Cronaca

La questione dei reflui di fogna resa chiara chiara per tutti. La può capire anche ogni consigliere comunale

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NARDO' - Questa nota, vorremmo dire "definitiva", è stata scritta dal professor Giorgio Metafune dopo lo studio della questione. Ci permettiamo solo di riportare qui, in attacco, quella che è la conclusione del docente universitario: "credo che i candidati Sindaco debbano prendere posizione e dire come la pensano. Un consiglio, anche se non richiesto. Evitate di dire cose che non si possono fare perché tanti cittadini ne hanno abbastanza, io per primo. La politica non può essere solo uno spettacolo, anche se oggi paga. Questo Paese, come mezzo mondo, sta andando in rovina perché l’incompetenza è al comando ovunque, perché non si vuol dire no e perché, in ultima analisi, conta solo il potere personale e si è disposti a tutto pur di mantenerlo" .

Viste le recenti novità sul problema dei reflui tra Nardò e Porto Cesareo, mi sembra opportuno aggiornare il contributo che recentemente Porta di Mare ha ripreso sulla base di un articolo apparso sulla Gazzetta di settembre. Preferisco farlo per punti, un po' per abitudine professionale, un po' perché le affermazioni siano chiare.

  1. Il problema del riuso va distinto da quello dello sversamento dei reflui non utilizzati. Siamo tutti d’accordo che i reflui vanno riutilizzati al massimo e tutti i progetti recenti che l’Acquedotto Pugliese e la Regione Puglia hanno presentato lo prevedono. Però il riuso totale e lo scarico zero al momento sono un mito irrealizzabile perché non c’è sufficiente richiesta. Fasano riusa una parte dei reflui depurati e scarica il rimanente a mare. I dati disponibili, forniti dal gestore parlano di una media di 500.000 mc l’anno affinati e destinati all’agricoltura a fronte di circa 2 milioni di mc trattati. Gallipoli riusa circa 100.000 mc l’anno a fronte dei 500.000 del primo anno, il consorzio Bonifica Arneo vende acqua (emunta dalla falda) per circa 300.000 mc (anche se alcuni dati trasmessi alla regione parlano di 500.000) mentre la sola Nardò depura 2.000.000 mc l’anno.
  2. Tutti dicono di volere il riuso ma nessuno fa nulla. Perché Nardo e Porto Cesareo (e conseguentemente il Consorzio Arrneo e l’Arif) non si fanno parte attiva nella proposta di progetti concreti? Non basta avere i depuratori in tabella 4, bisogna ammodernare e riprogettare la rete di distribuzione. Nulla è stato fatto negli ultimi 4 anni; eppure la Regione ha convocato un tavolo che è morto per inedia dopo la prima riunione.
  3. I progetti si dividono sulla destinazione finale dei reflui non riutilizzati. Il progetto dell’amministrazione precedente prevedeva lo sversamento in mare, tramite condotta sottomarina, in tabella 2; quello attuale lo spandimento al suolo. Ecofiltri, trincee drenanti…non ci facciamo abbindolare. Si tratta di spandimento al suolo che in alcuni casi è consentito, in altri no.
  4. Lo sversamento in mare è chiaro cosa sia; meglio una lunga condotta di uno scarico raso scoglio, che impedisce anche la balneazione.
  5. E lo sversamento al suolo? Ci sono dei casi in cui la legge autorizza in deroga; ci deve essere l’impossibilità tecnica o l’eccessiva onerosità a raggiungere il mare e in ogni caso devono essere rispettate delle proporzioni tra quantità dei reflui e distanza dei depuratori dal mare. C’è eccessiva onerosità? Al contrario, è più costoso il progetto proposto, visto che bisogna costruire un impianto di affinamento, gli “ecofiltri”, procedere ad espropri (già, nessuno lo dice ma ci sono anche questi), poi affinare l’acqua per poi sversarla al suolo. Ma possiamo sorvolare su questo; diciamo che il beneficio ambientale non ha prezzo.
  6. E allora vediamo quale potrebbe essere il beneficio ambientale dello sversamento al suolo (vietato per legge). Ce ne è uno solo: il rimpinguamento della falda. Ma questo può essere vero nell’entro terra, non a 3.5 km dal mare. L’acqua sversata al suolo a Santo Stefano, percola nel terreno, finisce in falda e…diritta al mare. Insomma, ci stiamo prendendo in giro. E allora si capisce perché la legge prevede la deroga solo se vengono superate le distanze minime (5 km per Nardò). Per impedire di prendersi in giro!
  7. Non finisce qui. Il progetto “scarico zero” prevede l’affinamento di tutti i reflui, anche di quelli che non riusiamo, per poi sversarli al suolo (dove non possono che andare in tabella 4). Non ha alcun senso fare così ed un corretto progetto di riuso prevede sempre l’affinamento, con un modulo di depurazione aggiuntivo, della sola acqua destinata ai fine agricoli. La gestione dei bacini di drenaggio è poi costosa: vanno puliti periodicamente e per questo è in genere opportuno sovradimensionarli rispetto alle portate medie. Non è il caso del progetto attuale e una necessaria correzione comporterebbe altri terreni da espropriare.
  8. Giustamente il ministero dell’ambiente non ha concesso la deroga. E io ritengo che manterrà la posizione, sia perché il progetto è sbagliato sia perché non è nella facoltà di un ministero concedere una deroga che la legge non prevede.
  9. Cosa fare dunque adesso. Bisogna tornare al progetto dell’amministrazione precedente, mettendo contestualmente attorno ad un tavolo il Consorzio Arneo e l’Arif perché redigano un progetto realistico di riuso, riducendo il prelievo dalla falda. Che questo ancora non ci sia è purtroppo la prova che l’argomento è stato usato solo per fini elettorali.
  10. E’assolutamente inutile dividersi su come smaltire l’acqua in eccesso quando il problema principale (sul quale siamo tutti d’accordo) è assicurare il massimo riuso possibile. E’ un obiettivo percorribile, anche copiando altre realtà pugliesi, e sul quale è facile fare bene, visto che partiamo dal riuso zero.
  11. Adesso i lavori a Porto Cesareo sono finiti, il depuratore è pronto e l’amministrazione preme per l’allaccio a Nardò. Che si fa? Porto Cesareo ha diritto alla rete fognaria, nessun dubbio. Ma conviene a tutti, non solo ai nostri vicini. E’ meglio che continuino a usare pozzi neri che non tengono, così i liquami finiscono a mare? E’ meglio che le autobotti sversino il tal quale di Porto Cesareo nel depuratore di Nardò (oggi fanno così) che opera in tabella 1 o che il depuratore di Porto Cesareo in tabella 4 scarichi a Torre Inserraglio? Cosa inquina di meno, secondo voi?
  12. L’Italia ha pagato milioni di euro alla comunità europea per infrazioni ambientali. Su questa vicenda è stata già messa in mora, comincerà a pagare e tanto più pagherà quanto più tardi si troverà la soluzione. Sono soldi nostri, che stiamo buttando via (la Comunità Europea li recupera decurtandoli sul finanziamento dei progetti all’Italia che a sua volta si rivale sulle Regioni). Se si sapesse quanto perdiamo forse guarderemmo i nostri amministratori sotto altra luce o chiederemmo loro di pagare il danno.

Mi fermo qui. Ma credo che i candidati Sindaco debbano prendere posizione e dire come la pensano. Un consiglio, anche se non richiesto. Evitate di dire cose che non si possono fare perché tanti cittadini ne hanno abbastanza, io per primo. La politica non può essere solo uno spettacolo, anche se oggi paga. Questo Paese, come mezzo mondo, sta andando in rovina perché l’incompetenza è al comando ovunque, perché non si vuol dire no e perché, in ultima analisi, conta solo il potere personale e si è disposti a tutto pur di mantenerlo.