Cronaca

RADIO LONDRA 4 - "Jeni, ti contu 'na cosa!"

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NARDO' - La rassegna continua. Il successo è tanto. Avete davvero voglia di leggere e impegnare anche solo qualche minuto del vostro tempo. Farvi accompagnare dai nostri ragazzi sulle strade della narrazione, del racconto. Un balsamo in questi giorni difficili.
pianta di alloro

È il terzo giorno di quarantena, guardo fuori dalla finestra della mia camera, verso il balcone con le grate che abbiamo dovuto mettere per i piccioni. Penso all'ironia della vita: ora sono loro quelli liberi di circolare in questa bella giornata di sole! Chiudo gli occhi.

"'Cia, jeni ca ti contu 'na cosa"! Sento questa frase limpidamente, la voce che l'ha pronunciata è quella di mio nonno Mimino in uno dei tanti tardi pomeriggi d'estate passati nel giardino della sua casa ai Pagani. Prendo il mio scannetto di legno e vado a sedermi vicino alla porta d'entrata,  lui si è già accomodato di fronte a me, sotto alla fresca ombra dell'albero di Alloro. Fa una pausa profonda e promettente, poi chiude gli occhi e inizia a raccontare.

È una scena ricorrente nella mia memoria, sono stati infiniti i pomeriggi d'estate passati nel giardino del nonno e le immagini di quei momenti sono vivide per me che ci penso spesso, specialmente quando ho bisogno di sentirmi al sicuro. Infiniti e sempre troppo pochi i momenti con lui.
Sotto quell'albero mi ha raccontato delle sue marachelle di bambino. Della volta, ad esempio, in cui fece scoppiare la sua palla di gomma (oggetto raro e prezioso della sua infanzia da dopo guerra) mentre tentava di gonfiarla con l'acqua bollente. Delle innumerevoli occasioni in cui la sua mamma lo ha seguito con "Lu Scarpone" e di quando, alla fine, è riuscita a centrare la mira prendendolo in fronte e lasciandogli una cicatrice  che, fiero, sfoggiava spesso di fronte alle sue cinque nipoti. Aveva ancora gli occhi di quel bambino.

A 16 anni ha lasciato Nardò per andare a lavorare fuori, è stato uno dei tanti migranti senza nome, la povertà viaggiava con lui in una valigia di cartone.
Prima è andato in Francia. Non mi ha mai detto di quanto fosse duro il suo lavoro ma della volta in cui vinse una gara di ballo sulla Tour Eiffel, quella  ce la raccontava sempre: Nonno Elvis. Aveva anche trovato la fidanzata, Clotilde, che poi ha lasciato per la nonna.
"Era megghiu ci ti eri rimastu addha, nunnu!", a questo punto del racconto, la regina del suo cuore rispondeva sempre così: il romanticismo ai tempi del boom economico.

A un certo punto si è sposato ed è partito in Germania, per lavorare alla BMW (pronunciato "biemmevve", alla tedesca). Inizialmente era solo, poi, dopo la nascita delle due figlie, lo ha raggiunto pure la nonna. Di questi racconti ricordo la neve, i tedeschi ci si rotolavano dentro prima di entrare nelle saune: cose da pazzi!
E poi, a questo punto, la nonna (da sempre la più concreta tra i due) aggiungeva: "Ogni volta che arrivava la paga mensile il nonno prendeva i soldi e diceva: con questi abbiamo costruito un muro, con questi una finestra..."

Alla fine hanno guadagnato tanto da costruire la casa ai Pagani con il suo bel giardino, da piccola lo amavo ed era immenso.
Il nonno ha iniziato a lavorare come fruttivendolo e mi raccontava di quella volta in cui gli chiesero il camion per le elezioni e gli promisero un bel po' di soldi. Così tanti che, inizialmente, aveva accettato. Ma poi quel politico proprio non gli piaceva e allora gli ha detto: "Sienti, cercate n'addhru cammiu". Mi ha insegnato cosa significhi rimanere fedeli a se stessi, non importa a quale prezzo.

Dopo la pensione, erano rare le volte in cui voleva muoversi da casa. D'inverno andava dai suoi amici storici al Circolo degli emigranti, d'estate preferiva riposare all'ombra dell'albero di Alloro e stare con le sue nipotine.

Amava la sua casa, amava restarci. Oggi quell'albero di alloro assume un significato simbolico molto importante per me: le sue foglie, nell'antichità, erano indossate dai poeti laureati. Mio nonno la laurea non l'ha mai presa, aveva a stento la quinta elementare, ma la sua sapienza era immensa e millenaria. Ha saputo dare a tutto il giusto valore e i suoi insegnamenti sono indelebili nei ricordi di noi nipoti.
Era speciale, ma sono sicura che anche i vostri nonni lo fossero esattamente quanto il mio. In questi giorni in cui dobbiamo imparare a ritrovare il valore delle cose che minacciano di essere perse, vi invito a raccontare i "cunti" che custodite nella memoria. Aggrappiamoci a ciò che amiamo di più, lottiamo per tramandarlo mentre #restiamoacasa. Un giorno, se lo vorrete, potremo andare tutti insieme nel giardino con l'albero di alloro.

Maria Lucia Rocca