Cronaca

INTERVENTO - Non si tifa per la chiusura delle scuole. Ma serve maggior senso di responsabilità

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NARDO' - La scuola in presenza non è sostituibile e non occorre essere Galimberti per capirlo ma in questo momento, vista la situazione contingente, con percentuali di contagio bulgare, onestamente credo che rientrare in aula sia una vera forzatura.

C'è un tempo per tutto e purtroppo c'è un tempo dove le priorità cambiano, dove l'ordinario diviene straordinario, dove l'urgenza diviene emergenza, dove la normalità cede il posto all'impensabile, un tempo dove varia la scala dei bisogni. Quando qualcosa muta, si altera, in modo così repentino e impattante, per sopravvivere, per superarla, non bisognerebbe far finta che tutto possa continuare come se nulla fosse senza batter ciglio, ma sarebbe opportuno adattarsi al nuovo facendo di necessità virtù. È una regola che la storia dell' evoluzione più volte ci ha svelato e ignorarla ergendosi a "paladini" dell'istruzione a tutti i costi, oltre ad essere poco visionari, non servirà ad oscurarla.

Rispetto al passato, oggi il rientro in classe ci mostra una nuova variabile. Dopo ventuno giorni dalla comparsa dei sintomi, anche se i tamponi continuano ad essere positivi, puoi interrompere l'isolamento​ con l' autorizzazione da parte del Dipartimento di Prevenzione. Significa che si è liberi, si può uscire nonostante si possa essere ancora contagiosi. Ora visto la situazione contagi della nostra comunità,​ ci sono dei ragazzi in questa sfortunata​ condizione che torneranno in classe al fianco dei compagni? Ragazzi che a fine lezione torneranno a casa dai genitori, dai nonni e poi usciranno a ritrovarsi nelle piazze? Ipotesi non verosimile? Non lo so ma non ne sarei sicuro.

Non si "tifa" per la chiusura delle scuole, dove è stato fatto il possibile per assicurare una certa sicurezza durante le lezioni, anche se nonostante l'impegno profuso, non sempre il risultato ottenuto è stato soddisfacente visti gli spazi a disposizione. Un altro problema si verifica all' entrata e all' uscita degli istituti, quando i ragazzi si incontrano e si salutano calorosamente senza alcun timore. Gli stessi ragazzi che dopo i compiti si ritrovano in gruppi numerosi a giocare e scherzare per le vie della città e delle marine con pochi accorgimenti e il giorno dopo tutti in circa 20 mq di aula. A tutto ciò aggiungiamo anche qualche adulto dalle convinzioni strampalate e il cerchio è chiuso. Purtroppo è così, questo è quello che succede e la scuola è la vittima collaterale della pandemia che in questo frangente è in continua accelerazione.

La probabilità che i ragazzi arrivino in classe infetti e asintomatici esiste eccome. Non si tratta di essere pro o contro nessuno, di essere guelfi o ghibellini, di paragonare questo a quello, si tratta di avere la certezza della massima attenzione sanitaria e di porre l' accento sui dubbi che solo il democratico confronto può affrontare. Che un economista a Roma abbia deciso in un verso, gestendo l' emergenza pandemica nel modo più ordinario possibile, imponendo la linea del PIL, non significa che sia quello giusto. Un ulteriore dettaglio : per la regione Puglia si sta valutando la zona rossa e questo sconsiglia di mettersi nelle condizioni di dover ricorrere a tardive e pericolose inversioni di marcia.

Aggiungiamo inoltre, i numerosi segnali di allarme provenienti da chi opera nell'istituzione scolastica. Convivere con il virus significa non esporre il fianco e se un surrogato scolastico come la "dad" potrebbe offrire una temporanea soluzione non vedo perché non applicarlo, senza ispirarsi ai discutibili "fumi sgarbati" del controverso showman assiduo pascolatore e urlatore di format televisivi. Ha aiutato una volta, può farlo nuovamente. I disagi non sono mancati ma neanche i risultati. Oltre ogni noioso panegirico, non so quanto convenga rischiare sulla salute pubblica. Speriamo bene. Altrimenti... booommm!

Marcello Cazzante