Cronaca

UNO SCRITTO - La scomparsa dell'ingegnere Bonsegna

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NARDO' - Per quanto e per come hai operato non ho potuto, mio caro amico, non riportare alla memoria di Nardò, la tua città, la tua testimonianza di cittadino impegnato in politica in prima fila per oltre un ventennio.
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Fosti, Mimino, tra coloro, nati nei primi anni Quaranta, che appartennero a Nardò alla terza generazione della Democrazia Cristiana, quel partito politico che vi vide nella frequenza delle sue sezioni e nelle sue assemblee dei soci apprendere, dialogare e dibattere, verificando le vostre capacità politiche. Dopo diversi anni nella militanza tra gruppi giovanili e dirigenze sezionali, in una delle due sezioni «Centro» e «Alcide De Gasperi», giungeste nel 1970 ad essere chiamati a rappresentare la Dc in Consiglio comunale.

Eravate giovani e nuovi e il vostro slogan era: Non siamo i migliori, ma vogliamo e dobbiamo diventare migliori!

E su questo vi misuraste tra vittorie e sconfitte, tra illusioni e delusioni, tra confronti all’interno del partito e tra scontri con le altre forze politiche, tra entusiasmi e pause, tra belle intuizioni ed errori.

Il tuo era un impegno costante, a volte caloroso, ma sempre rispettoso degli interlocutori; era coerente e attento alle esigenze della gente; era proiettato con tanti suggerimenti alla costruzione di un territorio sul piano urbanistico e dei lavori pubblici sempre più vivibile.

Dal 1970 al 1976, all’età di 27 anni, svolgesti il ruolo di consigliere comunale per poi approdare, nel secondo mandato, alla prima Giunta comunale retta dal sindaco Franco Antico (1977-1978) e, successivamente, rimanendo consigliere comunale, fosti impegnato nella Direzione del partito con segretario Benedetto Leuzzi. Nelle elezioni comunali successive del 1982 fosti rieletto in Consiglio comunale e, quindi, assessore comunale sin dalla prima Giunta retta in un quadripartito (Dc, Psi, Pri, Pli) dal sindaco Benedetto Leuzzi, rimasta in carica fino all’ottobre 1983, allorché il Pri con Renata Fonte dichiarò terminata l’alleanza e produsse le dimissioni dei democristiani e del liberale, mentre la stessa Renata Fonte e i socialisti costituirono una monca Giunta, che si protrasse fino al dicembre successivo.

Questa esperienza terminò a seguito della convergenza, d’intesa con il Pri, su un progetto unitario: i rappresentati della Dc e del Pli ritirarono le dimissioni e, insieme al Pri, costituirono un tripartito (Dc, Pri e Pli) retto sempre da Benedetto Leuzzi in una risicatissima maggioranza, composta da soli 16 consiglieri su 30. L’uccisione di Renata Fonte, su mandato, come da sentenza giudiziaria, dal collega di partito Antonio Spagnolo, aspirante, in sostituzione della collega, consigliere e, quindi, assessore comunale, non potette non sconvolgere anche l’assetto amministrativo, che, tra l’altro, con il ritiro del Pli, fece venir meno la maggioranza con consequenziali dimissioni del sindaco e degli assessori

Seguirono cinque mesi di estenuanti trattative e tu, Mimino, rimasto in Giunta su disposizione del partito, avesti l’oneroso incarico di assumere il governo ordinario della Città, essendo l’assessore anziano. Con senso di responsabilità e con particolare mediazione reggesti fino alla costituzione di una nuova alleanza (Dc e Pri) con la formazione di una Giunta bipartitica (Dc e Pri) retta dal sindaco Giovanni Però (1985-1987).

Con questa pesante esperienza terminò la tua attività amministrativa, mentre continuasti ad impegnarti nel partito quale componente della Direzione cittadina retta dal segretario Franco Plantera. Eri stato rappresentante della corrente morotea fino all’uccisione dell’on. Aldo Moro e, quando questa si era sciolta, confluisti in Forze Nuove sempre con l’amico Franco Plantera e Benedetto Leuzzi.

Sempre presente e battagliero, ma, nello stesso tempo, sei stato accorto mediatore tra le varie posizioni che all’interno della Dc assumevano, a volte, netto contrasto: era ovvia tale situazione, essendo un partito democratico, basato sullo studio dei problemi e sul confronto, che terminava in unitarietà sull’idea maggioritaria.

Quando si è lasciato distruggere la Dc, tu hai abbandonato la militanza politica attiva, dedicandoti esclusivamente alla tua professione di ingegnere.

Per quanto e per come hai operato non ho potuto, mio caro amico, non riportare alla memoria di Nardò, la tua città, la tua testimonianza di cittadino impegnato in politica in prima fila per oltre un ventennio.

Oggi tutto scorre e si dimentica, facendo nettamente prevalere il presente del presente rendendolo esclusivo e ingrato e, nel contempo, trascurando il presente del passato, in cui vi è anche la tua storia e quella di tanti e tanti, nonché vanificando il presente del futuro.

E in questi miei pochi righi non ho voluto abbandonarmi alla nostra comune esperienza politica, sempre uniti nelle vittorie e nelle sconfitte, agli attacchi alla nostra dignità personale e al nostro servizio di uomini pubblici. E, soprattutto, non ho voluto consegnarmi alla condivisione personale e familiare, vissuta anche con Franco Plantera, nel segno dell’amicizia tinta di tanti affettuosi, festanti, agonistici politicamente, dialettici e conviviali fatti.

Ricordi e ricordi dinanzi alla tua bara che non mi è sembrata vera e non mi è sembrata capace di contenere la tua esuberanza e la tua solita gioiosa accoglienza. E poi ho pensato alla tua profonda fragilità, che si nascondeva al di sotto della tua apparente forte severità, e alla tua umiltà; alla tua riservatezza e alla tua ansia con stupore di conoscere; alla tua franchezza e alla tua lealtà… E ricordi e ricordi delle nostre telefonate; e ricordi e ricordi della nostra esperienza politica; e ricordi e ricordi della nostra amicizia personale e familiare…ma questi, tutti questi, sono miei, che nel tratteggiare un quadro di impegno pubblico non devo esternare.

Non posso, tuttavia, con mia profonda commozione, non manifestare intenso e nostalgico dolore per l’amico Mimino e affettuosa vicinanza a Giuseppina, moglie solerte e affabile, e alle carissime Valeria e Valentina.

Mario Mennonna