“PRIMA” NARDO’ ERA ‘NA MASSARIA”!
Così parlò un’anziana signora. Come nasce una narrazione
Questa ve la debbo davvero raccontare. E seguite, dall’inizio alla fine, poiché in ballo ci sono i possibili beneficiari di tanto giudizio. Che possono essere quelli della “banda”-Mellone (chissà perché vengono chiamati così!), oppure i tanti oppositori che si apprestano a voler rovesciare il tavolo, anche se c’è da osservare che non sono compatti e, addirittura, in qualche caso, nemmeno si conoscono tra loro. Ma quanto diremo, potrà servire agli uni come agli altri. Non è forse utile, nei preparativi di una qualsiasi elezione, riuscire a saggiare il sentimento dei cittadini; prosaicamente sapere come la pensano?
Ed ecco l’episodio. Mi trovavo all’angolo di via della Libertà, quando ho notato il solito “furgoncino delle uova”. Non c’era nessuno, per poi scoprire che il titolare si era allontanato di una cinquantina di passi in direzione di via Ruggero Pazienza. Il motivo? Avvisare del suo arrivo un paio di anziane donne, presumo sue abituali clienti. Una di queste, si mostrava però irritata. Di qualcosa, certo si lamentava. A cominciare col fatto che in quella sua strada, via Ruggero Pazienza, non ci fosse mai un parcheggio libero, nemmeno per i residenti. Peggio ancora per quel “camioncino delle uova” che non avrebbe potuto fermarsi e gridare la bontà del suo prodotto. Per questo motivo succedeva ogni volta così: il titolare arrivava col suo furgoncino e andava ad avvisare le due donne. Lo lasciava incustodito, ma dalle nostre parti nessuno si azzarderebbe a rubargliele. Non c’era bisogno di telefonare, soltanto una cinquantina di passi.
C’era dell’altro in quel dissapore? Certo che sì. Nel tempo soltanto un po’ d’asfalto, anche a casaccio, slabbrato e pericoloso. Anzi, asfalto su asfalto, senza altri lavori. La donna non la smetteva quando ho pensato di intervenire. Mi sono presentato come un abitante della zona (vero), che in passato avevo scritto su quella via (vero). Per poi fare una considerazione stravagante. Quella di dire come mai i residenti non si fossero mai lamentati e subito senza reagire. “Non è vero! – mi ha quasi redarguito - anzi più volte abbiamo segnalato al Comune senza che nulla succedesse”. A questo punto è stato insopprimibile per me dire qualcosa di più. Che quella via conosciuta da tutti per una particolarità: l’essere fatta a “dorso d’asino”, così curva o convessa al centro da non riuscire a stare in piedi con equilibrio. Cosa risaputa, ma quelle rare volte si era intervenuti con asfalto su asfalto. Gliel’ho fatto notare e lei si è detta d’accordo. “Tutti lo sanno!”.
Non contento della reazione, mi sono reso ancor più impertinente. Mi è scappato di dire come mai il sindaco Mellone non ci avesse pensato, visto il recente programma delle cinquanta strade asfaltate. Un volantino era stato diffuso nella zona. Non l’avessi mai detto. Mi ha guardato negli occhi e mi ha parlato di una Nardò trasformata, dove si vedono “tante cose”. Ora, – ha aggiunto - si può chiamare Nardò! L’amica annuiva. Non era il caso di imbastire un contraddittorio. Ma ha concluso in modo lapidario! “Basta guardare quando si entra in città – ha chiosato. Tutto cambiato, (forse alludeva al “Toro”). Ha concluso: “prima” Nardò era ‘na massaria! –
Ed ora, immaginiamo possibili esiti di tanta manifestazione di pensiero: se per caso, Mellone avesse comprato le uova come io ho fatto, avrebbe ascoltato quella donna battagliera e con le sue parole prodotto uno dei suoi soliti manifesti autocelebrativi. Chissà, invece, se questo episodio (verissimo, non certo inventato, giovedì ore 11.30), è utile per suonare la sveglia a quanti vogliono scalzare Mellone, illudendosi del fatto che non abbia stravinto (ma nemmeno ha perso!) nelle elezioni regionali.
Senza capire che sin qui la loro narrazione (intendo, quella dell’opposizione) è stata debole e lontana dall’aver creato empatìa con la cittadinanza. Che Mellone passi come il “sindaco del fare” è sotto gli occhi di tanti (anche dell’anziana donna) e il poker d’assi se lo gioca sulla realizzazione visiva di manufatti (in quanto a qualità, con alterna fortuna), lasciando all’opposizione altri argomenti, forse anche più importanti, che però non fanno breccia nell’elettorato. Peccato. Basterebbe citare ancora una volta il furto dell’ospedale (cioè, che siamo stati derubati) e l’angoscia di dover vivere o sopravvivere con la discarica di Castellino. Tutto ciò basta e avanza per mettere in discussione quello che si ritiene un buon operato.
Qui non si tratta semplicemente di disarcionare Mellone, quanto quello di capire cosa si vuol fare e quali idee mettere in campo. Evidentemente, migliori. Sempre che si riesca a farlo, forti di serietà e progetto, non un’indefinita messa all’indice che non verrebbe capita, col rischio di far perpetuare a Nardò quella stessa rappresentanza politica che si vorrebbe contrastare. E per non capitare come a Neviano (niente, comunque, contro Neviano e i suoi abitanti), dove il nepotismo (ma è qualcosa di più, meglio dire “di madre in figlia”) ha raggiunto livelli di guardia. Si cominciò una decina di anni fa quando tale Fiorella Mastria fu eletta a sindaco di Neviano.
Al termine del mandato Fiorella pensò bene di ripresentarsi e venne nuovamente eletta (evidentemente i nevianesi ne erano rimasti contenti, vedendola decisa, come nei recenti colpi da orbi, forse nemmeno metaforici, col comandante della polizia municipale). Trascorsi questi dieci anni e non potendosi per legge più ripresentare, la ex sindaca ha pensato bene di farlo con la figlia Silvana (che di cognome fa Cafaro) e anche lei è riuscita a vincere. Evidentemente i nevianesi hanno seguito i consigli della… mamma Fiorella. A questo punto non sarebbe stato nemmeno illogico chiederle al microfono se al termine del mandato avesse intenzione di ripresentarsi o di lasciare il posto alla mamma Fiorella. Tutto bene, allora? – veniva chiesto per capire il senso di quella elezione.
“Nient’affatto! Neviano, come tanti altri piccoli centri del Salento, va di male in peggio. Prima eravamo quasi settemila, oggi non più di cinquemilacinquecento”. “Come mai?”. “Qui non arriva più nessuno, in tanti hanno emigrato mentre i giovani diplomati e laureati fuggono via per mancanza di lavoro”. Bisognerebbe che qualcuno ci spiegasse cosa vuol dire governare.
Luigi Nanni