Cronaca

BASTA CON IL TRITACARNE PER IL COMPARTO AGRICOLO NERETINO - Un centesimo a quintale? La strana storia di una ricostruzione che probabilmente contiene un (grave) errore

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NARDO' - Forse un refuso (!) getta un'ombra cupa sul comparto agricolo delle angurie. La paga reale, infatti, dovrebbe essere di un centesimo a chilo (anche due) per la raccolta delle angurie. E non di un centesimo a quintale che comporterebbe che per guadagnarsi la giornata una persona dovrebbe caricare 500 quintali di prodotto al giorno. Impossibile anche per Hulk. Per questo motivo abbiamo sentito due esperti della materia: "quando comprano le mie angurie, l’acquirente detrae dal prezzo finale, concordato prima e quindi stimato, 2 cent a chilo per la raccolta. Una squadra da 6 persone può caricare circa 500 quintali al giorno, inteso come sei ore di lavoro" dice il primo. Mentre per il secondo: "Sì, un centesimo a chilo o, se ti piace di più, un euro a quintale. Tieni conto che le angurie vanno da 8 a 15 chili. Discorso diverso per le anguriette (fino a 2 chili e mezzo) per le quali si mettono d'accordo a prezzi superiori".

Ieri mi è capitato di leggere un articolo di un giornale locale dal quale emerge, a seguito di un servizio giornalistico, che vi sarebbero lavoratori stagionali che, a loro dire, percepiscono come paga 1 centesimo al quintale. Mi pare surreale che si dia ampio risalto ad una dichiarazione di un presunto lavoratore incontrato per strada che con la sua affermazione getta un’onta pesantissima sull’intero comparto agricolo. 1 centesimo al quintale significa che per raggiungere una paga giornaliera come prevede il ccnl un lavoratore dovrebbe raccogliere circa 500 quintali di angurie. Una narrazione che appare surreale persino per i racconti fantasy, ma che nella sua drammaticità da in qualche modo inizio al tiro al bersaglio sull’imprenditoria agricola neretina. 

Mi chiedo come possano essere sufficienti poche parole anonime di un presunto lavoratore che non fornisce alcun dettaglio sulle sue gravissime affermazioni, per far partire la solita macchina del fango estiva che fa balzare il nome della nostra Città ai disonori della cronaca locale e nazionale. Dichiarazioni senza dettagli precisi e senza circostanze di fatti e luoghi utili solo a gettare un’ombra sull’economia agricola neritina. Ne usciremo migliori, si diceva durante il durissimo periodo dei vari lockdown. Tutti abbiamo atteso l’allentamento dell’emergenza sanitaria causata dal Covid-19 per cercare di ripartire e recuperare, perché tutti ne siamo stati colpiti, sotto diversi profili, direttamente o indirettamente. Invece pare stia accadendo l’esatto opposto di quanto si sperava. 

Da qualche giorno è iniziata la stagione di raccolta delle angurie e tra poco inizierà anche quella dei pomodori, ma già si leggono dichiarazioni improbabili, infondate e inverosimili. Basta, non se ne può più.

Chi lavora al di là della legge è giusto che sia punito, perché è intollerabile calpestare i diritti e la dignità delle persone. Di questo, però, se ne occupano le autorità competenti impegnate giornalmente nel loro lavoro. Sul nostro territorio i controlli sul lavoro nero non mancano di certo. Ed è giusto che sia così. Ma io mi oppongo con tutte le mie forze a questa continua narrazione che ha creato il sinonimo “Nardò, Città dei caporali e degli sfruttatori”. Conosco tantissimi imprenditori agricoli e singoli agricoltori che sono persone perbene, che da generazioni si spezzano la schiena dall’alba al tramonto per mantenere vivo un pezzo di economia che è la nostra principale fonte produttiva. Lo fanno con orgoglio, con onore, con passione e nel pieno rispetto dei diritti dei lavoratori.  

Il sensazionalismo mediatico produce lo stesso effetto che si cerca di evidenziare: disprezzare una intera categoria di lavoratori. Ed io, lo ribadisco, mi opporrò, oggi e sempre, con tutte le mie forze a questo tentativo ormai pluriennale di smantellare immagine, economia e nome dell’agricoltura neretina. 

Lorenzo Siciliano
Consigliere Comunale