NARDO' - Ieri sono stati celebrati i funerali nella sua amata cattedrale.
E così, prematuramente, è andato via Vincenzo Romano, una persona che, nella semplicità, nella mitezza e nella riservatezza, ha saputo essere punto di riferimento nei variegati ambienti e associazioni in cui ha operato, perché aveva un animo nobile e un cuore generoso.
Sì, proprio tu, Vincenzo, che non posso non indicarti sin da queste mie prime parole come uno di famiglia sia per la lunga e salda amicizia instauratasi a cominciare con mio fratello Antonio, sia per la tua disponibilità filiale verso mio zio vescovo, cui hai dedicato giornate intere nell’essergli accanto. Non da meno saldi sono stati i rapporti tra le due nostre famiglie.
I miei figli ti chiamavano «zio Vincenzo» e tu con tanta delicatezza, come ai tuoi diretti nipoti, rispondevi come tale.
Ma la tua tenerezza riservavi a tutti i bambini e a tutte le bambine, in particolar modo a coloro che seguivano il tuo programma “Tutto per voi bambini”, che su Radio Nardò Uno trasmettevi ogni sabato pomeriggio in quegli anni ’70 e ’80, ormai tanto lontani!
Raccoglievi decine di bambini e bambine negli studi e quante centinaia nell’ascolto e nella partecipazione a recitare pensieri e poesie, a rivolgere auguri e a chiedere canzoni. E tu, sorridente e buono, con le tue vallette bambine coordinavi, gioivi ed effondevi gioia e serenità in piena adesione e condivisione dei genitori.
Lo stesso entusiasmo e la stessa dedizione dedicavi ai giovani dell’Azione Cattolica della Cattedrale, di cui, poi sei stato presidente parrocchiale. Insieme a mio fratello Antonio hai da attento animatore coinvolto e vivacizzato tutta la gioventù in quella «Sala Roma» effervescente di iniziative teatrali, culturali e musicali.
In merito a ciò il parroco di allora, il compianto don Alfredo, con il suo paternamente bonario sorriso usava ripetere che tre erano le colonne laiche della parrocchia: Vincenzo, Antonio (mio fratello) e Giovanni (Potenza). Riconoscimento che la Chiesa si costruisce anche sullo spirito e sulle gambe dei laici.
In effetti ad essa donavi tutto il tuo tempo libero, riuscendo a coinvolgere i giovani, a suscitare simpatia e promuovere condivisione nelle tante iniziative e nelle tante occasioni di preghiera.
Quanti i viaggi e i pellegrinaggi sei riuscito ad organizzare!
Al di fuori della parrocchia, eri presente, in costante servizio di fede, ad offrire la tua opera nell’organizzare i grandi eventi religiosi diocesani e nel coltivare rapporti con tanti personaggi, che in quel tempo attraversavano la diocesi, come l’arcivescovo Loris Capovilla, già segretario di papa Giovanni XXIII e amico del «tuo» vescovo Antonio Rosario Mennonna.
Mentre ti muovevi con riservatezza in queste attività, esuberanti erano la tua semplicità, la tua allegria a volte giocherellona, il tuo senso dell’amicizia, la tua lealtà e, in particolare, la tua disponibilità.
Essere utile: potremmo definirlo come il tuo motto.
Per questo volesti fare esperienza amministrativa e con un buon risultato fosti eletto nel 1982 consigliere comunale della Democrazia Cristiana, tuo partito politico, e dal 1985 al 1987 assessore comunale con delega alla Polizia Urbana.
Dopo questa esperienza, ritornasti nella tua vita normale con la tua costante testimonianza di servizio di autentico spirito cristiano: lavorando presso l’ospedale di Galatina eri diventato centrale per la risoluzione di problemi di tanti ammalati. La tua generosità era proverbiale.
Nel frattempo il tuo orizzonte di servizio si ampliava e, puntando sulla tua devozione verso la Madonna, divenisti fautore dell’associazione «Hospitalitè», dedicata all’assistenza degli ammalati in pellegrinaggio a Lourdes.
Per oltre vent’anni è stata una meta di condivisione, di sostegno e di servizio.
Potrei continuare e, altresì, potrei riflettere, attraverso i ricordi, sul nostro rapporto di leale e fraterna amicizia.
Di qualcosa ho parlato con te, mentre in silenzio ti guardavo chiuso in quella fredda bara. Ed eri là, nel silenzio…tu, Vincenzo, da qualche mese in silenzio… ancora nel tuo solito riserbo, ancora schivo.
Ho visto scorrere le immagini di tanti amici e, insistentemente, le figure dei tuoi cari: dai fratelli Ninì, Teresa, Anna Maria, sempre vicini, e Giovanni e dai tuoi nipoti, di cui sei stato sempre orgoglioso, alla tua Anna, premurosa e saldamente forte, alla tua Giuseppina dalle tenere effusioni, e al tuo Lorenzo dalla profonda dedizione insieme alla sua Sara… e, sì, apparivano, anche i tuoi nipotini Andrea e Aurora, la cui tenerezza avresti voluto godere ancora.
Non è stato facile staccarmi dal tuo volto e dal tuo corpo inerme: attendevo il Vincenzo esplosivo ed attivo. Ma invano.
Ma è stato oltremodo facile condividere la intensa commozione di tanta gente in chiesa, che ha segnato il nostro ultimo saluto: la tua lieta eternità tra pascoli erbosi e acque tranquille, Vincenzo, sarà premio per la tua generosità, il tuo attaccamento familiare e la tua fede.
Mario Mennonna