NARDO' - La fuga in avanti dell’Amministrazione comunale di Nardò, sul differimento della scadenza fissata al 31 dicembre prossimo fissata in tutta Italia alle concessioni balneari fa figli e figliastri.
E, per qualcuno, è anche sbagliatissima, fino ad essere “scandalosa”. Il 24 aprile il ministro Dario Franceschini, in merito alla proroga delle concessioni balneari rispetto alla Direttiva Bolkestein e all’eventualità che tutte le concessioni demaniali italiane decadano al 31 dicembre 2020, ha ipotizzato il rinnovo automatico. Il Comune di Nardò non ha atteso questo provvedimento nazionale (i cui termini effettivi non sono ancora noti) e con la decisione della giunta comunale del 27 deliberando di dare atto dell’estensione al 2033 del termine di scadenza delle concessioni demaniali per otto situazioni. Ne rimangono fuori diversi, almeno cinque di sicuro, due a Santa Caterina, due a Sant’Isidoro ed uno al Lido Dell’Ancora perché non rientranti nelle previsioni del Piano delle coste comunale.
“Una proroga scandalo e sbagliatissima – spiega la consigliera azzurra Paola Mita, tanto che mi risulta che il segretario generale del Comune abbia avuto molte perplessità su quest’atto. Non si può “fregare” lo Stato italiano con proroga su proroga, solo per aggirare la direttiva Bolkestein, concedendo addirittura quindici anni in più senza gara: pazzesco. Sì, perché sfugge a molti che l’ordinamento prevede le concessioni “a tempo” proprio per poter prevedere nuove gare. Consiglierei prudenza anche ai dirigenti comunali che andranno a firmare gli atti conseguenti la delibera di giunta perché incorrerebbero in reati. Lo dico con dati di fatto alla mano – continua Mita – perché l’Amministrazione comunale di Nardò, ahinoi, sta incorrendo in un diabolico doppio errore: il Governo italiano sta per licenziare questa proroga e conviene attendere la direttiva superiore, i dirigenti non possono muoversi in alcun modo, la proroga discrimina gli impianti e le concessioni che restano fuori e devono smobilitare entro fine anno 2020”. Paola Mita rileva che, come sta succedendo di frequente con l’Amministrazione comunale, le decisioni affrettate rischiano di licenziare provvedimenti “ciechi”. Infatti i concessionari in scadenza 2020 si stanno attrezzando con i propri legali per intasare i tribunali con i propri ricorsi contro l’ente.
Mita, infine, cita una sentenza del Consiglio di Stato che “farà scuola”. E’ recentissima (novembre 2019) di un privato contro il Comune di Santa Margherita Ligure. E cita: “la proroga legale delle concessioni demaniali in assenza di gara non può avere cittadinanza nel nostro ordinamento... il Consiglio di Stato ha sancito in via generale l'illegittimità di una normativa sulle proroghe ex lege della scadenza di concessioni demaniali, perché equivalenti a un rinnovo automatico di per sé ostativo a una procedura selettiva... proroga e rinnovo automatico determinano una disparità di trattamento tra operatori economici mediante preclusioni o ostacoli alla gestione dei beni demaniali oggetto di concessione, violano in generale i principi del diritto comunitario su libertà di stabilimento e tutela della concorrenza. In conclusione, alla luce del prevalente indirizzo giurisprudenziale, non è in alcun modo riscontrabile una proroga automatica ex lege di una concessione demaniale marittima”.
Definitivo, poi, il riferimento ai dirigenti comunali: “Occorre poi rammentare che è ormai principio consolidato in giurisprudenza quello secondo il quale la disapplicazione della norma nazionale confliggente con il diritto eurounitario, a maggior ragione se tale contrasto è stato accertato dalla Corte di giustizia UE, costituisca un obbligo per lo Stato membro in tutte le sue articolazioni e, quindi, anche per l'apparato amministrativo e per i suoi funzionari, qualora sia chiamato ad applicare la norma interna contrastante con il diritto eurounitario”. Qualora, pertanto, emerga contrasto tra la norma primaria nazionale o regionale e i principi del diritto eurounitario, è fatto obbligo al dirigente che adotta il provvedimento sulla base della norma nazionale (o regionale) di non applicarla (in contrasto con la norma eurounitaria di riferimento)”.
“Consiglio molta prudenza – conclude la consigliera – soprattutto al sindaco neritino, alla sua giunta ed ai dirigenti del mio Comune, prima di combinare altri guai”.