NARDO' - Questi poveri assessori e le loro cadute di stile. Chiamati a riparare, senza successo, i gravi guasti sociali e strategici causati dalle bizze isteriche di Pippi Mellone. E mai, come stavolta, gli strateghi dello staff sono riusciti a confezionare una toppa che è più evidente del buco. Segnali evidenti che azione e comunicazione di questi signori sono efficaci solo se parlano di asfalto e qualche discutibilissima opera per accessoriare le strade.
“Strategie sul tema biblioteche e Crsec. La spiegazione dell’assessore Tollemeto”: questo il tema dell’intervento serale dell’assessore alla cultura Ettore Tollemeto, al termine di una giornata convulsa, in cui i telefoni di molti cittadini si sono surriscaldati e gli animi incupiti, non solo a Nardò.
In realtà appare tardiva e ben poco strategica la spiegazione dell’assessore sul destino del Centro Servizi Culturali e Bibliotecari, che appare ora segnato, dopo il colpo finale assestato, forse incautamente, proprio dall’assessore.
Le spiegazioni giungono dal solo Tollemeto, senza la solida stampella del capo dell’amministrazione, in una nota confusa, dalla quale si evince l’intenzione di non chiudere la prestigiosa struttura regionale ma di puntare ad un Polo bibliotecario unico.
L’avvio di un annunciato percorso culturale di tutto rispetto parte, però, con quattro ruote su quattro sgonfie, visto che inizia con la chiusura di un fondamentale tassello dell’offerta culturale cittadina.
Non sembra affatto che questo sia “suggerito da ogni buona prassi di attività culturale” come recita l’asfittico messaggio assessorile. In parole semplici: si vuole avere la botte piena e la moglie ubriaca, ma non è possibile, nemmeno nella seconda città della Provincia di questi tempi.
Come in tutte le farse, si assiste ad almeno due atti. Atto Primo: “Lascia o raddoppia”.
Non una sola ma due biblioteche.
In realtà, sembra, neppure una, con la biblioteca Vergari chiusa per lavori almeno per altri tre o quattro mesi (ad essere ottimisti).
La spiegazione di Tollemeto di dotare Nardò di un polo bibliotecario moderno, dotato di servizi efficienti, “che possa garantire agli utenti (in gran parte studenti) la possibilità di frequentare una biblioteca in ogni ora del giorno. Un polo bibliotecario unico, che sia capace di essere in rete con altri soggetti” stride, in verità, con la chiusura già di fatto annunciata dalla Regione in una nota molto secca con cui si danno disposizioni, queste sì chiarissime, per tutte le tristi incombenze finali relative all' inventario.
Tollemeto espone le strategie dell’amministrazione neritina di modernizzazione della biblioteca secondo sistemi già noti, probabilmente, a Cicerone nelle lettere a Varrone, ma in quel caso, forse, più lineari.
C’è poi un Atto II, che si potrebbe intitolare “come fecero a Galatone”: “è impensabile che nella vicina Galatone ci sia qualcuno che abbia come obiettivo quello di scippare i libri a Nardò. Sarebbe uno sgarbo istituzionale grave, sicuramente estraneo alla forma mentis dell'amministrazione galatonese”.
Ecco la spiegazione: la paventata sottrazione del patrimonio librario da parte dei vicini appare un’onta insopportabile, che risveglia lo spirito neritino.
Non elegantissimo il richiamo alla cifra che avrebbe speso il comune negli anni per dotare il centro Servizi di libri: in realtà ha speso poco, anzi nulla rispetto a quanto la Biblioteca ed i suoi operatori hanno dato alla città e alla sua crescita culturale in tutti questi anni. E poi il “rinfaccio” è proprio dei coniugi litigiosi sull’orlo del divorzio. Anche per le separazioni è preferibile un po' di stile. In questa vicenda è mancato del tutto. Tra l’altro gli acquisti non sono stati effettuati presso “rivendite”: erano librerie cittadine, non drogherie di terz’ordine.
Ci si chiede anche quanto la presenza di due biblioteche abbia agevolato Nardò nell’intercettare cospicui finanziamenti: che succederà se l’operazione super biblioteca, una meglio di due, non va in porto?
La preoccupazione è che, dopo “la Biblioteca va al parco” e “La biblioteca va a scuola” l’atto finale sia “La Biblioteca va… a quel Paese”. Fine.
Insomma una risposta che è un Armageddon.