NARDO' - Verde Urbano: aiuto, arriva il PNRR! E tanti, troppi soldi da spendere...
Forse dimentichiamo che nell’acronimo PNRR le R sono due, con due specifici e distinti significati. Dal punto di vista degli alberi la R di Ripresa non si vede neppure all’orizzonte! Tralasciamo, per decenza pubblica, la seconda R di Resilienza… Infatti in troppi progetti PNRR si prevede, al contrario, una inesorabile regressione, sempre dal punto di vista degli alberi, in pratica ad una deforestazione urbana mai vista prima nella storia delle nostre città.
“La gatta frettolosa fece i gattini ciechi”, niente meglio di questo adagio popolare esemplifica la situazione ecologicamente paradossale indotta dai finanziamenti del PNRR a discapito dei patrimoni vegetali urbani. Tecnicamente parlando, in effetti, la vita biologica e vegetale necessita un approccio ben diverso da quello richiesto dalle opere e dai materiali minerali trattati dai progetti di riqualificazione urbanistica.
Ti tutto ciò però non pare avvedersene nessuno nella, seppure giusta, rincorsa ansiosa a non perdere le risorse finanziare a disposizione.
In un territorio come quello salentino già troppo poco forestale, ulteriormente impoverito di alberi per effetto di varie fitopatie tra cui quella epocale sugli oliveti, (ma anche quelle su querce, pini e palme) oltre che maltrattato da una gestione sovente approssimativa e carente, dove potature scriteriate e abbattimenti ingiustificati sono all’ordine del giorno, l’ultima minaccia verso la desertizzazione è data proprio da questa nuova “corsa al nuovo”. Ma mentre un manufatto nuovo ha una sua ragion d’essere, la sostituzione di alberature preesistenti con nuovi alberi deve essere valutata con estrema cautela, nella sua effettiva necessità, in un coerente e complesso bilancio costi/benefici.
Siamo evidentemente di fronte ad una insopportabile sottovalutazione del patrimonio-risorsa vegetale e dei suoi effettivi benefici, ecologici e climatici. Come ci ricorda l’autorevole Prof. Francesco Ferrini “in arboricoltura uno non vale uno" ma aggiungerei che, neppure dieci o cento a volte valgono uno, se non sussistono valide e argomentate ragioni fondate su serie valutazioni tecnico-scientifiche che giustifichino l’abbattimento di un albero adulto. Difatti il valore di alberi maturi ben stabilizzati in un sito, e magari di età pluridecennale, è notevolmente maggiore di nuovi alberelli che impiegheranno decenni prima di diventare altrettanto efficaci come produttori di servizi ecosistemici.
A ben vedere è finanche paradossale che ciò avvenga malgrado viga il principio (cautelativo e condizionale) Do No Significant Harm (DNSH) il quale prevede che gli interventi previsti dai PNRR nazionali non arrechino nessun danno significativo all’ambiente.
Chiediamoci dunque se abbattere alberi preesistenti, anche in previsione di sostituzione con altri alberi, a meno che non sia strettamente e opportunamente necessario, non sia comunque un danno significativo all’ambiente.
Qui entra in gioco, purtroppo spesso a sproposito, il criterio della sicurezza e dell’incolumità del cittadino, infatti tale criterio della sicurezza per essere praticabile deve rapportarsi logicamente a concetti come ragionevolezza e incertezza... Con tali premesse è inutile, dannoso e finanche scorretto, da parte degli amministratori, agitare lo spauracchio della sicurezza assoluta, in campo arboreo, così come per qualsiasi altro servizio urbano.
Se si ha davvero a cuore la sicurezza, il modo più adatto di agire è quello di adottare le procedure riconosciute di valutazione del rischio arboreo.
Bisogna chiarire subito che gli alberi diventano incompatibili con l’ambiente urbano per motivi di sicurezza solo e soltanto quando, in base ad una chiara e condivisa procedura di valutazione del rischio arboreo (protocolli operativi come AretéÒ, QTRA, TRAQ), ricadono in una classe di rischio non tollerabile!
In sintesi, se facendo appello alla sicurezza si abbattono alberi in condizioni di difetto di tale conoscenza non si sta abbattendo per ragioni di sicurezza bensì per altri motivi. Ciò è bene che si sappia!
Ben poche, purtroppo, sono le progettazioni affidate a staff tecnici multidisciplinari capaci di trattare la materia vegetale vivente con la giusta sensibilità e competenza.
Questa non è la sede per polemizzare sulle competenze professionali ma è palesemente chiaro che anche tale aspetto sia parte del problema della buona allocazione delle risorse finanziarie in un contesto di efficacia e pubblica utilità.
Infine, viene da chiedersi che senso abbia coinvolgere nei progetti PNRR, quelle rare volte che accade, tecnici professionisti competenti in materia arborea come gli agronomi e i forestali se poi non sono valorizzati adeguatamente nella loro precipua funzione, che è quella di valutare e curare gli alberi.
Se per affrontare la crisi climatica si vogliono (almeno in teoria) piantare milioni di alberi, che si cominci con il mantenere più a lungo possibile tutti quelli che lo possono essere. Per far ciò, nelle aree alberate incluse nei progetti di riqualificazione, si devono prevedere tutte quelle misure tecniche innovative idonee a rendere compatibile i lavori con la presenza di alberi.
Tornando al significato delle due R, se si vuole realizzare una vera e fattiva “Ripresa”, secondo i principi della “Resilienza”, dell’ecosistema urbano, come prescrive il PNRR, devono essere i progetti ad adeguarsi alle alberature preesistenti e non viceversa.
Tutto ciò, detto con sommesso e rispettoso spirito di magnanima comprensione della difficoltà di amministrare la cosa pubblica, ha finalità esclusivamente proattive e di pubblica conoscenza.
Bruno Vaglio (Dottore Agronomo)