Cronaca

Lidi e piattaforme. Un tema troppo delicato (così come è la nostra costa) per essere dato in pasto ai faziosi da social

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NARDO' - La vicenda dei lidi amovibili (che poi tali non sono. E meglio così! Che senso avrebbe toglierli in inverno quando non danno fastidio a nessuno?) non ci appassiona. Saremo fatti male ma il tema ci ha interessati poco così come le raccolte di firme, ovviamente virtuali, per fermare questa o quella piattaforma. Allo stesso modo non ci sono piaciuti gli ultrà dell'imprenditoria spinta e a tutti i costi. Ci sembrano troppo pronti a "sottomettere" altrui libertà e natura.
Riteniamo che alcuni lidi attrezzati possano convivere con chilometri di costa impervia. Ma comprendiamo che in molti, affezionati da decenni al "proprio" scoglio, mal sopportino che l'iniziativa degli imprenditori tolga la loro libertà di farsi il bagno nel luogo prediletto.
Senza dimenticare che il denaro fa circolare altro denaro e posti di lavoro. Ma anche la natura incontaminata può diventare un "unicum", se tutti i paesi intorno, invece, decidono per lo sfruttamento intensivo della costa. Insomma, come sempre ci vuole, anche in questo caso, una via di mezzo ed un ragionamento. Contemperare le esigenze di chi paga le tasse, e quante!, e vuole usufruire almeno del mare in estate con la legittima iniziativa privata. Per questo motivo tra tanto urlare, pro e contro, abbiamo deciso di pubblicare l'intervento di Maurizio Leuzzi, ex assessore all'Urbanistica, che si rivela come al solito equilibrato ma non pilatesco. Riteniamo sia uno spunto utile per una discussione costruttiva.

QUI SOTTO L'INTERVENTO DI MAURIZIO LEUZZI

L’utilità di tutelare ma al contempo di razionalizzare l’uso della costa è indubbia, se vogliamo che il nostro paese esprima le sue enormi potenzialità turistiche e venga incontro alle esigenze/richieste di chi ci visita, così che tali potenzialità incidano positivamente sul nostro sviluppo economico. Ed infatti il Comune di Nardò è stato tra i primi (durante l’amm.ne Risi) ad adottare il Piano Comunale delle Coste.

D’altra parte non credo che “difendere” il territorio o “preservare” il paesaggio, voglia dire insistere ad oltranza per il mantenimento dello status quo. E tantomeno credo che un’ Amm.ne attenta possa limitarsi a questo, rinunciando a valorizzare e migliorare la corretta fruibilità delle nostre bellezze naturalistiche, così da rendere più attrattivo il nostro territorio.

Ciò che ha quindi ispirato il nostro PCC è stata la necessità di contemperare la esigenza di tutela e valorizzazione del paesaggio con la necessità di rendere fruibile la nostra costa (che dispone di pochissime spiagge) ai tanti turisti che chiedono un comodo accesso al mare. E lo si è fatto fissando il principio di “preservare i siti già interessati dalla libera balneazione e favorire lo sviluppo di zone di non agevole utilizzazione o non adeguatamente valorizzate”, e prescrivendo che ”la posa in opera dei manufatti dovrà tenere conto dell’andamento e della morfologia della scogliera, anche attraverso la realizzazione di più pedane a varie quote collegate dai necessari camminamenti” così da avere il minor impatto possibile sul paesaggio (delibera di G.C. n.63/15).

E l’amm.ne in carica ha ritenuto di approvare definitivamente il PCC, così come era stato adottato dalla precedente amm.ne, ossia con le prescrizioni appositamente previste a maggior tutela del paesaggio. E’ perciò evidente che spetti all’attuale amm.ne dimostrare oggi sensibilità ed attenzione nell’attuazione del piano, facendo sì che principi e prescrizioni vengano osservati.

Sicchè, nonostante io non condivida i modi demagogici e strumentalmente allarmistici con cui è stato dato in pasto ai social, e di rimando ai meno informati, il tema delicato del PCC, non sfugge, tuttavia, che gli stabilimenti ad oggi esistenti (seppur realizzati con sempre maggiori cura e gusto) non risultino allineati a quanto appositamente previsto nelle norme di attuazione. Ed è evidente che qualcosa nel raccordo tra la commissione che ha assegnato le concessioni, l’ufficio che ha assentito i progetti definitivi, la commissione per il paesaggio che li ha ulteriormente valutati e la Sovrintendenza che ha espresso il proprio parere, non ha funzionato.

Alla luce di alcune incongruenze che sono emerse nella realizzazione degli stabilimenti (come l’occupazione di uno storico camminamento di accesso al mare, o come il mancato adeguamento alla prescrizione che espressamente prevede pedane di diversa altezza a seconda dell’andamento della scogliera), ritengo quindi necessario da parte dell’attuale amm.ne porre una maggiore attenzione, per il futuro, sulla valutazione e realizzazione dei progetti, ma anche intervenire per rendere possibili le opportune modifiche sui manufatti esistenti (ovviamente alla fine della stagione estiva, così da non compromettere gli investimenti fatti dai concessionari). Sicuro, peraltro, che gli stessi concessionari non negheranno la loro disponibilità a che i loro stabilimenti si integrino ancor meglio con la bellezza della nostra costa, che dev’essere così salvaguardata nell’interesse di tutti.