Cronaca

*FOTO* - Il mistero delle tante pistole (più una) ritrovate in municipio. E sono costose

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NARDO' - Ma, allora, gli agenti di polizia municipale erano armati (sulla carta) e nemmeno lo sapevano? E perché, visto che hanno avuto e hanno ancora un notevole valore commerciale, non sono state vendute per fare cassa? L'Amministrazione ha provato anche a vendere i motorini scassati ed ha fatto tante storie sulle vetture in dotazione...
Beretta 1945 cal. 765

Un “clamoroso” ritrovamento in municipio. Una cassaforte-armeria che dormiva da anni al pianterreno del castello, in un locale che un tempo era ufficio amministrativo e da qualche tempo è stato affidato come esposizione e sede al gruppo speleologico, era piena di armi.
La “ricerca” di questi gingilli si deve alla questura di Lecce che, all’improvviso e non si sa in base a quale input, ha chiesto ai dirigenti comunali di consegnare le armi. O, perlomeno, di acquisirle per metterle in sicurezza in altro modo perché la normativa per la custodia di oggetti di questo genere è molto cambiata dagli anni Ottanta ad oggi. Anche se il Tulps che disciplina la materia non dovrebbe essere molto cambiato dagli anni Trenta ad oggi. Ma tant'è.

Sì, perché parliamo davvero di 15 Beretta modello 34 e calibro 7,65 che “dormivano” dentro le stanze del Comune da oltre quarant’anni. E sono sicuramente pezzi costosi e di pregio ma non si sa come e perché furono comprate e poi abbandonate e nessuno ricorda, dunque, che gli agenti della polizia locale siano stati mai armati.

Eppure, nel 1994, il compianto assessore alla Polizia municipale della prima giunta di Antonio Vaglio (era Claudio dell’Angelo Custode, un militare in servizio) auspicava proprio che gli agenti venissero armati per meglio compiere il proprio lavoro ed adempiere ai propri doveri. Nessuno, all’epoca, rivelò all’assessore che le armi c’erano, erano state comprate e poi messe in custodia. Nascoste dopo una spesa notevole per la città. Chissà perché nessuno gliene volle parlare.

Certo è che ora sono tornate alla luce e quando i funzionari della questura leccese le hanno richieste gli attuali padroni delle chiavi del Comune sono caduti dalle nuvole. Troppo giovani per ricordare.
Ma qualche pensionato, ormai a riposo da molti anni, sapeva bene dove stavano le fatidiche chiavi. E la cassaforte.
Così un bel giorno, circa un mese fa, la pesante armeria è stata portata via: lì dentro non c’erano le carte d’identità in bianco, come qualcuno ha pensato per anni (dunque il segreto delle armi è stato sempre ben custodito) ma ben 14 o 15 Beretta calibro 7,65. E anche un’altra Beretta, di calibro diverso, probabilmente sequestrata all’epoca e della quale si sarebbero persino perdute le carte per capire come è entrata a far parte del patrimonio comunale.

Ma queste armi che ci facevano lì? Dunque gli agenti di Pm sono stati sempre armati? O in quale occasione sono stati… disarmati? Sicuramente tutto ciò è anche materia sindacale perché l’agente armato può effettuare servizi, pensiamo ai notturni o compiti di polizia giudiziaria, che al momento sono preclusi.
Ma, ripetiamo, se gli agenti sono sempre stati “armati” (le pistole, del resto, ci sono e ne abbiamo avuto prova) perché fino ad ora non hanno potuto svolgere questi servizi?

Curiosità legittime e questioni che l’Amministrazione Mellone, evidentemente, non ha interesse ad affrontare.
Resta il nodo delle Beretta: sono di proprietà comunale? Quanto valgono? Chi le deve detenere? La questura le userà, se sono ancora utilizzabili, o ci vuole una apposita procedura per il passaggio di consegne? E, soprattutto, perché hanno dormito per almeno quarant’anni in un locale persino affidato a terzi senza che nessuno ne sapesse nulla?
E gli inventari, durante le fasi di consegna dei locali e i diversi traslochi, che cosa raccontano?
Le pistole sono rere e costose, anche come oggetti di antiquariato. Basta leggere qui per scoprirlo: https://www.armeriaeantiquariato.it/catalogo/beretta-34-nellinsolito-calibro-765-rara/
Insomma, siamo curiosi. E potrebbero anche esserlo i consiglieri comunali interessati a svelare altri particolari del “mistero delle pistole dimenticate”.