Cronaca

UN DECENNIO SENZA PAOLO - Come domani, 9 aprile, ci lasciava Paolo Zacchino

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NARDO' - Sono trascorsi 10 anni da quando tu, Paolo, ci hai lasciato.
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Se ti ho definito l’uomo del «già è tardi» nella realizzazione di un progetto appena ultimato nella sua elaborazione, non è tardi, caro Amico, per ricordarti. E mi auguro che sempre non sia «già è tardi» per farlo.

Sai benissimo - e ne parlavamo - com’è labile la memoria degli uomini, com’è liquida la riconoscenza e com’è angusto il riconoscimento della valida testimonianza!

Hai lasciato un’ampia eredità, frutto di decennali ricerche sia delle tradizioni, non poche riportate in pubblicazioni, come il calendario “Le Lune”, “Spruandu, Spruandu” scritto insieme a Gregorio Caputo, e la raccolta di canti, di dittèri e di proverbi; sia degli attrezzi contadini e artigianali, che poi hai raccolto in un Museo, che oggi porta il tuo nome: hai salvaguardato pagine e pagine di storia delle generazioni della tua Nardò. Non solo. Hai elaborato, fruendo anche di Mimino Spano, teatrali soggetti dialettali, che con maestria hai portato sulla scena, su cui si sono avvicendati tanti interpreti, puntando sulla vivacità personalissima di Gregorio Caputo e, per lungo periodo, di Gerarda Gravilli: hai servito con la commedia la tua città, hai cantato e suonato, tramite i tuoi nipoti, i maestri Tommaso e Alessandro Zuccaro, in una commedia musicale “Sirinata a Concettina”, quasi come omaggio alla tradizione, e hai promosso sulle scene nazionali anche la bellezza del territorio neritino e la ricchezza e l’efficacia del linguaggio, degli usi e dei costumi della tua gente.

Non solo. Hai ideato tante manifestazioni, come la suggestiva “Sull’aia tutti insieme”, il “Teatro sotto le stelle”, la originale “Mostra Spettacolo: Un tuffo nel passato”, e la rievocazione storica “La cavalcata storica e Fiera dell’Incoronata”: hai offerto anche ai turisti segmenti di cultura e di nostalgia del nostro piccolo mondo antico. Non solo. Hai testimoniato senso civico, allorché, ti sei battuto negli anni ’70 del secolo scorso per il restauro del teatro con risultato positivo per aver trovato sia più di un amministratore sensibile che mise a disposizione i semplici mezzi del bilancio comunale, sia maestranze disponibili sia l’amico Fioravante Nanni con la donazione di poltrone dismesse dalla “Scala” di Milano; e non lo sei stato da meno quando in miniatura hai ricostruito monumenti distrutti e riportati con note storiche nella pubblicazione, “Nardò sparita” per sollecitare gli amministratori a recuperare il recuperabile e a rispettare quanto esisteva; così come quando ti fu assegnata la masseria Boncuri, che rendesti centro di sperimentazione teatrale e culinario in riferimento ai piatti tradizionali.

Con il mio intervento di commiato in Chiesa durante i tuoi funerali; con l’intervento di Riccardo Leuzzi durante un incontro religioso e culturale a tuo ricordo nella chiesa di San Giuseppe, organizzato da Stefania Romano; e con il libro scritto con l’amico Gino Caputo, “Neritini”, edito da Congedo nel 2019, più ampiamente si è parlato di te anche in merito alla tua personalità e ai tuoi sentimenti, grazie ai quali senz’altro anche ora, nella tua nuova dimensione, continui a commuoverti sostando sul dolore mai sopito della prematura morte della tua figliola Giovanna.

In 40 anni di amicizia - e sul piano umano e familiare non vi è orizzonte che possa contenere il nostro affetto - e di attiva collaborazione, salvo alcune pause, mi hai dato l’opportunità di seguire anche il filone della tradizione, che instancabilmente andavi cercando in omaggio alla tua terra e nel rispetto delle generazioni passate.

Sei stato un cultore della Memoria in piena umiltà di serio ricercatore e in piena gratitudine verso chi tracciava con te segmenti di cultura.

Nella tua «segreteria» sono maturate, in un confronto costante, invenzioni, iniziative ed elaborazioni… quante, quante, Paolo, tutte difficilmente cancellabili! E quante ne avremmo potuto iniziare e completare! Era una fucina sempre in attività, aperta ai volenterosi e ai leali, ma serrata ai perditempo e ai distributori della zizzania di grettezza, di autoreferenzialità e di invidia.

Ne avevi di difetti, ma li riscattavi con la tua continua ricerca di fare e di fare bene con caparbietà; ne avevi di limiti ma eri impegnato, con umiltà e con riconoscenza, a colmarli.

Sono cresciuto anch’io con i miei difetti e i miei limiti. Siamo cresciuti: ed ora cerco di essere degno della tua testimonianza… e ti ringrazio per la condivisione dell’amicizia e per quanto hai fatto per Nardò.

Infatti di alcune iniziative si fruisce ancora perché continuano ad operare le Associazioni da te fondate: “Amici di Porta falsa” e “Piccolo Teatro di Nardò”.

E potrei continuare a tracciare il tuo profilo, ma forse per un articolo «già è tardi» per chi legge.

Ma di certo pur a 10 anni di distanza dalla tua morte, in quel 9 aprile del 2013, mi sembra ancora di averti accanto…e lo sei, perché sei vivo dentro il mio patrimonio di memoria, di affetto e di sentimenti di gratitudine.

Mario Mennonna