SANTA MARIA AL BAGNO - Continuiamo a credere che sia stata una scelta sbagliata dell'Amministrazione comunale di Pippi Mellone. Così come quella del terminal per l'idrovolante, così come il progetto stesso dell'idrovolante che costerà 3 milioni di euro di denaro pubblico. Continuiamo ad osservare, con incredulità, il silenzio e l'inerzia dell'assessore Mino Natalizio su argomenti come questo. Citiamo lui perché per esperienza e appartenenza politica dovrebbe dimostrare meno superficialità. Dai suoi colleghi, infatti, non ci aspettiamo nulla di diverso del penoso silenzio. Ci aspettiamo che la documentazione giornalistica su quanto sta accadendo a Nardò raggiunga presto la Prefettura di Lecce ed il Governo centrale, oltre ad interlocutori di carattere internazionale. La politica attuata da Mellone e dai suoi va supervisionata da organismi terzi e superiori.
(Intervento dell'avvocato Giuseppe Cozza)
LA VERGOGNA È PER CHI NON HA RISPETTO DEI LUOGHI CHE RICORDANO LA SOFFERENZA DEI PERSEGUITATI.
LA VERGOGNA È DI CHI HA TRASFORMATO IL MUSEO DELLA MEMORIA IN UN BAZAR DI ALIMENTARI E SOUVENIR.
EMILIANO PERCHÉ TACI?
Non è possibile che Nardò rimanga in SILENZIO e non reagisca di fronte alla DEVASTAZIONE di ogni principio morale: ma davvero i cittadini di Nardò sono caduti così in basso da non avere un moto di ribrezzo per i vergognosi comportamenti di Mellone & C.?
Ma davvero i cittadini di Nardò accettano ormai supinamente tutto?
NO, noi di Officina Cittadina NON CHINIAMO LA TESTA e ci rivolgiamo alle neretine e ai neretini, LIBERI e INDIPENDENTI, per gridare: NARDÒ NON È QUESTA, UN'ALTRA NARDÒ È POSSIBILE!
A Mellone e ai suoi sodali, che hanno perpetrato l'ennesimo oltraggio a valori di civiltà, diciamo:
"LEGGETE LA TESTIMONIANZA CHE SEGUE, LA TESTIMONIANZA DI PIETRO TERRACINA (se non sapete chi era, informatevi): SE DOPO AVERLA LETTA TUTTA NON STARETE MALE, SE NON PROVERETE NULLA, ALLORA DEFINITEVI DA SOLI!".
Officina Cittadina
"Oggi vi racconto l'inferno: non quello che vi ha raccontato Dante, né quello delle religioni.
Io all'inferno ci sono stato e sono qui per raccontarvelo.
L'inferno che ho vissuto io si chiama Auschwitz-Birkenau.
Noi sopravvissuti alla Shoah siamo rimasti in pochi. Pochissimi.
La Memoria è quel filo che lega il passato al presente e condiziona il futuro: ecco perché è necessario fare memoria del passato, perché quel passato non debba mai più ritornare.
È stata una persecuzione.
Dovetti andare in una scuola ebraica dove i miei amici mi protessero, mi accolsero nelle loro case.
Senza la loro solidarietà non ce l'avrei fatta: li ho incontrati nuovamente anche una volta uscito dal lager.
Devo molto al loro appoggio.
Il7 aprile del 1944, la sera della Pasqua ebraica, due SS, armate da guerra, mitra e bombe a mano individuarono l'abitazione romana della mia famiglia.
Al momento dell'arresto avevo 15 ANNI.
Con la mia famiglia venimmo portati nel carcere di Regina Coeli, registrati e poi trasferiti nel campo italiano di Fossoli, vicino a Modena. Il campo di concentramento in cui la vita era ancora plausibile perché eravamo ancora tutti insieme.
I prigionieri non lavoravano, ma imparai come dovevo morire: vidi un ufficiale sparare un colpo in testa a un deportato che conoscevo. Fu la prima morte che vidi nella mia vita.
Il 17 maggio dalla stazione di Carpi, su un treno merci stipato in direzione Auschwitz, venni smistato a Birkenau: il campo di sterminio più grande del complesso.
Creato, allestito e realizzato per la mostruosa missione nazista.
"Non vi vedrò più, ci disse mia madre quando separarono le donne".
Venni portato in una baracca, insieme ad altri deportati: spogliati di tutto, rasati in tutte le parti del corpo, cosparsi di antiparassitario.
Da quel momento venni spogliato della mia identità e diventai "A5506": il numero che mi venne tatuato sull'avambraccio destro.
Ad Auschwitz non c'era niente di impossibile: solo orrore in tutte le forme.
Sveglia alle 4.30 del mattino.
Tempo di rifare il giaciglio, andare alla latrina e presenziare all'appello che poteva durare ore, all'aperto, con temperature d'inverno fino a 20 gradi sotto zero.
Molti sono morti durante l'appello.
Una bevanda calda, unico rifocillamento del mattino fino al momento della zuppa.
Lavoro massacrante.
Lavoravamo nel fango: dovevamo scavare canali per far defluire l'acqua a Birkenau che sorge in una zona paludosa.
Non ci veniva fatto rifornimento d'acqua: bevevamo infilando una canna nelle pareti che stavamo scavando, facevamo gocciolare l'acqua nella nostra ciotola, oggetto preziosissimo che ognuno di noi aveva.
A fine giornata, allineati per la conta, anche i corpi dei compagni che non ce l'avevano fatta, corpi che noi dovevamo caricarci sulle spalle e deporre in ordine.
Ho pianto in una sola occasione: quanto i miei fratelli mi raggiunsero la sera dopo il lavoro e mi dissero che mio zio, entrato con noi al campo, era stato selezionato per andare a morire nelle camere a gas.
Mi riferirono che aveva detto di non essere tristi per lui, perché le sue sofferenze sarebbero finite presto.
Non credo di poter andare oltre, ho cercato di evitare di entrare nei particolari dell'orrore: potrebbe creare raccapriccio e quasi certamente il conseguente rifiuto.
Perché gli esecutori dell'immane delitto erano uomini come noi, come tutti.
No, non posso perdonare, ci sono colpe che non possono essere perdonate.
Il perdono è sempre individuale: nessuno mi autorizza a perdonare per i milioni di persone che sono state assassinate.
Io non posso perdonare per la mia famiglia. Nessuno mi ha lasciato la delega per il perdono, e io non perdono.
Come possono negare quello che è stato? Perché negano?
Dovrebbero dire dove sono finiti tutti.
Di 1023 deportati dopo il rastrellamento del ghetto di Roma sono tornati a casa in 16.
Chi vuol negare, se fosse vissuto al tempo della persecuzione degli ebrei, sarebbe stato dalla parte dei carnefici.
Partecipate alla vita del Paese secondo un ideale di giustizia e si solidarietà.
Fate attenzione a non cadere in balia di nuovi duci cialtroni.
Chi non ragiona con la propria testa non sarà mai libero.
Credo che la memoria della Shoah debba essere tramandata per fare memoria del passato.
La memoria che deve essere tramandata per evitare in futuro che questi fatti si ripetano.
Siamo tutti uguali, tutti abbiamo il diritto alla libertà: la libertà o è di tutti o di nessuno.
Il Bene e il Male si vedono, si riconoscono. Tenetevi lontano dal Male, vivete la vostra vita nel Bene".
Pietro Terracina