PORTO CESAREO E NARDO' - Il governatore pugliese ha messo tutti d'accordo grazie al suo ascendente sul sindaco neritino Pippi Mellone, riluttante a fare riversare "la merda di Porto Cesareo nel mare di Nardò" come ha più volte affermato. La soluzione in un documento trasmesso al Ministero che aveva bocciato il ricorso della Regione Puglia. Interessante il ruolo fondamentale che hanno avuto i sindaci della cordata del presidente, Flavio Filoni e Stefano Minerva.
Una soluzione talmente semplice che è inspiegabile credere che non sia venuta in mente prima ai tecnici della Regione Puglia, sempre molto attenti sul tema della depurazione.
I fatti raccontano che l'Amministrazione guidata da Mellone ha fatto cadere il progetto per la condotta sottomarina necessaria per disperdere i reflui di fogna in mare aperto. L'alternativa, però, si è sempre rivelata fantascientifica: smaltire i reflui di fognatura attraverso trincee drenanti per far assorbire le acque dalla falda.
Una ipotesi che in un primo momento anche la Regione Puglia ha caldeggiato, più per tenere buono Mellone che perché realmente convinta della bontà dell'idea. Che, infatti, è irrealizzabile come ha spiegato a più riprese il Ministero dell'Ambiente.
Mellone, così, si è ritrovato con una patata bollente da gestire. Ritornare al progetto della condotta o prendere tempo?
Ha scelto la seconda strada perché, nel frattempo, venivano celebrate le elezioni a Porto Cesareo dove erano in lizza i suoi amici di Cambiare Rotta che avrebbero fatto fronte comune con lui. Invece ha vinto Silvia Tarantino di un gruppo civico la cui giunta ha ottimi legami anche con il governatore Michele Emiliano al quale è stato chiesto a più riprese di mettere in funzione il depuratore di contrada Bellanova.
Ma se il depuratore viene attivato (costato milioni di euro) i reflui di Porto Cesareo verranno smaltiti a ridosso degli scogli di Torre Inserraglio. E Mellone ha lanciato l'anatema e la sfida a Emiliano ed ai vicini cesarini: "mai la merda di Porto Cesareo nel mare di Nardò".
Una situazione ingestibile, il proverbiale serpente che si morde la coda.
Ci ha pensato la Regione Puglia a trovare una soluzione mai individuata prima che potrà sistemare tutto. La nota è un protocollo mandato il 29 marzo ai ministerio competenti ma ratificato già dai due sindaci: si tratta della linea di confine tra i due Comuni.
Lo scarico a mare del depuratore (anzi dei depuratori congiunti: quello di Nardò in contrada Santo Stefano e quello di Porto Cesareo in contrada Bellanova) attualmente si trova dietro Torre Inserraglio, in territorio di Nardò. L'idea progettuale è di spostare la linea di confine tra i due Municipi di circa cinquanta metri, verso sud, verso Portoselvaggio. Porto Cesareo, insomma, diventerà poco poco più grande così da ricomprendere la fascia di scogliera dove ricade lo scarico a mare.
Così lo scarico dei depuratori sarà pienamente ricompreso nel territorio di Porto Cesareo.
Una soluzione semplice, economica e che mette tutti d'accordo. Basterà tirare una riga.
Appare incredibile, invero, che nessuno ci abbia pensato prima ma i colpi di genio sono così: quando vengono vengono.
Presto, in questo modo, Porto Cesareo avrà il suo scarico in funzione per la prossima estate e nessuno potrà rinfacciare a Mellone, men che meno i suoi oppositori, che la merda di Porto Cesareo sarà sversata nel mare di Nardò.
Anzi, la contropartita "politica" è proprio questa. Mellone, infatti, potrà dire che ora i cesarini dovranno sorbirsi la "merda" di Nardò. Diventerà una vittoria politica senza precedenti.
L'unico a non essere molto contento pare sia stato l'assessore Mino Natalizio per la necessaria perdita - un sacrificio necessario secondo il sindaco neritino - di una delle torri costiere che, in genere, attirano tanti finanziamenti.
Ma i buoni uffici col sindaco di Gallipoli, Stefano Minerva, potrebbero generare una sorta di compensazione se il primo cittadino gallipolino cedesse un pezzo di Lido Conchiglie, magari la iconica Montagna Spaccata. Insomma Nardò perderebbe cinquanta metri da un parte per guadagnarli dall'altra.
In mezzo c'è la Reggia, territorio di Galatone, ma non pare un problema: oggigiorno, con il computer si possono fare miracoli anche sulle mappe catastali.
E poi anche il sindaco di Galatone, Flavio Filoni, è un amico.
