NARDO' - "Questo il mio breve racconto, osservando quanto accade in giro in questo periodo. Racconto di “prossimità”, visivo ed essenzialmente letterario. Gli si potrà dare un titolo, in questa sorta di “collana” dal “fronte” coronavirus. Che, come si nota, nel racconto è soltanto evocato e non citato.
Da giorni in giro si sente meno frastuono. Anche nella palazzina dove abito, a cominciare dalle prime ore dell’alba. Sempre le stesse. Un muratore che aveva finalmente trovato un po’ di lavoro. Scende velocemente le scale col suo fardello di attrezzi sottobraccio. “Succede sempre più di rado” – mi dice- incrociandolo, col suo bell’italiano. Alza il capo e sorride. Non è uno che si lamenta.
E’ pronto per ogni lavoro che gli viene proposto. E lo ha anche dimostrato – ci tiene a precisare. Ne capisce anche di meccanica ed elettricità, piccoli lavori che ha sempre fatto. Ora non lavora, come tanti. Lo vediamo di rado anche affacciarsi al balcone. D’altra parte, cominciamo a non farlo nemmeno noi. Debbo allora credere a quel conoscente che mi ha confessato al telefono di usarlo sempre meno e – aggiunge - si vergogna per quelle volte quando lo tiene appositamente spento per non essere poi costretto a rispondere.
”Ma non è per scortesia o maleducazione!”- si affretta a precisare. E’ perché è faticoso sempre inventarsi qualcosa. Ultimamente si sente un po’ fiacco, ma non vuole farlo pesare in famiglia. Come se avesse meno forza di quella che lo ha sempre sostenuto.
“Beninteso – aggiunge – nessun allarme. Cosa dovremmo dire, invece, dei tanti che davvero soffrono come cani? Non vuole esagerare, non vuole che di lui si abbia una cattiva reputazione. D’altra parte- dice- passerà tutto, certo che passerà!”
Poi ho notato che erano quasi le stesse parole del mio condomino. Come se si conoscessero e messi d’accordo. Ha saputo dai suoi parenti in Romania che tutto è tranquillo e non ci sono i problemi che viviamo qui in Italia. E’ davvero contento e sollevato per questo. Saluta e sorride. Stringe i pugni.
Luigi Nanni