NARDO' - Mario Piarulli ha scritto un libro per celebrare i suoi cento anni ma anche per testimoniare la sua fede, della quale è uno dei più autorevoli (e sicuramente il più anziano) esponenti in Puglia: Bahá’í. Il nostro grande amico è nato il 22 settembre a Nardò, in via Lata.
Piarulli è anche il testimone principale della diffusione, in Italia, di questa religione monoteistica nata in Iran nell’Ottocento che invita l’Umanità ad una unità spirituale in cui le diversità culturali e di etnia sono stimate doni meritevoli di stima e accettazione.
L’anziano leccese, nato a Nardò nel 1921 ed andato via giovanissimo per seguire la famiglia, prima dell’attuale “Racconto dei miei cento anni”, ha dato alle stampe due e ponderosi volumi con i quali assume il ruolo di testimone assoluto, non solo nel suo Paese, della fede Bahá’í: “Ambasciatori di Bahá'u'lláh”, 1200 pagine corredate di mappe e di antiche foto di luoghi, persone, eventi unici e rari legati alla storia bahá’í. La prima parte dell’opera è uno studio della vita di tutte le Mani della Causa di Dio, in un volume. La seconda parte studia con particolare attenzione la vita del dottor Ugo Giachery, con molti riferimenti a sua moglie Angeline.
Tutto inizia in quello che Piarulli, ora residente a Lecce, definisce l’anno chiave della sua vita, il 1950.
Si trova nella Capitale, “allievo appassionato del British Institute of Rome”, quando amici comuni gli presentano una coppia di coniugi americani, proprio i Giachery. Sono i primi, in Italia, a diffondere la parola di Bahá'u'lláh, profeta persiano e fondatore della fede bahá'í, che si pone come l'ultima di una lunga serie di rivelazioni divine manifestate nel corso dei secoli attraverso gli insegnamenti di Krishna, Zoroastro, Buddha, Gesù Cristo, Maometto.
“La loro abitazione di via Liguria 38 – ricorda Piarulli – rimane l’immagine del luogo della mia rinascita. Nel mese di novembre dello stesso anno, insieme ad alcuni amici, abbracciai la Fede Bahá’í” della quale resterà ambasciatore per tutta la sua, lunghissima, vita.
Un impegno costante, anche di diffusione della cultura del profeta nato a Teheran nel 1817.
Piarulli ha viaggiato lungo l’intera penisola per lavoro e ha anche tradotto in italiano, grazie alla moglie Laila, di origine egiziana, molti scritti e lettere del profeta e dei suoi successori. Richiedeva, in quegli anni, le ferie dal lavoro in gennaio - la qual cosa generò curiosità – per recarsi ad Haifa e visitare i luoghi sacri come il Monte Carmelo, in Israele.
“La mia emozione fu tanta nel vedere il mausoleo del Báb – racconta Piarulli 66 anni dopo – e ancora oggi, come allora, non sono in grado di esprimerla in una parola”. Il centenario, nella sua proverbiale signorilità, appare anche in alcuni video registrati per la rete durante i quali racconta, con pacatezza, alcune esperienze della sua bellissima vita.
La celebrazione del suo imminente secolo di vita racchiude, in nuove duecento pagine, alcuni momenti cardine della sua esistenza come l’accoglienza dei profughi ebrei in Puglia, dal 1943 al 1947. Ma il profumo del suo credo religioso, una sorta di “missione” su questa terra, impregna ogni capitolo, ogni pagina del volume. Piarulli è il testimone principale della diffusione della fede nel nostro paese grazia al contatto, rivelatore, con gli amici americani.
“I profeti – spiega – ci appaiono periodicamente perché l’uomo odierno non è più quello di un tempo. Da quando è apparsa la vita umana ci aiutano a seguire gli insegnamenti di un piano preordinato, seguendo un filo che non si è mai interrotto. Siamo noi che dobbiamo ascoltarli e trasmettere, camminando con le nostre gambe e facendo udire la nostra voce, i loro messaggi”.
L’affascinante principio della fede Bahá'í, infatti, spiega il rapporto dell'uomo nel suo dinamico e storico legame con Dio attraverso il concetto di relatività e progressività della religione, parallelamente alla scienza con la quale è stata e dev'essere in collaborativa armonia.
Una modernità del pensiero che, ancora oggi, affascina e convince questo giovanotto di cent’anni.