NARDO’ – La decisione di Michele Emiliano: investimenti da 300 milioni di euro per indennizzare la città dopo il ritiro della Porsche. Ma potrà farlo solo ai propri confini quindi l’espansione andrà verso la Strea dove, però, c’è la ricchezza degli approdi attrezzati e delle darsene. TrumPippi, detto anche Giuseppi, pronto ad annettere Gisaria (con la gì, come Groenlandia).
La “botta” subita dal comparto economico di Nardò a causa del ritiro degli investimenti da parte di Porsche su territorio induce la Regione Puglia a votare un emendamento d’urgenza alla legge regionale di bilancio.
300 milioni per Porto Cesareo e centinaia di ettari per Nardò: questo il “regalo” del presidente Michele Emiliano che, evidentemente, non ha dimenticato il suo piccolo amico neritino, Pippi Mellone. Entrambi sono stati a lungo la “strana coppia” della politica regionale: divisi dal credo politico ma saldati dall’unità d’intenti.
Così l’amico barese è arrivato in soccorso di Nardò non appena la Porsche ha deciso di ritirare l’investimento decennale per 450milioni di euro.
Lo ha fatto con un emendamento alla Legge regionale di bilancio votata molto velocemente nella giornata di ieri. In pochi hanno colto un passaggio all’articolo 24 tra le cui pieghe si legge che “i comuni costieri della fascia ionica che hanno ottenuto l’autonomia amministrativa dopo il 1974 e non hanno ottemperato alle varianti urbanistiche stabilite dalla Legge Galasso possono cedere porzioni di territorio in cambio di un equo indennizzo”.
Sembra una norma scritta proprio per Nardò e Porto Cesareo. In quest’ultima cittadina, infatti, l'autonomia amministrativa risale al 1975 con un referendum che sancì proprio l'allontanamento da Nardò. I piani urbanistici sono stati approvati solo di recente e urge un controllo dell’espansione edilizia a sud (a nord si è già costruito tanto). L’indennizzo della Regione alla Amministrazione della sindaca Silvia Tarantino, insomma, consisterebbe in circa 300 milioni di euro da investire in riqualificazione urbana. Tanti soldi.
Nardò annetterebbe la Strea e spingerebbe i propri confini, ora fermi alla zona di Torre Squillace, verso nord. Che cosa ci guadagna la città neritina?
Innanzitutto i preziosi giacimenti archeologici dello Scalo di Furno. Poi le darsene della Strea a la spiaggia senza dimenticare che lì si affacciano alcuni importanti ristoranti ed hotel di cui Nardò deficita. Infine l’aspetto che molti tendono a dimenticare: Nardò annetterebbe anche il depuratore di contrada Bellanova, edificato sul confine cesarino.
Il depuratore fu teatro di una aspra battaglia politica da parte di Mellone al grido di “NO alla merda di Porto Cesareo nel mare di Nardò”.
Acquisendo il depuratore e annettendolo al territorio neritino proprio Pippi Mellone, novello Donald Trump, vincerebbe finalmente anche quella battaglia, l’ennesima, perché a quel punto la merda non sarebbe più di Porto Cesareo ma anch’essa di Nardò.
Questione di forma ma anche di sostanza come canterebbero i CSI che dicono: "Voglio ciò che mi spetta. Lo voglio perché mio, m'aspetta".