Cronaca

IMI - Un’occasione per salvaguardare pagine della nostra storia patria

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NARDO' - Ma ci sono perplessità sull'ubicazione dello spazio commemorativo nel museo di Santa Maria al Bagno.

Con grande soddisfazione ho letto che l’Amministrazione Comunale intende raccogliere documentazione inerente ai prigionieri neritini in campi di concentramento tedeschi nell’ambito degli Internati Militari Italiani (IMI) durante la Seconda Guerra Mondiale (1940-1945).

Da parte dell’assessore alla cultura, Giulia Puglia, è stato encomiabile accogliere la richiesta di nove cittadini, discendenti di IMI neritini.

Rimango, tuttavia, alquanto sorpreso nel momento in cui si parla di assumere l’impegno di ricercare altri IMI, perché si pensa che ci siano stati altri, oltre i pochi citati anche sulla stampa.

Per quanti lo ignorano mi permetto di segnalare che esistono pubblicazioni in merito, che, tra l’altro, annoverano anche con dati biografici 230 IMI, cioè prigionieri di Nardò, che hanno patito tutti le stesse privazioni e gli stessi maltrattamenti.

I dati ci sono, perché da anni pubblicati. Mi auguro, pertanto, che chi si è proposto di ricercare gli IMI neritini si riferisca alla ricerca di altri, che vanno oltre i 230 già resi alla conoscenza degli addetti e non.

Un altro augurio è quello che si proceda a riservare a tutti indistintamente lo stesso rispetto umano, civico e patriottico, a cominciare dei 6 IMI neritini, morti in prigionia.

Non condivido, invece, l’assegnazione di uno spazio presso il Museo della Memoria e dell’Accoglienza.

Il Museo è sorto per un fine preciso, cui fanno riferimento gli stessi finanziamenti regionali: la vicenda relativa ai profughi ebrei nel nostro territorio, accolti nel Campo n. 34 di Santa Maria al Bagno (1944-1947). Attualmente nell’immobile ci sono ancora spazi liberi, ma questi dovrebbero essere colmati sia dalla vasta documentazione esistente a Nardò, a cominciare dal ricco patrimonio dell’Archivio in possesso di documentazione privata di Paolo Pisacane, sia da quanto è in possesso di privati, sia dal materiale degli Archivi inglesi e, probabilmente, statunitensi, che dovrebbero contenere anche filmati dell’epoca.

Si potrebbe, altresì, raccogliere, oltre alle doverose pubblicazioni inerenti sempre ai profughi presso Santa Maria al Bagno, quanto risulta esserci, a livello archivistico e bibliografico, negli altri Campi nel Salento: Santa Cesarea, Santa Maria di Leuca e Marina di Tricase.

Un’altra sede -o la Biblioteca comunale- dovrebbe essere riservata alla documentazione e alla bibliografia (anche giornalistica) dell’800 e del ‘900 neritini, a cominciare dagli IMI.

Per esempio dallo studio condotto con l’amico Enrico Ciarfera, Quanto ti ho amata, Italia mia! I Neritini nella Grande Guerra (1915-1918), Congedo 2017, è emerso, come presso l’Archivio Provinciale di Lecce e l’Archivio storico militare, un ricco patrimonio documentale e si sono coperti vuoti, alcuni gravi, come quelli relativi agli stessi Caduti, risultati essere 283 e non 191, come erroneamente riportati sulla lapide del 1923.

E poi c’è il patrimonio, in parte già esplorato, dei 260 IMI, dei 60 Partigiani, di cui 6 morti, dei 160 Caduti della Seconda Guerra Mondiale, dei 20 antifascisti, salvo restando che molta documentazione è in possesso degli stessi familiari.

C’è, inoltre, da considerare la documentazione della “Repubblica Neritina” del 9 aprile 1920, delle occupazioni delle terre dell’Arneo, delle tabacchine, dell’emigrazione, della scuola, di personaggi, del bombardamento del 1943, dei partiti politici, mentre per l’Amministrazione comunale e per la Chiesa esistono propri archivi.

Ovviamente, come in ogni ricerca seria, i dati possono non essere esaustivi e si richiedono sempre ulteriori scavi documentali.

Affermata la sensibilità dell’Assessorato alla Cultura di procedere in questa azione di recupero, cogliamo, pertanto, l’occasione culturale, di conoscere quanto già è stato pubblicato e di raccogliere ulteriore documentazione, con l’auspicio che si proceda, senza privilegi, nel rispetto di tutti che hanno dimostrato forti e coraggiose testimonianze, dando ad ognuno equa e documentata dimensione di memoria storica.

Mario Mennonna