NARDO' - Per il sindaco di Nardò è un mostro di cemento. Così ha definito l'edificio. Per il professori di architettura a Roma, Venezia e Bari è un monumento che si ispira all'opera di Le Corbusier. E per questo va recuperato. Ma quei pregiatissimi para-studiosi e meta-architetti di Nardò, che concionano sempre su tutto e sono il prezzemolo di ogni minestra, con chi stanno? Con Mellone e o Le Corbusier? Intanto i tecnici incaricati dall’Amministrazione neritina – Rocco Alessandro Verona, Massimo De Marco, Gianluca Manieri – dovranno esaminare le offerte delle imprese disposte a demolire il fabbricato.
Sì, siamo partiti dai super-esperti della città: i paladini del chiodo arrugginito che su ogni cosa si esprimono ed hanno sempre un parere illuminante. Storici, ricercatori, grand'ufficiali e scrittori senza soluzione di continuità. Ma quando la questione è veramente enorme, gigantesca come il gerontocomio, e una comunità internazionale dice la sua, loro non si espongono, proprio non fiatano. Tanatosi. Fanno finta di essere morti, vanno in letargo. Non sia mai che il potente di turno li richiami all'ordine.
La partecipazione, si sa, è un'altra cosa. Propulsione e sviluppo di una società libera e consapevole. E qui non può esistere, tanti e tali sono i legacci e gli interessi tra le persone.
Intanto, nonostante loro e questa invisibilità, diventa internazionale la mobilitazione per salvare dalla demolizione una delle opere più significative a livello mondiale dell’architetto di origine foggiana Raffaele Panella: lettere e petizioni partono da diversi atenei e docenti universitari. Ma il sindaco di Nardò, Pippi Mellone, dopo averlo definito “un mostro di cemento” va per la sua strada e con una determinazione di un dirigente comunale, il 21 novembre scorso ha nominato i tecnici che dovranno giudicare le offerte per demolire il fabbricato. La spesa, solo per l’abbattimento, è di 705mila euro ed entro un mese la commissione dovrà aver concluso i lavori.
Tutto inizia proprio dopo un articolo di Repubblica Bari, il 24 ottobre scorso, pochi giorni dopo la conclusione di un convegno che si svolge a Bari dal titolo "Il patrimonio culturale pugliese", organizzato dal dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali dell'università barese. Una sezione del convegno, a cura del professor Lorenzo Pietropaolo del Politecnico di Bari, illustra il patrimonio architettonico “a rischio” in Puglia e proprio l'opera neritina di Panella appare in una scheda.
L’abstract del lavoro recita: "In Italia, il patrimonio architettonico moderno e contemporaneo è ancora poco riconosciuto, oggetto di alterazioni o di demolizioni. La sua tutela si scontra con apparati normativi e gusti correnti. Accade anche in Puglia, nonostante le iniziative regionali per l'architettura moderna e industriale".
Il riferimento è anche del gerontocomio neritino, ormai destinato alla distruzione.
Nei giorni successivi la comunità accademica si mobilita anche grazie agli allievi di Panella, uno dei massimi interpreti della cultura urbanistica in Italia e in Europa.
Il Dipartimento di architettura del Politecnico di Bari ha approvato, la scorsa settimana, un appello per auspicare il recupero e riuso dell'edificio e anche che il rettore dell'Università Iuav di Venezia ha inviato una lettera al Sindaco di Nardò al riguardo.
Inoltre gli allievi diretti di Panella, il preside della Facoltà di Architettura dell’università “La Sapienza” di Roma, Orazio Carpenzano, e Renato Bocchi, già direttore del Dipartimento di progettazione architettonica e attualmente professore di eccellenza nel corso di Teorie dell'architettura all'interno del corso di laurea magistrale in Arti Visive e Fashion Design allo Iuav di Venezia hanno predisposto una petizione nazionale per divulgare e appoggiare le iniziative per salvaguardare il gerontocomio neritino.
Ed ecco uno stralcio del documento: “L’Istituto per anziani a Nardò, oggi abbandonato e minacciato di imminente demolizione, è il frutto di un interessante progetto degli anni ’70 del secolo scorso firmato dall’architetto pugliese Raffaele Panella (1937-2016), figura insigne di docente universitario, con una lunga e prestigiosa carriera presso l’Università Iuav di Venezia, prima, e presso la facoltà di architettura della Sapienza Università di Roma, poi, dove è stato anche un apprezzato direttore di dipartimento. Si tratta di un’opera ragguardevole, d’ispirazione razionalista e molto influenzata dal magistero di Le Corbusier, realizzata a seguito di un progetto ancora più vasto e ambizioso che rimase peraltro parzialmente incompiuto”.
Il progetto di Nardò si inquadra nell’arco dei lavori svolti da Raffaele Panella negli anni ‘70 in Puglia e Lucania, nell’ambito del laboratorio Polis, cui collaborarono anche Ferruccio Orioli e Aldo Musacchio, particolarmente impegnato nel rilancio civile del Mezzogiorno d’Italia.
“Purtroppo – prosegue il testo - l’opera fu ben presto lasciata inutilizzata e abbandonata a un triste destino di degrado. Nonostante numerose proposte di riuso e riattivazione, il degrado e l’abbandono sono proseguiti fino ad oggi, talché l’attuale amministrazione comunale di Nardò ne ha deliberato la demolizione. Tuttavia si tratta di una testimonianza di architettura moderna di non poco momento, legata a una figura di architetto non molto nota al grande pubblico ma di sicuro rilievo nel panorama dell’architettura italiana contemporanea, che racconta inoltre una vicenda sociale di particolare interesse del nostro Mezzogiorno. Per questo riteniamo sarebbe tuttora opportuno considerare seriamente la sua salvaguardia e un suo possibile recupero e riuso a scopi pubblici”.
Ma ora il tempo stringe perché i tecnici incaricati dall’Amministrazione neritina – Rocco Alessandro Verona, Massimo De Marco, Gianluca Manieri – dovranno esaminare le offerte delle imprese disposte a demolire il fabbricato che per il mondo accademico è un edificio da preservare e valorizzare come un’opera d’arte ma per Nardò è solo un “mostro di cemento” come ebbe a definirlo il sindaco Pippi Mellone il sei settembre scorso: “verrà demolito e cancellato per sempre un monumento alla sciatteria e agli sprechi del passato. Cancelliamo l’ennesimo simbolo dello spreco e della peggiore classe politica del Sud Italia. Entro fine anno daremo il via ai lavori di demolizione. Al suo posto abbiamo progettato e già candidato a un bando una housing sociale per anziani soli e autosufficienti, dotata di spazi comuni e tanto verde. Anche stavolta scriviamo, anzi, riscriviamo la Storia”.