NARDO' - Nell’occasione della giornata del 25 Aprile, festa della liberazione dal nazifascismo, non posso non ricordare la memoria di mio padre e di quanti hanno combattuto per la nostra libertà e la democrazia.

I morti, i sacrifici di tanti internati nei campi di concentramento nazisti che come Nino Pagliula hanno contribuito profondamente a darci la libertà di cui oggi beneficiamo meritano rispetto, non polemiche e richiamano all’unità.
Giovanni Cerchia, nel suo libro dal titolo “La Seconda guerra mondiale nel Mezzogiorno“, parla degli Internati Militari Italiani e scrive testualmente “Questi uomini avrebbero in gran parte dato vita nei campi di concentramento a una vera e propria resistenza senz’armi, rifiutando d’essere liberati per tornare a combattere sotto le insegne di Mussolini. Onoravano in questo modo la propria divisa e il giuramento di fedeltà alla patria, pagandone un doloroso prezzo di sangue troppo a lungo dimenticato o sottovalutato“.
In questi tristi giorni il cambiamento e l’inversione della nostra vita causata dalla pandemia riguarda anche la nostra libertà e i nostri diritti e quanto mai adesso occorre mantenere viva la memoria per combattere ogni forma di aggressione a discredito della democrazia, di disimpegno e di antipolitica strisciante.
La democrazia non è un regalo e non può essere data per scontata ma è una conquista che non bisogna mai smettere di alimentare.
La targhetta con la scrittura “deportato lager nazista“ che intitola la piazzetta a mio padre ci invita a tenere viva la memoria e ci ammonisce a non abbassare mai la guardia.
Fare memoria dei fatti della storia vuol dire costruire i modelli politici dell’oggi, aprire nuove strade e avere fiducia e speranza per il futuro e le nuove generazioni.
Pantaleone Pagliula