NARDO' - L'emozione di Valerio Bruno per l'incontro con Bergoglio. Era il marzo 2022 quando il musicista degli Après La Classe, che da anni affianca anche Raf e Tozzi nel loro tour mondiale, ricevette una chiamata dalla Santa Sede. Stava per coronarsi un sogno coltivato da tanto tempo.
Il basso “Angelino”, per il suo nome celestiale, ha incuriosito papa Francesco. Che lo ha fatto diventare, così, il primo strumento musicale di questo genere benedetto da un pontefice. Valerio “Combass” Bruno, musicista leccese, quando ha ricevuto la chiamata dalla Santa Sede ha sentito che stava per coronarsi un sogno coltivato da tanto tempo.
Sì, avevo chiesto di poter incontrare il Santo Padre circa un mese prima, scrivendo una semplice lettera. Quando sono stato chiamato dalla sua segreteria dopo così poco tempo dalla mia richiesta mi è sembrato di sognare. L’ho visto arrivare ed entrare da solo nella stanza della residenza in Santa Marta, dove lo attendevo. E da solo è andato via. Un gigante”.
Valerio Bruno, 38 anni compiuti qualche giorno fa (siamo nel 2022. NDR) è un elemento imprescindibile degli Après La Classe ma da quattro anni affianca anche Raf e Tozzi in un tour mondiale al quale mancano solo quattro tappe. Il suo programma artistico e di vita è un vortice di impegni anche con l’orchestra della Notte della Taranta con cui collabora da tempo. E poi un nuovo ciclo di concerti, due impegni importantissimi all’estero, un singolo in arrivo in primavera e la docenza. E il Papa.
“Sì, sono profondamente credente – spiega il musicista – ed ero certo che Francesco, del quale sono accesissimo fan, avrebbe irrobustito ancora di più la mia fede. Il suo esempio farà di me il suo testimone sui palcoscenici e con le bande e gli artisti che frequenterò. Far conoscere la sua figura, autorevole ma anche paterna, sarà il mio compito. Perché da lui ho imparato il significato di parole come dialogo e vicinanza”.
Ma che cosa la ha colpita di più di Francesco?
“La sua immensa umiltà – spiega “Combass” – e il fatto di aver dedicato a me, che ero per lui un illustre sconosciuto, ben mezz’ora della sua giornata. Dopo un po’, dopo aver parlato con lui alcuni minuti, sembrava tutto normale. Lui un nonno ed io il nipote. Ci siamo confrontati veramente su tanti argomenti, lui ha voluto sapere tutto di me. Del mio mestiere, della mia famiglia, della mia situazione personale. Si è persino scusato per non avere ancora altro tempo disponibile. Eppure, dopo solo un’ora, avrebbe dovuto affrontare una questione internazionale come la guerra in Ucraina”.
Esce dall’incontro con papa Bergoglio cambiato dentro?
“La disponibilità nei confronti del prossimo, la “normalità” con cui ha parlato con me di tante cose mi indica una strada. Mi dice che il papa è una nota di speranza per l’Umanità e che non bisogna sentirsi supereroi ma credere profondamente in ciò che si sta facendo. Vorrei che andasse avanti nella sua missione e mi ha fatto fare un bagno di umiltà. Vorrei far conoscere la sua figura, anche attraverso questo incontro, nell’ambiente dei musicisti che frequento in giro per il mondo. Dialogo e vicinanza, mi ripeto, sono le parole chiave. Sento ora di avere una missione e voglio dare di più. Magari anche con un evento musicale benefico che concretizzi il senso di questo incontro”.
Ci parli anche di “Angelino”
“Mi ha chiesto lui del mio basso, inseparabile compagno di lavoro. Gli ho spiegato che si chiama così perché proviene da Los Angeles. Così Sua Santità mi ha fatto tante domande, anche a trabocchetto. Per esempio, quante lingue si parlano nella città Californiana. Ben 42 ma io non lo sapevo. Da lì abbiamo parlato della multiculturalità delle nostre città, della situazione demografica, della situazione delle nascite e dei giovani d’oggi che hanno bisogno di guida morale e motivazioni. Ecco perché oggi mi sento un testimone delle parole del Papa: potrò dialogare con i giovani avendone gli strumenti”.
Ed uno di questi sarà proprio il basso “Angelino” che, per dopo la benedizione papale Combass Bruno ha ribattezzato Jorge Angelino e che si affiancherà all’altro basso.
Che, guarda un po’, si chiama da tempo “Karol”.