NARDO' - Stamattina in un supermercato ho involontariamente ascoltato le confidenze di due amiche nel mentre facevano la spesa.
- Sai, devo fare una visita medica specialistica da tempo ma ho atteso quasi tre mesi prima di prenotare perché a casa c'erano altre spese e ho rimandato.
- E con la Asl hai provato?
- Tempi lunghi, sette mesi, troppi. Sia, rinuncio a qualcosa e pago tutto, purtroppo la mia vita è stata sempre così, prima mi vergognavo un po', adesso mi sono rassegnata, se un giorno non ho la pasta, un panino va bene lo stesso. Non siamo tutti uguali.
- Ce imu fare, è cusì, tiramu pi quanto putimu.
Avrei voluto sprofondare. Amareggiato vado in cassa con una stretta allo stomaco e mentre saldo le mie quattro cose, si palesa un cartello con la scritta "non si fa credito" come a rimarcare che in questo mondo non ci sono le stesse possibilità per tutti e che forse è anche normale che sia così.
Lasciamo stare il lavoro, lasciamo stare il reddito, lasciamo stare tutto ma la dignità della persona è un diritto inalienabile universalmente riconosciuto che ingloba tutti gli altri.
La dignità sociale è un concetto centrale nei sistemi democratici e si configura come un diritto fondamentale incomprimibile, che si fonda sull'idea che ogni individuo ha diritto a una vita dignitosa e a un'esistenza che rispetti la sua umanità e i suoi bisogni fondamentali. In questa prospettiva, la dignità sociale non può essere separata dalla possibilità di partecipare attivamente alla vita economica, sociale e culturale del proprio contesto. La realizzazione di questa dignità passa inevitabilmente attraverso il diritto al lavoro equamente retribuito, che non è solo un mezzo per il sostentamento materiale, ma un riconoscimento delle capacità e del valore di ogni individuo.
Il lavoro, infatti, non rappresenta soltanto una fonte di reddito, ma anche un elemento costitutivo della propria identità sociale, della realizzazione di sé e del proprio posto nel mondo. La dignità sociale si raggiunge quando ogni persona ha accesso a opportunità di lavoro che le permettano di sviluppare il proprio potenziale, di contribuire al bene comune e di sentirsi parte di una comunità. Questo legame tra dignità e lavoro è un elemento imprescindibile della nostra società, e il diritto al lavoro deve essere tutelato come un diritto fondamentale che non può essere messo in discussione.
Il riconoscimento di questo diritto implica anche il rispetto di condizioni di lavoro giuste e eque, il che si traduce non solo nella tutela contro lo sfruttamento, ma anche nell'ottenimento di una giusta retribuzione che permetta una vita dignitosa. La giusta retribuzione è un altro aspetto fondamentale di questo processo, in quanto solo un salario adeguato consente a un individuo di soddisfare i propri bisogni fondamentali, come l'accesso all'istruzione, alla salute, alla casa, e a una serie di diritti sociali che sono essenziali per una vita piena e soddisfacente.
L'intervento diretto delle istituzioni è quindi necessario per garantire che questi diritti vengano rispettati. Le politiche pubbliche devono promuovere l'occupazione, assicurare un salario minimo che garantisca il rispetto della dignità, e combattere la disoccupazione e le disuguaglianze sociali. Inoltre, le istituzioni hanno la responsabilità di creare un contesto economico che favorisca l'inclusione sociale e professionale, creando opportunità per tutti, in particolare per i più vulnerabili.
Un sistema che non garantisce il diritto al lavoro e una giusta retribuzione non può dirsi davvero giusto e democratico, perché non consente a tutti i membri della società di vivere con dignità e libertà. Il diritto alla dignità sociale è il fulcro di tutto e comprende tutti gli altri diritti. Non c'è dignità sociale senza il riconoscimento del valore intrinseco di ogni individuo, che passa anche attraverso il rispetto dei suoi diritti economici, professionali e lavorativi.
E di tutto questo ne sento parlare veramente poco e non percepisco la minima volontà di voler fare veramente qualcosa in merito.
Non ci sono scuse.
Le istituzioni non hanno scuse, la politica non ha scuse, entrambi hanno il dovere di intervenire direttamente a garanzia che tutti possano avere una vita dignitosa e non è assistenzialismo, è diritto, è obbligo, è dovere e soprattutto civiltà.
Marcello Cazzante