NARDO' - I risvolti economici legati alla pandemia di COVID19 stanno "arrivando a terra", come l'onda di uno tsunami che nasce in alto mare, la cui portata non tutti comprendono all'inizio, ma della quale si accorgono solo quando li travolge, quando ormai è troppo tardi.
Eppure non è ancora troppo tardi, si può ancora fare tanto per limitare gli effetti del danno, a patto che la politica a tutti i livelli la smetta di litigare, da Trapani a Bolzano, e si metta una mano sulla coscienza. E nel portafogli, soprattutto.
Una delle iniziative concrete (e se mi consentite anche eticamente giuste) sarebbe quella di misurare le prossime tasse e tariffe, anche comunali, sui giorni di effettivo godimento del servizio offerto. È il caso della TARI, la "tassa sulla spazzatura": se una attività è stata chiusa con decreto per due o più mesi, perché deve pagare per intero la spazzatura che non ha prodotto e non è stata ritirata? È un conto facile facile da fare: i Codici Ateco che hanno subito la chiusura pagheranno due o tre mesi di meno, secondo il lockdown patito! E lo stesso discorso vale per i proprietari di seconda casa: se un cittadino è stato impossibilitato a recarsi presso la propria abitazione per tre mesi, per legge, perché deve pagare per intero la tassa sulla spazzatura?
Questi sono solo due esempi che secondo me potrebbero essere presi come metro di pagamento, anche in futuro. Si paga ciò che si è consumato, ciò di cui si è usufruito.
Mi auguro che questo appello non cada nel vuoto e chi di competenza si sappia comportare nelle prossime settimane con spirito propositivo, mettendo in campo iniziative concrete e reali. Di quelle abbiamo bisogno.
Giuseppe Spenga