Cronaca

LETTERA APERTA AL SINDACO DI NARDÒ - La storia, svanita, del parco di tre ettari della "Penta"

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NARDO' - Il racconto di quello che sarebbe dovuto essere, e non fu, il comparto dell'Incoronata. 

Signor Sindaco, con questa mia lettera intendo soltanto sollecitarLa a desistere dalla determinazione di demolire il Gerontocomio.
Su questo argomento più volte sono intervenuto per sottolineare l’importanza di tale struttura, che, come ha potuto constatare anche attraverso gli interventi di studiosi nazionali riportati in questi giorni da “Portadimare”, rappresenta anche un punto di riferimento di alto valore architettonico.

Devo, con amarezza, rimarcare che dalla classe politica locale da 30 anni è stata abbandonata a se stessa tale costruzione di alto pregio architettonico e di avveniristico uso sociale.

Fu scelto da quella classe politica della cosiddetta Prima Repubblica un tecnico di valore nazionale, l’arch. Raffaele Panella, che diede anche una svolta urbanistica all’intero comparto, che fu definito dell’«Incoronata», in quanto il Gerontocomio avrebbe rappresentato un elemento architettonico insieme sia alla Chiesa, del più famoso magister barocco neritino Giovanni Tarantino, con annesso Convento dell’Incoronata, sia al Palazzo di Città, opera dell’arch. Mario Manieri-Elia, altro esponente di spicco, insieme al Panella, dell’arte architettonica italiana del Novecento. Questo coordinato complesso, collegato con apposita viabilità, avrebbe avuto continuità con un ampio parco di circa tre ettari che si estendeva verso “La Penta” (vedansi Piano Regolatore Generale, Piano Panella e Adeguamento del Piano Regolatore Generale in base a Legge regionale).

D’altra parte lo stesso Gerontocomio godeva ampi spazi a verde e spazi ricettivi (anche spazio sportivo, teatro, ristorante, ecc.) aperti a tutti di qualsiasi età, in modo che gli ospiti anziani ed esterni frequentanti non rimassero socialmente e culturalmente isolati.

Da 30 anni nessun governo cittadino ha completato tale opera: eppure quanti politici e amministratori si sono susseguiti di vari colori nitidi, cangianti o sbiaditi!

Dopo i vari stralci finanziari -così i Comuni allora erano costretti a procedere e a sottostare alla programmazione annuale della Regione-; dopo circa tre lustri di rincorse e dopo tanti orgogliosi sogni di dotare Nardò di simile struttura, unica nel Mezzogiorno; e, infine, dopo, quasi alla fine, un ultimo stralcio di 200 milioni per la sua ultimazione sono arrivati quelli, tra vecchi e nuovi, che si sono disinteressati, abbandonandola.

Una grave responsabilità che, per onestà intellettuale e rispetto della storia, non può riguardare soltanto Lei, signor Sindaco, che, anzi, si è trovato dinanzi ad una realtà di pluriennale abbandono, di disinteresse e di indifferenza.

Ne ha, però, la parte che Le spetta per questi ultimi anni, durante i quali dopo aver dimostrato interesse con varie prospettive e promesse, ha continuato a perseguire la scelta politica, che io definisco nefanda, dei suoi predecessori.

Una continuità che mi lascia perplesso e amareggiato.

Ma Lei, ora, può ancora intervenire e non per la demolizione, ma per il suo recupero affinché venga consegnata alla comunità, salvaguardata all’arte e coerentemente acquisita alla Sua volontà rivoluzionaria continuamente proclamata di voler spezzare ogni continuità con la classe politico-amministrativa precedente.

Da cittadino La sollecito a soprassedere dalla determinazione assunta, mentre mi permetto di invitare i Neritini, i politici, l’intellettualità attiva, gli organi di stampa e di comunicazione e le tante e tante Associazioni culturali, ambientalistiche o finalizzate alla salvaguardia del patrimonio a rivolgere identica mia istanza.

In particolar modo, come da altri già fatto, mi rivolgo ai tecnici del settore. Questi, da esperti, dovrebbero riconoscere la validità architettonica dell’opera e l’esperienza scientifica di studiosi delle diverse Università appellantisi anch’essi alla desistenza dell’abbattimento, e, quindi, dovrebbero uscire, pur impegnati nei loro lavori, dal silenzio e assumere una posizione chiara e netta.

Intanto io, da cittadino, mi appello, signor Sindaco, alla Sua sensibilità: non proseguire la continuità politico-amministrativa dell’abbandono e non distruggere questo patrimonio architettonico e sociale della nostra Città, ma salvaguardalo, conservandolo all’arte e rendendolo efficiente a servizio della popolazione.

Mario Mennonna