Cronaca

AUSPICIO - Che il 25 Aprile diventi la data ufficiale e condivisa da tutto il popolo italiano

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NARDO' - Il professore ringrazia il portale di esistere. Ma senza persone come lui non esisteremmo noi. Per questo siamo noi a ringraziare.

IL 25 APRILE

Auspicare che il 25 Aprile diventi la data ufficiale e condivisa da tutto il popolo italiano per ritrovarsi uniti nella propria Patria, può sembrare ancora utopico per diversi motivi.

Sono motivi culturali e motivi politici, che le nuove generazioni, lontane da incrostazioni e presunzioni, non riescono, però, a comprendere.

Tuttavia se non si emarginano residuati culturali e non ci si proietta in una ricerca leale del vero significato e dell’autentica dimensione della Resistenza nel più ampio quadro della Guerra di Liberazione, sempre queste nuove generazioni, ammaliate da una liquidità culturale e valoriale, non avranno né la Memoria né l’anelito della Patria.

Patria, ovviamente, non nazionalistica né sovranista, ma terra delle origini con la propria storia, che vive in rapporti dialogici e collaborativi con altre Patrie al fine di costruire un futuro più saldo anche nei valori di libertà e di pace, valori primari e sempre universalmente indispensabili per una convivenza civile a favore della dignità dell’uomo.

D’altra parte la Guerra di Liberazione -e non per imposta interpretazione dei vincitori- è stata una lotta per costruire la libertà, per ricomporre la dignità di ogni singolo popolo e di ogni singola persona e per consegnare la propria autodeterminazione a ciascun popolo.

Una data, allora, quel del 25 Aprile che, con la successiva Costituzione, ha dato a tutti la possibilità di riscoprirsi cittadini di una Patria, anche a coloro che allora sbagliarono nella loro scelta, ma che, poi, proprio per il 25 Aprile, hanno avuto l’occasione di esprimere le proprie idee e di fruire, da cittadini liberi, dei benefici della democrazia…anche quelle frange di italiani che aderirono alla Repubblica Sociale Italiana o, addirittura, al nazismo e quelle altre, un’esigua minoranza del mondo comunista, che volevano diffondere una propria rivoluzione per consegnare l’Italia al mondo sovietico.

Se svestiamo, da uomini di buona volontà, questa data dalla strumentalizzazione politica, ormai anacronistica, e salottiera, ormai becera, e dall’astorica attribuzione esclusivistica, e le consegniamo l’ampio respiro autenticamente storico e profondamente valoriale, possiamo tutti incontrarci ed esultare, come altri popoli fanno per precise loro date, nelle quali tutti si ritrovano per la riconoscenza di quello che sono state e per la gratitudine per quanto hanno consegnato al futuro.

Sarebbe ora! Sarebbe ora di riscoprire l’unità nazionale intorno ad un evento, che, salvo minoranze allora ancora illuse, trovò -prima volta in Italia!- unità di lotta e di intenti in tutte le fasce sociali, in tutte le età e in ogni luogo.

Distinti ma non separati intorno al 25Aprile!

E questa data appartiene al Nord come al Centro e come al Sud, perché tutti l’hanno costruita.

Anche noi meridionali dobbiamo sentirci orgogliosi di aver contribuito alla lotta di liberazione da una dittatura, che nessuno può negare che allora fu del regime fascista, e dalla dominazione, che nessuno può negare che allora fu del nazismo.

Solo il 25 Aprile ha l’ampio orizzonte di una Patria e allora perché non riconoscerci ufficialmente tutti uniti non di facciata ma di adesione testimoniata ai suoi valori?

Molto dipende dalle nostre generazioni di mezzo, cioè tra quelle che hanno lottato con previdenza in un fronte e con illusione nell’altro fronte, perché non si disperda l’autentico valore della libertà e sempre più si traccia la morte della Patria.

Altra forma di espressione di amor patrio è soltanto frutto, da una parte, di retorica perché dimentica il 25 Aprile e, dall’altra, di arroganza perché presume di detenere in esclusiva il primato del 25 Aprile.

La nostra generazione, pertanto, ha una grande responsabilità storica in nome della libertà e dell’unità patria, indispensabili per costruire un saldo futuro.

                                                                                                                      Mario Mennonna