NARDO' - Il collegio dei revisori dei conti del Comune di Nardò ha ricevuto una serie di osservazioni che potrebbero preoccupare non poco i consiglieri comunali che dovranno, fra poche ore, approvare lo strumento più importante per l’Amministrazione comunale: il conto consuntivo. Praticamente tutte le spese effettuate saranno ratificate con l’alzata di mano dei consiglieri comunali. Non degli assessori, viene ripetuto il concetto, ma dai consiglieri che rispondono direttamente dell’approvazione, salvaguardati solo dall’organo di controllo che è, appunto, il Collegio dei revisori dei conti il cui presidente viene eletto e non sorteggiato, come sarebbe meglio.
I consiglieri comunali adesso, soprattutto dopo la pubblicazione di queste osservazioni, hanno tutto il diretto di chiedere opportune “garanzie” al sindaco Mellone.
Una pratica a cui sono sicuramente abituati.
Spesa del personale.
In nessun caso nella sezione del piano delle assunzioni a tempo determinato è riportato il ricorso a forme di lavoro flessibile quale la somministrazione di lavoro.
La predisposizione dei piani triennali dei fabbisogni (PTFP) di personale delle pubbliche amministrazioni prevede espressamente la previsione di ogni forma di ricorso a tipologie di lavoro flessibile.
Nonostante non vi sia traccia, negli strumenti di programmazione del fabbisogno triennale del personale a tempo determinato, il Comune di Nardò ha provveduto a stipulare contratti di somministrazione per l’intero esercizio 2022 per costi complessivi pari a 136mila euro come previsione di competenza e 171mila come previsione di cassa (il denaro effettivamente uscito) senza alcuna autorizzazione da parte degli organi di indirizzo politico e fuori da ogni regola della contabilità pubblica.
Da quanto è dato sapere il Collegio non ha ricevuto documentazione ufficiale per potersi esprimere compiutamente su questo aspetto. O meglio, la voce c’è in bilancio ma è riportata sotto una anonima “altre spese: da specificare”.
Eppure sono numerose le determine relative alla somministrazione di lavoro attraverso il ricorso alle agenzie di lavoro interinale che sarebbero potute balzare agli occhi anche con il controllo a campione degli atti amministrativi. Ora, però, il collegio viene informato dell’esistenza di questi atti e dovrebbe, a rigor di logica, muovere gli opportuni rilievi. Vedremo.
Non è una questione da poco. Anzi.
Va ricordato che i bilanci degli enti territoriali sono monitorati dal Sistema informativo delle operazioni degli enti pubblici (da ora Siope) che serve proprio per correttamente incasellare le voci della spesa pubblica.
Ebbene, imputare alla voce “Acquisto beni e servizi” la spesa per il personale e non alla “Redditi da lavoro dipendente – Retribuzioni lorde” può rappresentare una violazione dei principi della contabilizzazione delle spese e mette in discussione un bilancio in quanto il divieto di procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo e con qualsiasi tipologia contrattuale (in caso di mancato rispetto dei termini previsti per l’approvazione del bilancio consolidato) è assoluto e inderogabile.
Al di là dell’inopportunità di far figurare “bene e servizio” quello che è un “lavoro dipendente” (con tutto ciò che ne consegue anche a livello previdenziale e retributivo) e al di là del motivo etico che porta la massima assise di un ente territoriale a “fotografare” correttamente le spese effettuate, c’è un aspetto, diremmo, essenziale: la violazione di questo divieto costituisce danno erariale.
I consiglieri comunali sanno sicuramente di che cosa si parla.
Spesa per i canoni di pubblica illuminazione e semaforici
I costi dell’elettricità sono aumentati fortemente dall’anno 2020 in avanti. Quindi sono stati registrati maggiori costi durante l’esercizio annuale o dopo la scadenza a causa di impegni (le previsioni di spesa) insufficienti.
Il dubbio dei Comuni è: i maggiori costi non previsti sono passività pregresse o debiti fuori bilancio?
In alcuni casi, quando non viene effettuata una integrazione di bilancio, si configura l’ipotesi di debito fuori bilancio. A Nardò è successo che l’ente Comune era a conoscenza della necessità di dover effettuare un ricalcolo annuale di quanto dovuto e si tratterebbe senza dubbio di debiti fuori bilancio.
Non si tratta di noccioline ma sicuramente di oltre 355mila euro più altri 64mila euro con una determina del 30 dicembre 2022 con motivazioni generiche.
In totale la somma dovuta per differenza (vedi l’impegno di spesa sul bilancio in formazione) è di 820mila euro. In sostanza l’ufficio ammette che esiste una somma di poco più di 810mila euro relativa al canone 2022 che non sa come pagare e una somma disponibile assolutamente insufficiente per l’anno 2023.
Ad di fuori dei tecnicismi va ricordato che i debiti fori bilancio sono fortemente attenzionati dalla magistratura contabile costituendo una “patologia” del sistema. Per cui vanno tempestivamente individuati, riconosciuti dal Consiglio comunale e pagati.
Per far ciò i consiglieri comunali devono sollevare la fatidica manina e prendersi la responsabilità del riconoscimento della “spesa imprevista”. Si viene eletti anche per questo e non solo per mettersi la fascia tricolore ai matrimoni.
Imposta di soggiorno, vincolo di destinazione
Il Comune di Nardò incassa circa 261mila euro. Con questo denaro si possono finanziare solo alcuni specifici ambiti funzionali inerenti al turismo: sostegno delle strutture ricettive, manutenzione, fruizione e recupero di beni culturali, servizi pubblici locali. In sostanza si tratta di una imposta di scopo e non puoi prendere quei soldi e spenderli come più ti aggrada. Anche di questo il collegio dei revisori dovrà dare conto ai consiglieri comunali.
Non sappiamo, ovviamente, domani come finirà e se il collegio dei revisori darà prescrizioni o risponderà a questi interrogativi legittimi, anzi fondamentali per la buona tenuta dei conti.
A noi premeva, e preme, di informare lo stesso collegio, i consiglieri comunali non troppo attenti e, in primis, i cittadini di queste potenziali criticità ricordando che la fatidica “alzata di mano” non è educazione fisica ma rappresenta una determinante assunzione di responsabilità.