in un campo di profughi per un paio di giorni e doppo transportati di camioni militari a Sta Croce (Cenate) Mi trovavo insieme con i mie genitori e sorella.
Li abbiamo trovato molti profughi sopravisuti dei campi di sterminio tedeschi.
Vivevamo in una piccola stanza in Villa Venturi richiesta delle autorita' inglese .le organizacioni americane come UNRRA e IRO erano incaricate di fornire vestimenti e alimenti.
C'era la cucina dove andavamo tutti i giorni per mangiare. Fortunati di essere vivi eravamo contenti con tutto.
Non conoscevamo la lingua italiana. Avevamo contatto con la popolazione locale,gente amabile e amichevole. C'era il scambio di conserve di alimenti con verdure e latticini locali.
Andavamo a piedi a la spiaggia di Sta Maria e Sta Caterina. Un vero paradiso per i bambini.
Ho fatto amici ed anche conosciuto un ragazzoe italiano.di nome Vittorio Perrone. Cosi avevo cominciato a imparare la lingua italiana.
Lui aveva un bicicletta e mi portava in giro. Vittorio era piu grande di me.
Certe volte mi invitava a la sua casa per mangiare e conoscere la sua famiglia. Abbitava a Nardò.
Doppo un tempo hanno stabilito una scuola improvisata.Insignavano pure il ebbreo che io credevo era una lingua morta. Volevo imparare il inglese.
Il mio padre aveva imprestato un dizionario jugoslavo-inglese e comincio a copiare stesso.Io imparavo 10 parole al giorno e cosi gradualmente imparai la lingua inglese. Ho ancora il quaderno originale.
Ho belli ricordi da nostra visita (scuola) a Vesuvio e Pompei.
Il mio soggiorno a Sta Croce a aiutato di dimenticare in parte il paura del suono di aeroplani nemici che ci bombardavano. Non sapevamo che sarebbe da noi e dove andremo. Mi ricordo di celebrazione quando fini la guerra, Italia per me e una salvatrice e rimanero sempre gradito.
Ritornai a Sta.Croce doppo mezzo secolo per rivedere tutto. Trovai a mio caro amico Vittorio. Una vera gioia. Avevo racontato la mia storia della permanenza in Sta Croce e Sta Maria come anche Nardo. Parlai nelle scuole e conosciuto bellissimi bambini e i suoi insegnatrici.
La publicita' ha condotto a la Medaglia D'oro di Accoglienza a Nardo. Mi hanno fatto cittadino honorario del quale rimanero sempre molto orgoglioso. Ho scritto un libro" Un Bambino di nome Jakob" dove raconto il mio sogiorno a Sta Croce dal 1944-1948.
Ringrazio a lei per il vostro interesse della mia vita.
Sinceramente Jakob