NARDO' - Non un bidet e nemmeno un caffè. Senza parlare di lavatrici o termosifoni.
Caro direttore, “A Nardò, non è tutto oro quello che luccica!”
Ma cosa sta accadendo realmente a Nardò alla rete idrica? Questa di stamane non è la prima volta, negli ultimi quattro anni, che ci alziamo e non abbiamo acqua dai rubinetti delle nostre case.
E ogni volta con sospensioni dell’acqua inattese, senza un minimo di preavviso. E per ripristinarla poi ci vogliono ore ed ore, specie se abiti al terzo o quarto piano. Va bene che noi dei “piani alti”, privi d’autoclave, il sabato e la domenica fare la doccia è un’impresa titanica, grazie ad una pressione fiacca.
Mentre scrivo a lei, direttore, sento in casa voci alterate e vivaci, sintomo che qualcuno sta mandando “benedizioni” alle autorità o entità celesti. Ed hanno ragione, visto che da stamane nessuno è riuscito a lavarsi, a pulire i piatti o far partire la caldaia dei termosifoni.
Pertanto in ordine di tempo, vado a memoria d’uomo, dal 15 di luglio 2019, ad ottobre 2020, passando per dicembre 2021, e ottobre 2022, sono stati numerosi i blocchi d’acqua a Nardò, e tutte con la stessa motivazione patetica e generica: “rotture improvvise, e ripristino di una saracinesca”. Con i tecnici della AQP che stanno sul posto a lavorare per ristabilire l’erogazione idrica.
Ma qui in discussione non è la bravura di un operaio, la celerità nel fare i lavori, e neanche la tempestività di un assessore che si precipita sul posto della rottura, per assistere ai lavori.
Il problema è il perché a Nardò, troppe volte, va via l’acqua e le famiglie sono private di un bene di primissima necessità, che tra l’altro pagano a peso d’oro.
Cosa c’è nella rete idrica neretina che, da qualche anno, non sta funzionando?
Chi deve chiarire questa situazione? AQP o Sindaco?
E perché non lo fanno una volta per tutte e spiegano a noi, comuni mortali, se la rete idrica e fognaria, ad es., è vecchia e dev’essere rifatta, ma non ci sono i soldi per farlo; per cui sono costretti a mettere “pezze” per riparare saracinesche decrepite, condotte che risalgono al 1868, epoca in cui un certo Camillo Rosalba, Ingegnere foggiano del Genio Civile di Bari, ebbe l'idea di realizzare un acquedotto che trasportasse l'acqua delle sorgenti Sanità di Caposele in provincia di Avellino, nell'alta Irpinia fino alla Puglia.
Ecco, caro direttore, ci accontenteremmo sentir dire queste verità, perché la prossima interruzione dell’acqua, diventa anche più semplice capire che poi, in fondo, non siamo il paese dei balocchi con rotatorie nuove, strade, piste ciclabili e lungo mare più bello d’Italia.
Ma abbiamo anche noi infrastrutture malridotte, che non possiamo rifare.
E anch’io avrei un compito più facile: dimostrare ai miei colleghi galatinesi, sempre pronti a incensare le “prodezze neretine di una giunta muscolare”, che Nardò, all'opposto, “non è tutto oro quello che luccica”.
Maurizio Maccagnano, sindacalista dissidente