NARDO' - Nello scorrere del tempo, durante il quale a volte il vortice di avvenimenti lascia passare inosservati momenti e personaggi della nostra storia, è bene che qualcuno ci blocchi e ci induca a riflettere.
Questo ha fatto l’amico Mario Nanni nel ricordare Luigi Tarricone a cento anni dalla sua nascita e ben ha fatto «Portadimare» a pubblicarne l’articolo.
È stato un efficace profilo di un personaggio, che ha segnato positivamente la storia politica cittadina, ha, da insegnate e da intellettuale, contribuito alla formazione scolastica di generazioni, ha umanamente caratterizzato la storia personale di tanti, ha nostalgicamente -e continua- a far ripercorrere un’epoca di grandi personaggi, ancor più grandi per i tanti personaggi soltanto grossi che oggi si aggirano in mezzo a noi.
Mario Nanni, con l’efficacia del giornalista puro, ha evidenziato il ruolo che ha avuto nel suo Partito Socialista Italiano non solo a livello locale, ma anche regionale e nazionale.
Non ho da aggiungere niente altro.
Tuttavia non posso non indicare la necessità storica, a livello politico e a livello letterario, di fissare con organicità e con documentazione la sua complessa personalità almeno nel contesto cittadino, laddove con la vita parallela soprattutto di Benedetto Leuzzi ha determinato le tappe più significative di un cinquantennio della nostra città.
Determinazione anche di coscienze politiche, che, favorevoli o contrarie, in positivo o in negativo, si alimentavano della loro testimonianza forte e autorevole, anche se, a volte, autoritaria.
Anche la poesia riprodotta da Paolo Pisacane induce a riflettere su un altro aspetto di Luigi Tarricone, quale poeta.
Le poesie sono raccolte in due libri, «Poesie» e «Altre poesie», pubblicate rispettivamente nel 1994 e nel 1999, caratterizzate di frammentismo lirico, aspetto particolare della poesia del Novecento.
Ma è anche, da umanista conferenziere, autore di saggi letterari, come la «Poesia di Virgilio» e «Petrarca e Laura», pubblicati nel 1962 dal nostro Salvatore Napoli Leone nella sua tipografia «Artigrafiche Leone - Nardò». Se si vuole, c’è da leggere, studiare, analizzare e commentare.
Politica e cultura convivevano e si integravano; così come l’espressione determinata e dura del suo carattere si integrava con la sensibilità poetica e con la sensibilità umana, che ho potuto personalmente sperimentare.
Il rispetto umano fra noi non era mai venuto meno anche se avversari -giammai nemici- politici tra un socialista e un democristiano, che solo in me era doveroso, data la mia età e la mia limitata testimonianza politica: il prof. Tarricone era un personaggio di grande livello.
Ma è stato nell’ultimo periodo della sua vita, ormai lontano dalla politica attiva, che volle che io collaborassi con lui nella ricostruzione della sua vita.
Iniziammo il dialogo, registrando tutto. Mi parlava e, al di là dei fatti, scoprivo anche sul volto una profonda sensibilità, che, spento il microfono, assumeva una dimensione di commozione umana e di profonda religiosità laica, che coinvolgeva entrambi.
Purtroppo l’immatura morte spezzò anche questa ricostruzione, che, oltre all’indicazione di eventi personali, avrebbe delineato, nella più autentica forma memorialistica, nuovi orizzonti e offerto segmenti e spunti di interpretazione di eventi della politica neritina, provinciale, regionale e nazionale, dati i suoi rapporti e la sua condivisione con tutti gli esponenti di spicco del suo partito politico e di altri.
Ma dobbiamo soffermarci sul personaggio pubblico, anche se non si può scindere da quello privato, che, però, rimane mio, nel mio animo, e non ne deve condizionare la interpretazione storica.
Mi auguro che si pervenga, soprattutto tramite documentazione d’archivio, a delineare la sua figura, perché si rispetti la sua intensa e operosa testimonianza e perché serva di riferimento per chi intende far politica e per chi è disponibile a coniugare la politica stessa e la cultura.
Mario Mennonna