NARDO' - Diventerà presto un sistema per punire i nemici politici?
L'aggettivo STRAFALARIA/O, termine prettamente utilizzato ad Agrigento, ha origini millenarie. Attorno al 571 A. C. il tiranno di Akràgas, Falaride, impose la costruzione di un grande toro di bronzo, vuoto al suo interno. Si legge su wikiledia: L'invenzione dello strumento viene attribuita a Perillo di Atene, un fonditore di ottone, che propose a Falaride, tiranno di Agrigento, un nuovo sistema per giustiziare i criminali. Secondo la leggenda, riferita con precisione da Paolo Orosio, egli realizzò la riproduzione di un toro metallico, vuoto all'interno e con una porta sul fianco. La vittima veniva rinchiusa dentro e un fuoco veniva acceso sotto di esso, riscaldando il metallo fino ad arroventarlo: così la vittima all'interno arrostiva lentamente fino alla morte. Per far sì che niente di indecoroso potesse rovinare il diletto dell'osservatore, il toro era costruito in modo tale che il suo fumo si levasse in profumate nuvole di incenso. La testa era dotata di un complesso sistema di tubi e fermi, che convertivano le urla dei prigionieri in suoni simili a quelli emessi da un toro infuriato. Si narra anche che una volta riaperto lo strumento di morte, le ossa riarse delle vittime brillassero come gioielli e venissero trasformate in braccialetti.
Cronaca
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Falaride lodò l'invenzione e ordinò che essa venisse provata dallo stesso Perillo. Quando Perillo entrò, venne immediatamente chiuso dentro e venne acceso il fuoco e così Falaride poté udire il suono delle sue grida. Prima che Perillo ne morisse, Falaride fece aprire la porta e lo tirò fuori. Perillo credeva di essere ricompensato per la sua invenzione, e invece, dopo averlo liberato dal toro, Falaride lo fece gettare dalla cima di una rupe. La leggenda vuole che lo stesso Falaride sia stato ucciso con questo metodo quando venne rovesciato da Telemaco.
Ecco, dal nome del tiranno Falaride e dalla sua crudeltà deriva la etimologia della parola STRAFALARIA/O che definisce, generalmente, una donna o un uomo che discute in maniera sguaiata, isterica e cafona.