Cronaca

APPROFONDIMENTO - I politici inadeguati che parlano a sproposito di temi troppo più grandi di loro

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NARDO' - Incredibile performance di Nicola Morra, presidente della Commissione Antimafia. Offende la memoria dell’ex presidente della regione Calabria Jole Santelli, di recente scomparsa, e degli stessi calabresi, vittime di crimine e malasanità. Lo ha preceduto il presidente della regione Liguria, quello che volentieri “farebbe fuori” tutti gli anziani. Settantenni e ottantenni, una buona fetta d’Italia.

E, per il momento, siamo a due! Due personaggi politici di rilievo, e di importanza inversamente proporzionale all’inadeguatezza mostrata, non solo linguistica. Si tratta di personaggi dichiaratamente volitivi. Da una parte, vorrebbero cacciare, “fore ti lu mundu” quella bella fetta di anziani, che occupano l’Italia. Settantenni e ottantenni, ritenendoli “inutili e  non produttivi”, quasi a rendere ineluttabile che il Covid si sia accanito su loro e continui a farlo (ricorderete, così parlò il presidente della regione Liguria Giovanni Toti).

Dall’altra, poi, c’è chi mortifica… i morti, delirando sulla malattia di cancro dell’ex presidente della regione Calabria Jole Santelli, di recente scomparsa e – estrema sintesi – ritenuta per questo non degna di essere votata. Approfondendo, una persona gravemente malata cessa di esserlo, cioè persona. Una sorta di eugenetica di stampo nazista, però casereccia, adattata a questo brutto periodo.

Autore di questa nefandezza, orrida proposizione concettuale, è stato nientemeno che il presidente della Commissione Antimafia, il grillino Nicola Morra che, pertanto,  guadagnerà la copertina di questo articolo, la presentazione e le note a margine. Il  fatto stesso che abbia ricevuto pesanti accuse da tutti gli schieramenti, compreso il suo (ma deprimente la difesa d’ufficio della senatrice Barbara Lezzi) , per conseguenza,  dovrebbe indurlo a fare la cosa più sensata che gli è stata raccomandata: rassegnare le dimissioni.

E, invece, cosa succede? Come in un feuilleton, Morra si scusa e non intende dimettersi. Eh no! Quello che è successo è difficile ritrovarlo anche nella sgangherata politica italiana degli ultimi tempi!. Questa storia, poi, delle scuse che sempre si porgono, dopo aver procurato tanto danno, è diventato il divertissement di tutte le situazioni di questo genere. Si narra che  Morra avesse qualcosa in testa (menomale!) e voler trovare il momento per dirlo.  Però, sbagliando gravemente e anche più.  Poiché, a proposito della drammatica situazione in cui versa la regione Calabria (sociale, politica, sanitaria), pervasa dalla presenza della ndrangheta, Morra ha voluto dire la sua e, sempre approfittando dell’arresto del presidente della regione Domenico Tallini, ha argomentato che i calabresi si meritano quei politici e hanno meritato la stessa Jole Santelli (voluta da Tallini), e da loro votata nonostante si sapesse che era gravemente malata.  

“Ben gli sta, ai calabresi!” - ( e lui stesso calabrese)! Orripilante. E s’è pure vantato, rivendicando il fatto che soltanto lui ha avuto il coraggio di dire certe cose. Grazie, se si tratta di averle ascoltate per l’ultima volta.

Così dicendo, Morra mostra di non avere pudore, di non rendersi conto di aver usato parole miserabili che evidentemente non sono frutto del caso ma la costituzione del suo portato emotivo, della sua stessa gestazione mentale. E, volendo fare un solo passo indietro, ci sarebbe da chiedere  cosa abbia prodotto il suo operato dall’inizio del suo importante incarico di presidente della Commissione antimafia: sanità al collasso (le varie Asl che pagavano anche quattro volte le stesse fatture! Nessun controllo, complicità a tutti i livelli politici e gestionali), senza strutture, tanto da essere dichiarata zona “rossa” in questo periodo di pandemia. “Quindi, non “zona rossa” per numero di infetti (anzi, i numeri sono trascurabili), quanto per il fatto che l’eventuale  aggravamento della situazione porterebbe a uno scenario da incubo.

Qui, bisogna dire, non si sa chi salvare e non si tratta certo di passanti in libera uscita. Viene lordato il ruolo che ricoprono, forse nemmeno si rendono conto delle loro azioni. Purtroppo, è lungo l’elenco di politici di primo piano incappati in quelle che bonariamente si chiamano gaffes; più esattamente si tratta di errori che hanno marchiato a fuoco il prosieguo del loro operato. Con  relative conseguenze nell’opinione pubblica, in questa fase tramortita dalla persistenza dell’emergenza sanitaria che occupa gran parte del nostro tempo e non fa vedere tant’altro  che succede in giro. E, se persino un ministro misurato come Roberto Speranza è chiamato in causa per i disastri calabresi (sponsor di uno dei commissari dimessisi) e commette inspiegabili errori di comunicazione in almeno un paio di circostanze (sintetizzando: disse “basta sport e  calcio e pensiamo alla salute!” E invito alla “delazione” per chi avesse infranto la disposizione del numero massimo di ospiti in casa), immaginate cos’altro succede da altre parti.

Ma tutto fila liscio come l’olio e raramente, se non mai succede qualcosa. E, per stare alla stretta attualità, come in “eterno ritorno”, di nuovo ancorati a Berlusconi per …salvare il Paese. “Quello” che qualche suo fatto è riuscito sempre a farselo e ad avere sempre un piede nella politica che conta, tanto da riuscire a far nominare a presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati (troppi nomi!), attuale presidente del Senato .” Quella” che, intervistata da Lilly Gruber su La 7, a “Otto e mezzo”, sul caso “Ruby”, (la giovanissima amante di Berlusconi) affermò convinta che Ruby fosse la “nipote di Mubarak”, l’allora presidente egiziano.

LUIGI NANNI