Cronaca

DEMOLITION MAN - Per ora vince lui. Ma che cosa succede quando l'uomo con la ruspa incontra quello con la penna?

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NARDO' - Prima o poi il ragionamento prevarrà sulla forza bruta, anche delle parole? Domande che pensavamo di non dover fare più dopo migliaia d'anni di conquiste di civiltà. Di che parliamo? Di demolizione del gerontocomio, di false soluzioni propagandate per anni, di politici rampanti, bilanci dimezzati e vendite inesistenti.

Un sogno di una notte afosa di fine agosto

E il sogno si ripete, per cui ancora una volta non posso non parteciparlo, ma non per rivolgere addebiti a chi ormai da sei anni gestisce il potere amministrativo a Nardò, ma solo per sperare che questo mi abbandoni, perché fa soffrire il mio senso civico e trasforma il mio sorriso in ghigno.

Ebbene cosa avviene?

Mi trovo in piazza Salandra, quando vedo che ai piedi del Palazzo dell’Università converge un corteo con tante insegne.

Incuriosito mi nascondo dietro la culonna dell’Immacolata e cerco di capire qualcosa.

In testa -fatto mostruoso…ma si tratta solo di un sogno!- vedo il Gerontocomio, che tutto focoso arringa gli astanti già mentre si posizionano in silenzio e in ordine.

«…Era giunto finalmente un uomo della provvidenza che prendeva a cuore la mia salute, che man mano cominciava a vacillare per insipienza di altri uomini avvicendatisi per oltre un ventennio. Addirittura mi voleva non più impegnato a debellare la triste solitudine degli anziani, ma a garantire la gioiosa speranza ai neonati di Nardò. Alle parole seguirono i fatti. Ma quali? Con una saltellante coerenza i fatti furono che mi misero in vendita. Non fa niente, dissi, a tutti i miei membri e al terreno circostante, perché non sentirete, anche di notte, i fastidiosi pianti dei bambini. Ritorneremo alle origini e senz’altro ci arricchiremo di saggezza con gli anziani: l’acquirente è pronto a rinnovare le mie ossa! Ma ancora una volta quali i fatti? Era solo un proclama, una chimera -per non dire bugia-, una presa in giro! Mi venne un dubbio: non è che a fatti quegli non era un uomo della provvidenza? Ma non mi ribellai, né parlai: me ne rimasi zitto, perché, se avessi espresso critica, ma che dico: un solo cenno di dissenso, avrei commesso lesa maestà e sarei stato distrutto.

E da distruggere ora mi presento a voi: ipse iunxit (ndr.: ignorante, si dice: ipse dixit!!??). E allora, senza alcun timore da vile, come lo sono stato e lo sono tanti altri, non posso non esprimere altro che disappunto e altro che critica, ma netta condanna politica e amministrativa…».

E il Nostro comincia… Preciso che io mi permetto di riferire solo le parti meno pesanti, eliminando tra l’altro una o due imprecazioni all’antica con profonda amarezza gridate verso il cielo e verso il palazzo del potere.

«…Ora mi vuole distruggere, perché sostiene che sono cadente e inutilizzabile, non più sensibile fisicamente! E allora perché voleva dentro di me i neonati e le giovani mamme: a rischio di essere travolti dalle mie macerie crollate? Si sarebbe verificata un’ulteriore strage degli innocenti, già avvenuta nella storia biblica? E perché voleva gli anziani? Per essere nuovista e innovativo vuole assegnare alla storia neritina anche la strage degli anziani?

O questa mia invalidità irreversibile e pericolosa si è verificata in questi due/tre ultimissimi anni sotto la sua gestione?

Eppure sarebbe bastata un’elementare capacità amministrativa di intervento per rendermi non sano, perché lo sono anche in base alle recentissime finalità assegnatemi, ma utilizzabile: sono una ricchezza, che è costata ai neritini!

La capacità si manifesta risolvendo i problemi, non distruggendoli o facendo finta che non esistano. Distruggere…anche i bambini capricciosi distruggono per divertimento i loro giocattoli…ma i giocattoli sono loro e non sono di tutti, non sono di tutti i cittadini. In tutti questi ultimi trent’anni hanno mai conosciuto qual era il mio progetto? Allora era avveniristico: un centro aperto per anziani a disposizione di tutti i cittadini, anche bambini e giovani (al fine dell’integrazione) con servizi pubblici, parco, campi da gioco, sala per spettacoli, bar e ristorante, luoghi di socializzazione, in un quadro urbanistico studiato seriamente e con tecnici di fama nazionale che vedeva inserito me, il convento e la chiesa dell’Incoronata, il Palazzo di Città, prima vittima dell’era rivoluzionaria pur conservando validità strutturale, con il suo parco di due/tre ettari di parco alberato. E hanno mai programmato interventi ammontanti a soli 200 milioni per la mia ultimazione? Ah, se fossero stati responsabili e, in questo settore, sensibili!

Io sono sorto a metà anni ’70 con l’aiuto regionale, ma con i tanti sacrifici che prima i Comuni compivano di anno in anno per ricevere aiuti annui nei mutui che contraevano a seguito di una ben chiara e preventiva programmazione. Non è degli umani della cosa pubblica essere insensibili, ingrati e irrispettosi…».

A questo punto si surriscalda non solo negli atteggiamenti, nei toni e nelle parole (non prendetevela con me: io sono solo portavoce del sogno!).

«Distruggere! Abbattere! Financo Attila si fermò nelle sue orgiastiche devastazioni come flagello di Dio! Ma questi del Palazzo Acquaviva, dove stazionò il famigerato Guercio delle Puglie, chi li fermerà, se l’opposizione amministrativa e politica, compresa la culturale, balbetta e il popolo osanna? A me, gerontocomio, dire ecomostro…e non pensa al reale ecomostro della piovra delle piste ciclabili in ogni dove e in ogni luogo, tra l’altro con muretti ben posizionati a danno grave delle cadute…ma tanto nessuno le usa! O è l’ecomostro piovra che li divora?».

Un forte applauso, soprattutto prolungato, è provvidenziale, perché smorza la sua foga: chissà dove l’avrebbe portato, anche perché uno dei suoi ampi corridoi nel frattempo gli sussurra che solo il narrato Nerone non aveva desistito dal bruciare Roma!

Ma non si ferma e subito riprende.

«Oggi a Nardò è di moda distruggere tutto ciò che è di ere precedenti, perché i nuovi, in retorica autoreferenziale, da stranieri (ndr. non riporto il termine usato: barbari) del rispetto, della chiaroveggenza, della condivisione, del dialogo, della formazione, della democrazia, dell’umiltà e della ricerca distruggono per la nuova era neritina nel nome di una certa…meglio: incerta… rivoluzione.

Anche Attila si fermò…Anche Attila si fermò…». E gli applausi fermano il ritornello. Ma sono io a svegliarmi di soprassalto perché avverto che batto le mani… ma per distruggere una fastidiosa zanzara…distruggere: tale mania ho anch’io?!! Ma, su, è soltanto una zanzara!

Mario Mennonna