NARDO' - La saga della carta igienica per uan neritina nel Regno Unito.
Per istinto ancestrale, intimo, profondo, l’essere umano ha paura della morte, del dolore, delle malattie. È naturale ed è comune a tutti. Ora più che mai, che sono tempi duri e difficili, lo stiamo vedendo. Ci si cerca di tutelare, si prova a stare al sicuro e a tenere al sicuro i nostri cari più deboli.
Gli inglesi no. Gli algidi figli di Albione, quando la pandemia è stata dichiarata, invece che raccomandarsi l’anima a qualche santo, alla regina o allo spirito di Churchill, sono corsi a fare scorta di carta igienica. E, badate, quando dico scorta non intendo un paio di pacchi ché non si sa mai, ma dieci, dodici, venti pacchi a testa. Roba da poter giocare a fare le mummie egizie. Una corsa al rotolo talmente folle che i supermercati hanno dovuto introdurre i razionamenti. Massimo tre confezioni a testa.
Gente che ha iniziato a fare il mercato nero, mettendo annunci per confezioni da quattro al costo di un telefonino, sui giornali e su internet foto da post apocalisse. Scaffali vuoti e gente con i carrelli pieni di rotoli di carta, fagioli in scatola (non so se i due acquisti siano collegati) e confezioni di tè.
A un certo punto è diventata così seria che i supermercati hanno dovuto fare comunicati stampa e avvisare che avrebbero introdotto approvvigionamenti straordinari per garantire a tutti di potersi pulire il didietro.
Insomma, un dramma nazionale che ha attanagliato l’intera isola.
Come ogni notizia insolita o bizzarra, pure questa è diventata argomento delle conversazioni tra amici e colleghi.
Ed è nei tempi difficili che di amici e persone vicine si scopre la tempra e il vero carattere, sicché chiacchierando con una collega, arrivate all’argomento “carta igienica”, la conversazione si fa puzzolente. Perché la collega è abbastanza arrabbiata, ha pagato una piccola fortuna per comprarla, dopo aver fatto il giro di diversi negozi.
Vabbè, le dico, se veramente dovessero esaurirsi le scorte, si possono usare i fazzolettini, la carta da cucina, i tovaglioli di carta. Ed in ogni caso, nella peggiore delle ipotesi, non è nulla che una doccia non possa risolvere.
Ah sì, risponde lei, io in bagno tengo sempre le salviette, perché mi piace essere pulita.
Io non ho più risposto, ma spero che quando tutto questo sarà finito, mi ricorderò di queste persone, così magari le tengo a distanza di più di un metro e mi tengo al sicuro da questo alquanto vago concetto di pulizia.