NARDO' - Dietro le mascherine protettive non riusciamo a vedere che espressione abbiamo, ma sono sicuro che non sorridiamo più.
Quando usciamo da casa, per esigenze urgenti, sembriamo degli alieni, avanziamo di fretta e riusciamo poco a notare quanto le nostre città, e noi stessi, stiano mutando.
I nostri volti sembrano dei visi impersonali, tutti gli stessi e senz’anima.
Come in quei film di fantascienza, che tante volte non siamo riusciti a vedere perché ci sono apparsi poco veritieri, che non rimandavano neanche lontanamente ad un probabile futuro, pur brutto che fosse.
E invece adesso notare che indossiamo guanti e mascherine, rispettiamo le distanze di almeno un metro, uno dall’altro, e siamo carichi di preoccupazione con un’aria sospettosa quasi impaurita per un contagio che non sappiamo da dove possa venire, allora ricordiamo quelle science fiction con fastidio e pensiamo che quei registi infondo sono stati premonitori.
Per non parlare delle nostre strade vuote. Sono stato, e lo continuerò ad essere, un grande appassionato amante del silenzio e della tranquillità, ma osservare le piazze, gli incontri pubblici delle agorà festaioli, avvolti da un gran silenzio anche a me suscita un certo strano effetto.
Come quella straordinaria piazza San Pietro deserta, con un Papa che da solo, e un po’ affaticato, triste e senza sorriso, sale fino al sagrato per recitare una inconsueta liturgia, urbi et orbi, e chiedere per tutti l’indulgenza plenaria. Anche questa immagine rimarrà negli annali, e nella memoria fotografica, di noi che gradualmente stiamo spegnendo il nostro sorriso.
Questo tipo di bautta sul volto, di vari colori e in vari modi, a volte anche messa male, che non è purtroppo una maschera di carnevale, ci sta rendendo tristi, e senza rendercene conto ci sta, pian piano, modificando nelle nostre abitudini.
Ma se il virus, questa forma di agente patogeno che ancora non abbiamo capito da dove viene e cosa vuole davvero alterare nelle nostre vite, ci sta portando via affetti, storie e vuole spegnerci anche il sorriso si è sbagliato.
Noi resisteremo, il nostro buon umore ritornerà ad abbondare sulle nostre labbra, perché i nostri padri e madri, nonni e zii, hanno superato pandemie, carestie, miseria e guerre e nessuno di loro si è mai sognato di interrompere un sorriso.
Maurizio Maccagnano sindacalista dissidente