NARDO' - L’Associazione KollettivA è composta da un gruppo eterogeneo di donne provenienti da diverse esperienze e nasce due anni fa come risposta alla necessità di esprimere un pensiero sulla violenza di genere.
Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità 1 donna su 3 nel mondo ha fatto esperienza di violenza fisica e/o sessuale almeno una volta nella vita. Proporzioni da epidemia che definiscono il fenomeno della violenza di genere come un problema di salute oltre che una violazione dei diritti umani delle donne. Nel 30% dei casi – ed è questo il dato che ci riporta la dimensione strutturale del fenomeno - le violenze subite dalle donne sono messe in atto dai loro partner (attuali o ex).
E in Italia? In linea con il dato globale, anche nel nostro paese circa il 30% delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subito nel corso della vita una violenza fisica o sessuale.
Nel 2021 – fino ad oggi- sono state 103 le donne vittime di femminicidio, uccise perché donne. Una ogni 72 ore, 93 uccise in contesti familiari/affettivi e tra loro 63 sono state vittime del partner/ex partner. Ecco che ritorna la dimensione strutturale e culturale. E questa è solo la famosa punta dell’iceberg.
Perché se le forme di violenza fisica e sessuale sono riportate rispettivamente nel 67% e 30% dei casi, ancora più ampia è la percentuale di violenze più subdole ma altrettanto devastanti riportate dalle oltre 15.000 donne che si sono rivolte ad un Centro Anti Violenza (CAV) nel 2020 (dati ISTAT) : violenza psicologica nel 89%, minacce 49%, violenza economica nel 37% e stalking 20%. Molto spesso le donne riportano di aver subito più di una forma di violenza: violenza fisica e violenza psicologica (13,5%); violenza fisica insieme a minacce, violenza psicologica ed economica (11,1%); violenza fisica con minacce e violenza psicologica (11%). Tutte le forme di violenza indicate, da sole o in combinazione, sono perpetrate dal partner corrente o dall’ex-partner in percentuali che non scendono sotto il 60% e arrivano fino all’89% dei casi. Il contesto familiare si conferma essere quindi quello più pericoloso per una donna. E lo si è visto ancora di più durante la pandemia quando il confinamento in casa e la difficile situazione socio-economica ha esacerbato comportamenti violenti. Anche in questo caso i numeri parlano chiaro, pur se in maniera parziale: nel 2020 le chiamate al 1522 sono quasi raddoppiate (15.708) rispetto al 2019 (8.647) e nel 2021 l’andamento non sembra rallentare (12.305 nei primi nove mesi).
Il dato davvero agghiacciante è che oltre il 70% delle violenze riportate al numero di pubblica utilità 1522 duravano da molto tempo: per il 33,6% da 1 a 5 anni, per il 40,6% delle donne subisce violenza da più di 5 anni. Possiamo quindi presumere che siano molte di più le donne che subiscono violenza senza chiedere aiuto o senza avere la possibilità di farlo e che non denunciano (sono solo il 10% le donne che avviano un percorso giudiziario). E poi ci sono le donne – il 30%- che dopo aver denunciato o dopo aver chiesto aiuto al CAV, abbandonano il percorso di uscita dal ciclo della violenza.
E se per così tante donne la casa e la famiglia rappresentano il contesto dell’abuso non è che fuori di casa vada meglio.
1 milione e quattrocentomila donne in Italia subiscono molestie o ricatti sessuali sul posto di lavoro. Ricatti per essere assunte, per mantenere il posto, per avere un avanzamento di carriera. Nel contesto lavorativo le denunce per molestie sono ancora meno di quelle per violenza domestica - appena lo 0,1%- e sono oltre il 30% le donne che hanno dovuto cambiare posto di lavoro o che hanno rinunciato alla carriera.
E fin qui i dati epidemiologici della violenza di genere. Ma da dove rileviamo la dimensione strutturale e culturale del fenomeno?
Nel 2018 l’ISTAT ha svolto un’indagine sugli stereotipi di genere e sull’immagine sociale della violenza che ci rimanda quali siano i modelli culturali legati ai ruoli di genere di donne e uomini nei quali la violenza si radica.
Ed ecco che emergono come cause della violenza indicate da oltre il 50% della popolazione, la percezione del ruolo della donna e la relazione con il partner: la donna considerata come oggetto, l’uomo che deve ribadire la sua superiorità e il fastidio per l’emancipazione della donna. Il 25% ritiene la violenza o il controllo nella coppia come accettabile “sempre” o almeno “in alcune circostanze”.
E poi il classico degli stereotipi, quello per il quale una donna ha sempre una qualche responsabilità quando subisce violenza sessuale. Il 39,3% della popolazione si dichiara molto o abbastanza d’accordo con l’affermare che “le donne che non vogliono un rapporto sessuale riescono a evitarlo”.
Infine, lo stereotipo più comune: il 32,5% delle persone tra i 18 e i 74 anni si dichiara molto o abbastanza d’accordo sull’affermazione che per l’uomo, più che per la donna, sia molto importante avere successo nel lavoro.
Vi invitiamo a leggere questo documento per intero, è illuminante.
E vi invitiamo a partecipare ad un evento che crediamo possa stimolare la riflessione su quanto profondamente la rivoluzione culturale, sociale e politica necessaria a fermare la violenza contro le donne riguardi ciascuno di noi.
Sabato 27 Novembre dalle 18:00 alle 20:00 ci vedremo in Piazza Salandra a Nardò per un Flash Mob
L’Associazione KollettivA è composta da un gruppo eterogeneo di donne provenienti da diverse esperienze e nasce due anni fa come risposta alla necessità di esprimere un pensiero sulla violenza di genere.
Le attività dell’associazione si svolgono durante tutto l’anno ed hanno come scopo una socialità tutta al femminile e la volontà di stimolare dibattito e azioni a proposito della parità di genere.